Anno impegnativo per il garante delle banche svizzere

Economia

Ad aumentare la mole di lavoro per l’ombudsman è stata in particolare l’attuazione della Legge sui servizi finanziari entrata in vigore a gennaio

Anno impegnativo per il garante delle banche svizzere
CDT/Gabriele Putzu

Anno impegnativo per il garante delle banche svizzere

CDT/Gabriele Putzu

È stato un 2019 impegnativo sotto diversi punti di vista per l’ombudsman delle banche svizzere Marco Franchetti. Ad aumentare la mole di lavoro per il mediatore è stata in particolare l’attuazione della Legge sui servizi finanziari (LSerFi), entrata poi in vigore nel 2020.

Lo scorso anno sono stati trattati 2’013 casi, circa il 5% in più rispetto al 2018, ha indicato oggi l’ombudsman in conferenza stampa, presentando il suo rapporto annuale. In totale sono state circa 1300 le richieste presentate oralmente e oltre 700 i dossier forniti in forma scritta, ha precisato, aggiungendo che tali reclami riguardavano principalmente spese e commissioni bancarie.

Sull’insieme delle richieste, il 37% proveniva dall’estero - in particolare da Francia e Germania - e nella maggior parte dei casi la somma in questione non superava i 100’000 franchi, ha spiegato oggi Franchetti.

Nell’85% dei casi le controversie sono state chiarite nell’arco di tre mesi: le banche in questo ambito hanno accettato nella misura del 94% le proposte di risoluzione formulate del mediatore.

Nel corso del 2019 sono pervenute 468 nuove domande concernenti la ricerca di averi senza contatto e non rivendicati, si legge in un comunicato stampa odierno dell’ombudsman delle banche svizzere. È stato possibile rendere accessibili agli aventi diritto 41 relazioni bancarie, con valori per un importo complessivo di 7,5 milioni di franchi, e il contenuto di cinque cassette di sicurezza.

Covid-19 truffe con le carte di credito

Riguardo all’attuale situazione provocata dalla pandemia di coronavirus, Franchetti ha invitato alla prudenza i detentori di carte di credito con il metodo di pagamento «senza contatto». Per facilitare tale pratica, il limite di spesa senza la necessità di introdurre il codice è passato da 40 a 80 franchi.

Ciò ha portato a un aumento delle frodi con carte rubate. L’ombudsman ha ricordato che chi emette le carte di credito - in particolare le banche - non può essere ritenuto responsabile dei montanti sottratti. «È un po’ come se uno perdesse denaro contante», ha ribadito.

Due controversie frequenti

Nel corso della conferenza stampa, l’ombudsman ha tenuto a sottolineare i due tipi di controversia più frequenti: le ipoteche e in particolare l’insoddisfazione dei clienti quando i mandati di gestione portano a prestazioni insufficienti o a perdite di capitale.

I clienti, ha avvisato il mediatore, si lamentano regolarmente presso l’ombudsman dell’insufficienza dei risultati degli investimenti o addirittura delle perdite da essi derivanti. Tuttavia, il rischio di investimento è a carico del cliente e una banca non risponde automaticamente per un determinato risultato a meno che ciò non sia stato concordato in precedenza, ha ricordato Franchetti.

La seconda questione riguarda invece la controversa ripercussione sui clienti dei tassi di reinvestimento negativi nel calcolo delle penali fatturate loro in caso di rimborso anticipato di ipoteche a tasso fisso. Il mediatore ha precisato che una sentenza del Tribunale cantonale zurighese, nell’agosto 2019, ha dato ragione al cliente, confermando la giurisprudenza finora nota relativamente a questa problematica.

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