Dati OCSE: «Ripresa mondiale vigorosa ma ineguale»

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Secondo la fotografia scattata dall’Organismo internazionale per lo sviluppo e la cooperazione economica, il PIL per l’anno in corso è stimato a +5,7% - Preoccupa l’inflazione

Dati OCSE: «Ripresa mondiale vigorosa ma ineguale»
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Ripresa mondiale vigorosa - con un PIL stimato al 5,7% per l’anno in corso - ma ineguale a seconda dei vari Paesi e del loro livello di vaccinazione: questa la fotografia scattata dall’OCSE, l’Organismo internazionale per lo sviluppo e la cooperazione economica, che oggi ha presentato a Parigi le Prospettive economiche intermedie per il 2021 e il 2022.

«La crescita economica - afferma l’OCSE - è ripartita quest’anno grazie al vigoroso sostegno dei poteri pubblici, al dispiegamento di vaccini efficaci e alla ripartenza di numerose attività economiche», afferma l’OCSE, mostrando ottimismo per la situazione nella zona euro. La ripresa, mette in guardia l’organismo, resta tuttavia «molto ineguale, con risultati singolarmente diversi a seconda dei Paesi».

Una situazione legata in larga parte anche dallo stato di avanzamento delle diverse campagne di vaccinazione. La stima mondiale al 5,7% è in calo di 0,1 punti rispetto alle precedenti previsioni di maggio. Per il 2022, invece, l’attività globale dovrebbe essere migliore del previsto con una crescita al 4,5%, 0,1 punti in più rispetto alle stime di primavera.

Dopo la storica recessione del 2020, «il PIL mondiale è oggi superiore al suo livello pre-pandemia», precisa l’organismo guidato dal nuovo segretario generale Mathias Cormann.

E tuttavia, «ciò che ci preoccupa è che molti Paesi emergenti, ad eccezione della Cina, sono sempre molto indietro rispetto ai Paesi più avanzati in termini di programmi di vaccinazione» contro la COVID-19, ha commentato la capoeconomista dell’OCSE, Laurence Boone, secondo cui «la situazione è ancora peggiore nei Paesi a basso reddito». «Come sappiamo tutti, il fallimento a vaccinare il pianeta mette tutti in pericolo», avverte la responsabile OCSE.

Già avanti nella campagna di vaccinazione, la zona euro potrebbe contare su una crescita al 5,3% quest’anno, contro il 4,3% delle precedenti previsioni. Per il prossimo anno il PIL di Eurolandia è invece stimato al 4,6% (+0,2 punti rispetto al precedente Outlook.

L’Italia crescerebbe al 5,9% nel 2021 (+1,4 punti rispetto alle precedenti previsioni) e al 4,1% nel 2022 (-0,3 punti). Altro colosso della zona euro, la Francia vedrebbe invece passare il suo livello di crescita dal 6,3% di quest’anno (+0,5 punti) al 4% del prossimo anno (invariato). La Germania vede invece un PIL amputato di 0.4 punti rispetto alle previsioni di maggio, al 2,9%.

Stime decisamente meno brillanti per gli Stati Uniti, con una crescita di solo il 6% quest’anno, anche a causa della situazione legata alla variante Delta. Invariate le stime per la Cina, che restano all’8,5 % per il 2021 e al 5,8% per il 2022.

L’inflazione preoccupa

L’inflazione accelera, e all’OCSE, così come alla BCE, comincia a preoccupare, perché rischia di far sbandare il precario equilibrio di una ripresa che ha ancora disperato bisogno della ‘stampella’ monetaria, con le banche centrali chiamate però a segnalare, con effetti imprevedibili, il termine di una stagione di aiuti che dura da oltre un decennio. Nel suo ‘Interim Economic Outlook’, l’OCSE ha drasticamente rivisto al rialzo le sue stime d’inflazione per il 2021 e 2022: a 2,1 e 1,9% rispettivamente per l’Eurozona (+0,7 punti percentuali l’anno prossimo rispetto alle previsioni precedenti) , a 3,6% e 3,1% per gli USA (un balzo di oltre mezzo punto), a 2,3 e 3,1% per la Gran Bretagna. Colpa dei rialzi dei prezzi delle materie prime e dei container più costosi, che sarebbero responsabili di qualcosa come un punto percentuale e mezzo d’inflazione.

L’uscita dallo shock pandemico, dunque, con le strozzature al commercio globale, avrebbe prodotto il paradosso di avvicinare un obiettivo che le banche centrali inseguono da un decennio. Con «rischi al rialzo» - secondo l’OCSE - per le prospettive d’inflazione nel breve termine legati al ritmo della ripresa e delle vaccinazioni.

Un rebus per le banche centrali: negli USA, tutti si attendono indicazioni domani sui prossimi passi della Fed in direzione del ‘tapering’, la riduzione degli acquisti di debito. In Europa è ancora più complicata. Da mesi la BCE - ad eccezione dei governatori ‘falchi’ - ripete che la fiammata dei prezzi è temporanea. Oggi il vice-presidente Luis de Guindos ha ammesso che «ci sono rischi di pressioni inflazionistiche molto più persistenti in futuro». Il Governatore greco Yannis Stournaras si è affrettato a dichiarare che «abbiamo accettato che c’è un rischio al rialzo» dopo anni di previsioni d’inflazione esagerate. È la linea della presidente Christine Lagarde, che dovrà trovare la quadra fra la fine naturale degli acquisti per l’emergenza pandemica, a marzo 2022, e le esigenze di molti Paesi che finanziano la ripresa col deficit finanziato dalla BCE e, col debito ingrossato, rischiano di ritrovarsi nel mirino dei mercati.

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