Credit Suisse messa in stato d’accusa

giustizia

Secondo il Ministero pubblico della Confederazione, l’istituto bancario non avrebbe preso tutte le precauzioni necessarie per evitare il riciclaggio di denaro ad opera di un’organizzazione criminale bulgara

Credit Suisse messa in stato d’accusa
© Keystone/Walter Bieri

Credit Suisse messa in stato d’accusa

© Keystone/Walter Bieri

(Aggiornato alle 16.13) Il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha messo in stato d’accusa Credit Suisse in un caso di traffico di stupefacenti e riciclaggio di denaro commessi da un’organizzazione criminale bulgara. La grande banca è accusata di non aver preso tutte le precauzioni necessarie.

Il MPC ha depositato l’atto d’accusa al Tribunale penale federale (TPF) al termine di una ampia inchiesta sugli affari in Svizzera di una vasta organizzazione criminale con sede in Bulgaria, si legge in un comunicato odierno. La quantità di denaro riciclata era grande, poiché proveniente proprio dalla vendita di stupefacenti.

Credit Suisse è accusata di non aver preso tutte le misure ritenute ragionevoli e necessarie per impedire il riciclaggio dei valori patrimoniali sotto il controllo di questa organizzazione criminale. Rinviati al TPF anche un ex gestore patrimoniale dell’istituto e due membri del gruppo malavitoso.

Credit Suisse respinge le accuse

In una presa di posizione Credit Suisse, prendendo atto della decisione del MPC, ha respinto le accuse. Il grande istituto ha annunciato che difenderà le sue ragioni.

La banca sottolinea come in tutti gli anni di indagine diversi capi d’accusa siano caduti e altri passati in prescrizione. Anche accuse nei confronti di un dipendente sono cadute, mentre un collaboratore si dovrà presentare davanti al tribunale. Il tutto, senza motivi e contenuti, scrive Credit Suisse.

In un procedimento di questo genere, oltre a una sottrazione di utili il MPC può chiedere fino a 5 milioni di franchi di multa.

Struttura gerarchica

La rete criminale, «gerarchizzata e strutturata», è stata sviluppata e diretta dall’inizio degli anni 2000 fino almeno al 2012 da un lottatore bulgaro, rende noto il MPC.

In questo periodo il protagonista, già condannato a pesanti pene, ha organizzato l’importazione di diverse decine di migliaia di tonnellate di cocaina dal Sud America all’Europa. Il frutto della vendita degli stupefacenti veniva depositato in Svizzera, inserendolo nel circuito economico legale. Le indagini sul caso sono iniziate nel 2008.

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: Economia
  • 1

    La spina nel fianco del Dragone

    Domande e risposte

    Evergrande, il gruppo immobiliare cinese sull’orlo del fallimento, ha destabilizzato i mercati finanziari mondiali - Ma non si tratta di un caso isolato: nel Paese di mezzo sull’onda della speculazione si è costruito troppo - Il Partito vuole frenare la bolla

  • 2
  • 3

    Stretta di Amazon contro le false recensioni positive

    e-commerce

    Il gigante ha bandito in modo permanente dalla piattaforma oltre 600 marchi cinesi per comportamento scorretto e ripetuto - Una stretta necessaria per una delle più grandi azienda di vendite online che in quest’ultimo anno e mezzo di pandemia ha visto crescere a dismisura un business che si basa anche sulla reputazione

  • 4

    Evergrande e banche centrali pesano sulle Borse mondiali

    Mercati

    Il nuovo crollo del titolo del colosso cinese si ripercuote sui listini di Hong Kong e del resto del mondo - Attesa per le decisioni della Fed - Cribari : «Pechino ha una lezione da insegnare: la garanzia dello Stato non è scontata»

  • 5

    Piazza finanziaria ticinese penalizzata a causa dell’italiano?

    berna

    Secondo una domanda al Consiglio federale di Fabio Regazzi la Finma ci mette molto di più a evadere le pratiche che riguardano gli operatori basati in Ticino - Ueli Maurer però nega che ci sia una discriminazione linguistica – Paolo Bernasconi: «Così perdiamo attrattività»

  • 1
  • 1