Paul McCartney fa da sé e fa per tre

Recensione

Terzo album da solista per l’ex Beatles che accompagna gli ascoltatori nel privato di un genio della musica

Paul McCartney fa da sé e fa per tre
Paul McCartney, 78 anni.

Paul McCartney fa da sé e fa per tre

Paul McCartney, 78 anni.

Come era già accaduto due volte in passato, Paul McCartney torna a fare tutto da sé e pubblica un terzo disco a suo nome, sottolineando la continuità con il suo esordio solistico del 1970 e con il bis concesso nel 1980. Nel primo caso si trattava di dire addio ai Beatles per lanciarsi in una carriera davvero solitaria, nel secondo di salutare i Wings e riprendersi dopo un periodo di detenzione in Giappone. McCartney 3 è, invece, figlio del lockdown, anzi, del «rockdown»: impensabile che un uomo che vive di musica fin dalla più tenera età si lasciasse fermare dalla pandemia.
Come un artigiano, si è messo al lavoro nel suo studio casalingo e si è ritrovato con un pugno di canzoni per le mani, con una buona dose di sperimentazione, come già era accaduto nei primi due capitoli. Non ci sono pezzi estremi, ma l’iniziale Long tailed winter bird ci ricorda che non stiamo per ascoltare un semplice disco di canzoni pop. Il primo brano vero e proprio è Find my way e qui si potrebbe subito aprire una parentesi sulla voce di Paul, che risente dell’età e degli strapazzi di più di 60 anni d’usura: il ragazzo è un settantottenne, dobbiamo farcene una ragione. Pretty boys è una ballata acustica che si elettrifica gentilmente pian piano. Women and wives potrebbe appartenere a un album dei Blur, mentre Lavatory Lil è un rock alla Faces. Deep deep feeling è sperimentale, ma non troppo, giocata sulle percussioni. Slidin’ è un altro brano dai sussulti hard. The kiss of Venus è un’altra delizia acustica, in falsetto. Seize the day è una canzone da singolo, con echi beatlesiani sempre graditi. Deep down è un brano d’atmosfera con suoni vintage. Gran finale con il medley di Winter bird che riprende il primo brano per lasciare poi spazio alla deliziosa When winter comes, che risale al passato, co-prodotta dal compianto George Martin. Un nuovo viaggio nel privato di un genio della musica premiato con un primo posto nelle classifiche inglesi che non arrivava da trent’anni.

Copertina del disco «McCartney III» (Capitol Records, 2020).
Copertina del disco «McCartney III» (Capitol Records, 2020).

Recensione apparsa su ExtraSette n. 53, 2020

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