Banche ticinesi: l’accesso al mercato italiano è tutto in salita

Lugano

All’assemblea dell’ABT sottolineata l’importanza per la nostra piazza finanziaria di ricostruire un dialogo con Roma - Ottimismo sul futuro dei temi ambientali: secondo uno studio della Supsi molte buone pratiche sono già messe in atto

Banche ticinesi: l’accesso al mercato italiano è tutto in salita
Da sinistra Jörg Gasser, Franco Citterio, Jenny Assi, Alberto Petruzzella, Daniela Stoffel, Rocco Cattaneo e Pietro Bernaschina. ©ti-press

Banche ticinesi: l’accesso al mercato italiano è tutto in salita

Da sinistra Jörg Gasser, Franco Citterio, Jenny Assi, Alberto Petruzzella, Daniela Stoffel, Rocco Cattaneo e Pietro Bernaschina. ©ti-press

Un’agenda ricca di temi rilevanti ed attuali ha caratterizzato l’assemblea annuale dell’Associazione Bancaria Ticinese (ABT), svoltasi al LAC di Lugano. Il presidente Alberto Petruzzellaha ricordato il ruolo delle banche ticinesi durante la pandemia, il superamento del tabù del lavoro da casa e i 12.000 crediti erogati alle imprese. Ma i toni più alti hanno riguardato il mancato accesso al mercato italiano dopo gli adempimenti, se non i cedimenti, della Svizzera, ripagati con le mosse sempre più rigide da parte di procure ed autorità fiscali della penisola. «Una presa in giro» ha detto, dopo una road-map formalmente siglata e dopo l’entrata in vigore dello scambio automatico di informazioni e l’accordo sui frontalieri. Il tema è stato ripreso da Jörg Gasser, CEO di Swissbanking e da Daniela Stoffel, segretaria di Stato per le questioni finanziarie internazionali. Per Gasser la rottura intervenuta nelle relazioni con Bruxelles condiziona i rapporti con Roma, ma il tema rimane all’ordine del giorno. Anche per Stoffel le trattative continuano, con una sua visita in Italia prevista già la prossima settimana, ma il continuo mutare delle controparti governative non facilita le relazioni. Se con il Regno Unito il rapporto bilaterale è stato fruttuoso e può rappresentare un modello importante, visto che Svizzera e UK sono fra le principali piazze finanziarie mondiali, con Roma il dialogo va ricostituito. Ad esempio, con la strategia dei piccoli passi, la Finma e la sua controparte italiana CONSOB, potrebbero considerare una forma di succursale «light» per consentire l’operatività ai nostri istituti finanziari. Anche la diplomazia va sensibilizzata, tuttavia resta il fatto che il sistema bancario italiano è autarchico e teme la penetrazione di attori efficienti con prodotti validi. Secondo Rocco Cattaneo, presidente della Deputazione ticinese alle Camere federali, un modo per riaccendere la questione anche per la politica di Berna è quello di puntare sulle conseguenze che l’accordo, siglato oppure negato, può avere sul mercato del lavoro ticinese in ambito bancario e non solo.

Gli altri capitoli

Altri temi istituzionali sono stati affrontati, ad iniziare dal progetto di tassa minima globale OCSE del 15% per le imprese. Daniela Stoffel ha paventato conseguenze negative per le aziende svizzere: questioni normative per il travaso da competenze cantonali a federali in campo fiscale, necessità di compensazioni, richiesta di esenzioni per chi, ad esempio, promuove l’innovazione e, comunque, tempi di adempimento che mal si conciliano con quelli del sistema politico democratico svizzero.

Il tema verde

Sotto i riflettori dell’evento pure il tema della sostenibilità ambientale, sociale e di governance, nota come ESG, che il sistema bancario sviluppa sia negli investimenti che propone alla clientela, sia nelle scelte strutturali interne. È stato presentato al riguardo uno studio realizzato da Jenni Assi e Caterina Carletti, ricercatrici della Supsi, con il contributo di Swiss Sustainable Finance. L’analisi mette in luce molte buone pratiche che gli istituti ticinesi già mettono in atto, dotandosi ad esempio di figure professionali specifiche, formando consulenti in ottica ESG, nella flessibilità sul luogo di lavoro e l’inclusione, nella partecipazione ad attività di volontariato e nel sostegno a varie attività non istituzionali. Molti pubblicano rapporti di sostenibilità ma l’ambito della comunicazione andrebbe migliorato.

Petruzzella, pur riconoscendo il ruolo della sostenibilità ed i margini di miglioramento che ancora si aprono, sia in termini di prodotti «verdi», i cui standard internazionali vanno peraltro chiaramente definiti, ha richiamato l’attenzione sul non cedere ad effetti-moda ed euforie, adottando soluzioni precipitose, come ad esempio in tema di mobilità, visto che, comunque, auto a benzina e diesel, camion ed impianti tradizionali non possono sparire in breve tempo. Quanto alla proposta di investimenti ecologi, ha anche considerato come il denaro sia sempre del cliente, che sceglie anche in base al rendimento, alla trasparenza ed al risultato «davvero ecologico» della sua eventuale scelta. Su tale linea ha anche citato la prossima votazione sui redditi finanziari per «non spremere troppo la gallina dalle uova d’oro», inducendola a scegliere altri lidi, invitando piuttosto a rivedere il sistema fiscale del Cantone, portandolo se non nelle posizioni di testa, quanto meno a toglierlo dagli ultimi posti della classifica nazionale.

La questione energetica

Intervenendo durante l’assemblea sulla questione sostenibilità, Rocco Cattaneo ha indicato come il suo punto centrale sia costituito piuttosto dal tema energetico. Per l’imprenditore e politico il rischio energetico che oggi ci troviamo ad affrontare è superiore a quello terroristico, sanitario e della cybercriminalità. L’abbandono del nucleare e, in prospettiva, delle fonti fossili, richiederebbe un raddoppio di attività delle centrali idroelettriche, oppure tecnologie di stoccaggio dell’energia eolica e solare, combinata con soluzioni che ancora sono in fase di studio preliminare. Il tutto con l’esigenza di investimenti enormi e con la spada di Damocle di possibili blackout, in uno scenario in cui siamo già per il 60% dipendenti all’estero.

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