Cioccolato svizzero: si produce di meno e si importa di più

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Il consumo pro capite si è attestato al di sotto dei 10 chili (9,9 kg): è la prima volta dal 1982

Cioccolato svizzero: si produce di meno e si importa di più
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In Svizzera nel 2020 si è registrato un calo superiore al 10% sul fronte della produzione di cioccolato rispetto all’anno precedente e il consumo pro capite è sceso ai più bassi livelli da 40 anni, comunica Chocosuisse. Il fatturato complessivo del settore ha riportato una flessione del 14,5%. Parallelamente, è aumentato il volume di cioccolato d’importazione. Oltre alla chiusura di una fabbrica, il 2020 ha segnato un calo del numero di addetti al settore pari al 4,8%.

Il volume di cioccolato prodotto in suolo svizzero ha subito un pesante calo nel 2020, con un ammanco di circa 20.000 tonnellate, attestandosi a circa 180.000 tonnellate totali. Il fatturato complessivo del settore ha riportato una flessione di 260 milioni di franchi, chiudendo a 1,53 miliardi. L’andamento negativo interessa sia la produzione nazionale che le esportazioni; contestualmente, il consumo pro capite è precipitato a livelli mai più visti da quarant’anni a questa parte.

Esportazioni sempre in negativo

Il mercato delle esportazioni ha subito contrazioni nel corso del 2020 in tutte le categorie di prodotti, con un volume in perdita dell’11,5% e fermo a 126 000 tonnellate. Il relativo calo del fatturato realizzato è stato pari al 13,9%. Con una quota del 70%, le esportazioni continuano a costituire il principale canale di vendita dell’industria cioccolatiera svizzera.

I consumi pro capite crollano, boom delle importazioni

Sul mercato nazionale, il 2020 ha visto un miglioramento rispetto all’esercizio precedente solo sul fronte dei semilavorati, come ad esempio la massa di cioccolato, acquistata da pasticcerie e confetterie. Tutte le altre categorie di prodotti hanno riportato pesanti flessioni: il volume di cioccolato svizzero venduto in suolo elvetico ha registrato un calo del 6,9% e del 15,1% per quanto riguarda il relativo fatturato realizzato. Il consumo svizzero pro capite si è attestato al di sotto dei 10 kg (9,9 kg) per la prima volta dal 1982 - una situazione che ha gravato sul cioccolato prodotto in Svizzera, in quanto il volume del cioccolato estero d’importazione nel 2020 è invece contestualmente aumentato (+1,8%). La quota delle importazioni è così salita dal 41 al 43%.

Calo del numero di addetti

Dopo la chiusura di una fabbrica di cioccolato nel 2017 a causa del trasferimento della produzione in Francia, nel 2020 anche un’altra fabbrica è stata costretta a chiudere i battenti per sempre. Restano dunque attualmente solo 16 fabbriche di cioccolato attive in suolo svizzero. Sempre nel 2020, il settore ha inoltre registrato un calo del numero di addetti pari al 4,8%.

Quadro politico critico

Il nuovo anno 2021 si è aperto sempre all’insegna di sfide persistenti. Nel mese di gennaio, le esportazioni sono calate del 15,3% rispetto all’esercizio precedente, con parallelo incremento delle importazioni di cioccolato esterno (+5,4%), un andamento favorito dalla politica asimmetrica di protezione doganale imposta sulle materie prime e sui prodotti trasformati: alcune materie prime in Svizzera costano infatti il doppio rispetto all’estero.

I meccanismi di compensazione sortiscono effetti solo in misura limitata. La fissazione di un dazio minimo per lo zucchero avanzata dai produttori di zucchero minaccia un rincaro supplementare delle materie prime; di conseguenza, la competitività della Svizzera come Paese produttore ne risulta ulteriormente indebolita. Chocosuisse esorta dunque le autorità politiche ad abolire le suddette misure protezionistiche.

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