Allarme degli operatori immobiliari: «Lo sfitto è salito a livelli mai visti»

Assemblea Catef

Preoccupa il numero di abitazioni vuote, che in Ticino ha raggiunto quota 6.600 e danneggia tutto il mercato - Gianluigi Piazzini: «Con la popolazione che non aumenta e i tassi negativi la situazione è destinata a peggiorare»

Allarme degli operatori immobiliari: «Lo sfitto è salito a livelli mai visti»
Gianluigi Piazzini e Renata Galfetti hanno spiegato che a provocare l’eccesso di costruzioni giocano diversi fattori. ©CDT/Chiara Zocchetti

Allarme degli operatori immobiliari: «Lo sfitto è salito a livelli mai visti»

Gianluigi Piazzini e Renata Galfetti hanno spiegato che a provocare l’eccesso di costruzioni giocano diversi fattori. ©CDT/Chiara Zocchetti

«Sapevamo che il mercato stava rallentando e ora lo si vede chiaramente. E per il futuro non prevediamo miglioramenti». Gianluigi Piazzini, presidente della Catef, la Camera Ticinese dell'economia fondiaria, ieri ha tracciato un quadro preoccupante del settore immobiliare. In mattinata, nel corso della conferenza stampa che ha preceduto l’Assemblea annuale tenutasi nel pomeriggio, ha chiarito che sul mercato giocano troppi fattori negativi.

«Il problema principale del mercato ticinese - ha sottolineato - è lo sfitto, che ormai ha raggiunto quota 6.639 abitazioni. Noi pensiamo che, visto che la statistica non riesce a rilevare tutti gli appartamenti sul mercato, in realtà abbiamo già superato le 7 mila unità, e per fine anno prevediamo un livello di 7.200 abitazioni. Per la fine del prossimo anno dovremmo salire a quota 7.800-8.000, visto che la popolazione residente diminuisce ancora e diversi cantieri sono ancora aperti. Prevediamo un ritorno del mercato all’equilibrio solo nel 2025».

Prospettive fosche

Queste prospettive lasciano purtroppo poco spazio all’ottimismo, ha spiegato Piazzini, dato che troppi fattori giocano contro il mercato immobiliare. Per esempio il fatto che la popolazione non cresce più (e anzi, diminuisce); il rapporto fra costo e rendimento del capitale, che spinge gli istituzionali a investire ancora nel mattone; i tassi negativi e la crescita boccheggiante del Paese.

Il settore pesa per il 17% del PIL

Insomma, una situazione non facile per un settore, ha sottolineato Piazzini, che rimane importantissimo per il cantone, visto che rappresenta il 17% del PIL. «Spesso di parla molto di altri settori, dimenticando spesso il peso dell’immobiliare. È un po’ un peccato. Inoltre tutte le grandi crisi investono anche l’immobiliare. Basti pensare al fenomeno dei subprime. E di conseguenza, per risollevare l’economia, si stampa sempre più moneta, sfalsando tutti i valori. Fatto sta, che ora siamo confrontati con un livello di sfitto che io non ho mai visto. E ci sono ancora molti cantieri che sforneranno nuove abitazioni».

Dal canto suo Renata Galfetti, segretaria cantonale della Catef, ha mostrato i dati sullo sfitto nelle varie regioni ticinesi, sottolineando che i grandi centri sono molto colpiti, e che la situazione difficilmente migliorerà, visto che anche i comuni vicini si confrontano con lo stesso problema. Per esempio Locarno, ha uno sfitto del 3,59% (media ticinese del 2,71%), e Minusio del 3,28%, Orselina del 3,32%, Tenero-Contra del 3,55%.

Due miliardi immobilizzati

Gianluigi Piazzini, cercando di valutare il capitale immobilizzato che non produce rendimenti, ha notato che si tratta di circa 2 miliardi di franchi, che dovrebbero generare ogni anno 100 milioni di affitti. E anche a livello di superfici i dati sono impressionanti, con oltre mezzo milione di metri quadrati vuoti. Se poi si pensa quante persone ci vorrebbero per occupare queste abitazioni, si arriverebbe a 15.400 persone. Ossia una città come Locarno.

«E a questo punto - ha sottolineato Piazzini - c’è anche il pericolo di un aumento dei tassi, che se arrivassero di nuovo al 3% provocherebbero grandi problemi a chi ha investito».

Il ruolo degli istituzionali

Ma i giochi in questo momento lo conducono gli istituzionali, che continuano a costruire anche se sanno che faranno fatica a trovare inquilini. Ma non hanno scelta, visti i tassi negativi. «Alcuni istituzionali - ha spiegato Piazzini - dispongono anche 30-35 miliardi di fondi da investire, e quando lo fanno impiegano anche 150 milione in una sola operazione».

Renata Galfetti ha poi sottolineato l’anomalia ticinese, visto che il nostro è il cantone con più sfitto, ma dove si costruisce ancora di più rispetto al resto della Svizzera. Una tendenza che non lascia ben sperare per il futuro del settore immobiliare.

Il virus come acceleratore

E su tutto questo, la pandemia ha giocato il ruolo di «acceleratore». Con l’aggiunta che nel periodo del lockdown ci sono stati molti inquilini, fra cui negozi e ristoranti, che hanno avuto problemi nel pagare le locazioni. In questi casi, ha spiegato Renata Galfetti, la Catef ha sempre consigliato ai propri membri di andare incontro, quando possibile, alle richieste degli inquilini. E spesso le locazioni sono state ridotte, per i mesi di chiusura, anche del 50%. «Un atto che speriamo abbia favorito le buone relazioni fra proprietari e inquilini», ha notato Renata Galfetti.

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