ASIB: «Ci vuole un contratto collettivo più forte»

piazza finanziaria

Secondo l’associazione svizzera degli impiegati di banca bisogna lavorare per sviluppare delle condizioni quadro che favoriscano l’impiegabilità dei collaboratori al di là delle situazioni di crisi

 ASIB: «Ci vuole un contratto collettivo più forte»
©cdt/gabriele putzu

ASIB: «Ci vuole un contratto collettivo più forte»

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Importanza del partenariato sociale, evoluzione della piazza finanziaria e nuove forme di lavoro sono state al centro della 103. assemblea nazionale dell’Associazione svizzera degli impiegati di banca (ASIB), che si è tenuta ieri in presenza al LAC. Nel suo saluto iniziale, il presidente della sezione locale, Matteo Gianini, ha sottolineato l’importanza di riunirsi a Lugano, nel cuore della piazza finanziaria ticinese, dove negli ultimi anni ASIB ha sostenuto migliaia di collaboratrici e collaboratori confrontati con la perdita del posto di lavoro e la difficoltà di trovare un altro impiego. I lavori sono stati diretti dal presidente nazionale, Michael von Felten, insieme alle due neo co-direttrici, Anne-Wienke Palm e Natalia Ferrara, già responsabile regionale dell’associazione.

Con la partecipazione dei ricercatori della Fachhochschule Nordwestschweiz, i delegati si sono confrontati sulle linee guida da seguire in vista delle prossime negoziazioni del contratto collettivo del settore, che verrà rinnovato nel 2022. L’avvocato Ferrara ha sottolineato come le ristrutturazioni nel settore siano ormai una costante. «Diventa sempre più impellente lavorare all’impiegabilità dei dipendenti e alla possibilità di riqualificarsi. Il contratto collettivo attuale , che non è di forza obbligatoria, dev’essere rafforzato in diversi ambiti, affinché il personale non paghi solo le rivoluzioni del settore senza beneficiare dei risultati straordinari, come è stato il caso in questo periodo di pandemia». Così anche il presidente, Michael von Felten, che a chiare lettere ha affermato che ASIB continua a credere nel partenariato sociale, nella risoluzione dei problemi insieme alle commissioni del personale e ai datori di lavoro, «ma senza dare nulla per scontato e, anzi, rafforzando la collaborazione anche su temi centrali quali il finanziamento e l’accesso agli istituti per entrare in contatto diretto con le collaboratrici e i collaboratori». I delegati presenti hanno condiviso i risultati di un sondaggio promosso a inizio anno, a cui hanno partecipato oltre 5.000 persone. Ne è emerso che il contratto collettivo vigente dev’essere rafforzato su più aspetti, in particolare riguardo all’impiegabilità dei dipendenti (anche a fronte dell’età pensionabile che tende ad aumentare), alle nuove forme di lavoro (come flessibilità e home office) ma anche nell’ambito della politica salariale (bonus e assegni familiari sono due aspetti tuttora critici) e della parità di genere. Infine, la direzione generale elaborerà misure concrete per la delegazione che condurrà i negoziati, con l’obiettivo di siglare entro giugno del 2022 un contratto collettivo di lavoro più articolato e adeguato all’evolversi del mercato del lavoro.

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