Da UBS prestiti alle aziende per 1,8 miliardi di franchi

Coronavirus

Le richieste ricevute per un aiuto finanziario sono state finora 23 mila - Il CEO Sergio Ermotti: «Siamo parte della soluzione»

Da UBS prestiti alle aziende per 1,8 miliardi di franchi
© CdT/Chiara Zocchetti

Da UBS prestiti alle aziende per 1,8 miliardi di franchi

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Nel quadro del programma di sostegno alle aziende lanciato dal Consiglio federale per far fronte alle conseguenze dell’epidemia di Covid-19, UBS ha sottoscritto prestiti a tasso zero per un ammontare globale di 1,8 miliardi di franchi.

Le richieste ricevute per un aiuto finanziario sono state finora 23 mila. Il credito medio concesso si aggira sui 200 mila franchi, ha dichiarato il CEO della grande banca, Sergio Ermotti, in un’intervista concessa al «SonntagsBlick».

La maggior parte delle richieste riguarda prestiti inferiori al mezzo milione, ha specificato il manager ticinese. Sono state inoltrate richieste anche per cifre superiori (massimo: 20 milioni come previsto dal governo).

Stando a Ermotti, anche diverse multinazionali si sono rivolte a UBS per ottenere un sostegno, ma per somme superiori ai 20 milioni; tuttavia, simili richieste non rientrano nel programma promosso dall’esecutivo. Insomma, c’è un po’ di tutto: da prestiti per qualche decina di migliaia di franchi a crediti miliardari.

Ermotti spera che le piccole e medie imprese possano essere salvate con l’aiuto delle banche (oltre un centinaio partecipano al programma, n.d.r). L’obiettivo è proprio quello: fare in modo che le aziende possano sopravvivere all’attuale crisi. È chiaro che le società s’indebiteranno, ma perlomeno si tratta di prestiti a tasso zero.

L’aspetto positivo è che l’80% delle aziende che hanno chiesto aiuto non avevano debiti finora, ha aggiunto il CEO. Ermotti ha sottolineato al domenicale che UBS non guadagnerà un centesimo da questa operazione. Tuttavia, qualora la banca dovesse fare degli utili, questi verranno utilizzati per sostenere attività benefiche. Secondo il CEO, UBS non solo è pronta ad affrontare la crisi, ma è anche «parte della soluzione».

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