Credit Suisse, Rohner nega: «Non c’è stata lotta di potere»

Caso Thiam

Il presidente del Credit Suisse Urs Rohner sostiene alla radio che le voci su una disputa personale tra lui e Tidjane Thiam sono totalmente fuori luogo

Credit Suisse, Rohner nega: «Non c’è stata lotta di potere»
Thiam e Rohner a confronto. ©Keystone/Dominic Steinmann

Credit Suisse, Rohner nega: «Non c’è stata lotta di potere»

Thiam e Rohner a confronto. ©Keystone/Dominic Steinmann

Dopo l’annuncio delle dimissioni di Tidjane Thiam, il presidente del CdA del Credit Suisse Urs Rohner, nega dai microfoni della radio SRF che ci sia stata una lotta di potere tra lui e Thiam. Dopo tutto, afferma, è stato lui a portare Thiam in azienda nel 2015. «È completamente fuori luogo dire che avremmo avuto una vertenza personale: non è mai stato così».

«In gioco vi era la reputazione della società», afferma il giurista alla presidenza dal 2011. «La situazione è diventata più difficile nelle ultime settimane, soprattutto dopo che è stato reso noto il secondo caso di un membro della direzione generale che è stato pedinato. Il CdA si è occupato in dettaglio di questa situazione. A un certo punto abbiamo dovuto constatare che non ne saremmo usciti se non attraverso un cambiamento e quello lo ha capito anche Tidjane Thiam».

All’intervistatore che fa presente come si sia parlato anche di una possibile partenza dello stesso Rohner, l’interessato risponde: «Il CdA naturalmente discute sempre tutte le opzioni prima di prendere una decisione. In questo caso è stato assolutamente unanime nel ritenere che cambiamento era necessario a livello di CEO. La domanda è stata posta e abbiamo trovato una risposta: all’unanimità», sottolinea il manager.

Il 60enne dice di non escludere che alcuni azionisti avvieranno azioni contro di lui. «Questa è la democrazia degli azionisti e l’approvo esplicitamente». Tre azionisti si sono fatti sentire, ricorda il presidente, che dice però di aver avuto contatto anche con altri, che sostengono la rotta tracciata dal CdA.

Riguardo ai motivi che hanno portato all’allontanamento di Thiam, peraltro lodato per il suo operato, Rohner dice «che era semplicemente una situazione in cui erano in gioco la reputazione della società nel suo complesso e la percezione pubblica». «Abbiamo visto che la situazione non migliorava e abbiamo dovuto operare un cambiamento per tornare in acque normali».

Il CdA ha agito troppo tardi, si doveva intervenire prima? «Si può sempre dire così; d’altra parte non si può cambiare su due piedi un CEO di successo. Dopo il primo caso di sorveglianza abbiamo indagato la questione in modo molto approfondito, anche in modo forense, non trovando alcuna indizio di cattiva condotta da parte del CEO. Ma abbiamo sempre considerato il quadro generale, compresi gli effetti sulla reputazione e la fiducia nella nostra banca. Dopo il secondo caso, la situazione è peggiorata. Il CdA ha quindi ha adottato le misure necessarie».

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