A livello fiscale la Svizzera resta competitiva

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Dopo anni di stagnazione, in media il tasso d’imposizione è sceso di due punti percentuali, passando dal 17,1% al 15,1% - Sul piano internazionale, i cantoni elvetici reggono il paragone con Irlanda, Liechtenstein e Cipro, e offrono alle aziende condizioni ormai migliori rispetto a mercati asiatici come Hong Kong e Singapore

A livello fiscale la Svizzera resta competitiva
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La competitività della piazza elvetica a livello fiscale resta buona. Grazie all’attuazione della riforma in materia, il tasso d’imposizione delle imprese l’anno scorso si è ridotto, ben posizionando la Svizzera sul piano internazionale.

Dopo anni di stagnazione, in media il tasso è sceso di due punti percentuali, passando dal 17,1% al 15,1%, sottolinea nello «Swiss Tax Report 2020» divulgato oggi la società di consulenza KPMG. Lo studio paragona 130 Paesi, fra cui la Confederazione e i suoi 26 cantoni.

La riforma ha per esempio fatto diminuire il tasso a Ginevra dal 24% al 14%. Il Ticino, poco sotto il 19,2%, si trova sopra la media nazionale e insegue solo Vallese, Berna e Zurigo, tutti sopra il 21%. Con il suo 11,9%, Zugo è invece il cantone più vantaggioso sotto questo punto di vista, davanti a Lucerna (12,3%) e Glarona (12,4%), mentre i Grigioni sono al 14,7%.

Il Ticino però è uno dei cantoni in cui si profila all’orizzonte, entro il 2025, uno dei più sensibili cali delle imposte (-3,3%). La riduzione dovrebbe essere ancora più accentuata per Vallese (-4,8%) e Basilea Campagna (-4,5%).

Nel 2007, quando KPMG ha lanciato la prima edizione della sua ricerca, il tasso d’imposizione elvetico si aggirava attorno al 20%. In ogni caso, ciò non basta a garantire l’attrattiva fiscale di uno Stato sul lungo periodo. Altri fattori entrano in gioco, senza dimenticare come novità a livello globale - come il progetto BEPS ideato dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico e dal G20 - puntano a lottare contro l’evasione tassando i profitti laddove vengono generati.

Per KPMG, questo «cambio di paradigma» promette di sconvolgere la situazione. La crisi del coronavirus rischia inoltre di aumentare la competizione, con nazioni fortemente indebitate che si batteranno per i propri gettiti fiscali.

Sul piano internazionale, i cantoni svizzeri più vantaggiosi reggono il paragone con Irlanda, Liechtenstein e Cipro, tutti al 12,5%, e offrono alle aziende condizioni ormai migliori rispetto a mercati asiatici come Hong Kong (16,5%) e Singapore (17%). A livello europeo, Malta (35%), Germania (30%) e Francia (28%) sono i Paesi più esigenti.

La Svizzera è battuta dal Qatar, che ha un tasso del 10%. Fuori classifica paradisi fiscali come Bahamas, Bahrain, Bermuda e Isole Cayman, che non prevedono la minima imposta per le aziende.

Per quel che concerne la tassazione dei privati con redditi elevati, il canton Zugo (22,4%) entra nella top ten europea, guidata da Stati dell’est come Bulgaria (10%), Romania (10%) e Ungheria (15%). La media svizzera è del 33,8%: il meno accomodante è Ginevra (44,7%), con il Ticino (40,1%) pure fra i più esigenti.

Nordici come la Svezia (57,2%) e la Danimarca (55,9%) hanno le imposte più alte del continente. Su scala mondiale, potenze come Giappone (46%), Cina (45%) e Stati Uniti (37%) si situano in una fascia piuttosto alta.

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