Un vulcano in Alaska accelerò il declino degli antichi imperi

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Da uno studio condotto anche dall’università di Berna risulta che una gigantesca eruzione contribuì al declino della Repubblica Romana dopo la morte di Cesare e alla fine dell’impero egizio di Cleopatra

Un vulcano in Alaska accelerò il declino degli antichi imperi
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Una gigantesca eruzione vulcanica in Alaska ha contribuito al declino della Repubblica Romana dopo la morte di Cesare e alla fine dell’impero egizio Tolemaico di Cleopatra. È quanto risulta da uno studio scientifico con la partecipazione dell’Università di Berna, pubblicato sulla rivista dell’Accademia Americana delle Scienze (Pnas).

Gli storici hanno a lungo sospettato che dietro un brusco e disastroso cambiamento climatico ci fosse un’eruzione vulcanica. Ma finora non era stato possibile determinare dove e quando l’eruzione avesse avuto luogo, riferisce una nota odierna dell’ateneo bernese.

La risposta è giunta dalle carote di ghiaccio provenienti dalla Groenlandia e dalla Russia, in cui i ricercatori hanno scoperto uno strato ben conservato di cenere vulcanica finissima. L’analisi geochimica di sei carote ha poi dimostrano che le ceneri appartengono al vulcano Okmok, sulle isole Aleutine al largo dell’Alaska, che ebbe una grande eruzione nel 43 a.C..

Oltre a lasciare un cratere di 10 chilometri di diametro, l’esplosione proiettò gas sulfurei e ceneri fino ad oltre 30 chilometri di quota nell’atmosfera, dove minuscole goccioline di acido solforico rimasero per più di due anni, causando uno dei periodi più freddi dell’emisfero nord degli ultimi 2500 anni.

Nel periodo intorno alla morte di Giulio Cesare, nel 44 a.C., fonti storiche riferiscono di un freddo insolito che ha portato a pessimi raccolti, carestie, epidemie e disordini nella regione mediterranea. Le conseguenze del clima hanno così contribuito non solo alla caduta dell’antica Roma, ma anche alla caduta del regno tolemaico in Egitto.

Nell’emisfero nord, la temperatura media in estate e in autunno del 43 e 42 a.C. è stata di 3 gradi Celsius e forse fino a 7 gradi più fredda del normale. In tutta l’Europa meridionale non solo faceva freddo, ma era anche umido; e di conseguenza, i raccolti molto scarsi. Secondo i calcoli degli scienziati bernesi, le precipitazioni estive sono state tra il 50 e il 120% superiori al normale e in autunno ha addirittura piovuto quattro volte di più del solito.

Le conseguenze dell’eruzione vulcanica per l’Africa orientale sono state ben diverse. Il monsone estivo si è spostato a sud, e in Egitto l’annuale inondazione estiva del Nilo non c’è stata per niente, con effetti devastanti sulla produzione di grano. Fonti storiche riferiscono anche di carenze alimentari e carestie.

I ricercatori ammettono che non è stata solo l’eruzione di Okmok a portare alla caduta degli antichi imperi nella regione del Mediterraneo, ma tutta una serie di fattori. Tuttavia, l’eruzione vulcanica in Alaska e i cambiamenti ambientali che ha causato sono stati «fattori di stress aggiuntivi».

«Questo mostra quanto il mondo fosse già ‘intrecciato’ più di 2000 anni fa», sottolinea il capo del gruppo di ricerca internazionale, Joe McConnell del Desert Research Institute di Reno (USA).

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