Digitale e nuove tecnologie trasformeranno il lavoro

Convegno

Nell’incontro «Confronti 2021» analizzati gli scenari futuri alla luce delle tendenze attuali - Nel modello che gli specialisti delineano i confini fra vita privata, attività e turismo sembrano destinati a sfumarsi

Digitale e nuove tecnologie trasformeranno il lavoro
Il lavoro del futuro sarà diverso da quello di oggi e la pandemia ha spinto i cambiamenti.  © Shutterstock

Digitale e nuove tecnologie trasformeranno il lavoro

Il lavoro del futuro sarà diverso da quello di oggi e la pandemia ha spinto i cambiamenti.  © Shutterstock

Come digitalizzazione, tecnologie varie, attenzione alla sostenibilità, nuove forme di lavoro, possono condizionare e modificare la nostra vita privata e professionale, la nostra mobilità e lo stesso assetto urbanistico delle nostre città? Questi temi vasti ed impegnativi sono stati affrontati nell’incontro «Confronti 2021», organizzato a Lugano dall’Università della Svizzera italiana (USI), ed aperto da un saluto di Rico Maggi, direttore dell’Istituto di ricerche economiche (IRE) dello stesso ateneo. Roberto Badaracco, vicesindaco di Lugano e responsabile del Dicastero cultura, sport ed eventi, ha sottolineato come ai temi del convegno sia venuta un’accelerazione da parte della pandemia, ed ha ricordato in particolare l’estensione dell’utilizzo della card MyLugano attraverso una nuova piattaforma Blockchain.

Il ruolo della tecnologia

Ad introdurre i workshop dedicati alle diverse aree di discussione è stata Barbara Antonioli Mantegazzini, docente USI e vicedirettrice dell’IRE che, nei confronti delle applicazioni tecnologiche, delle nuove forme di lavoro e di mobilità, ha ricordato anche il loro lato meno positivo in termini di implicazioni sociali avverse. Una volontà, talvolta necessità, di cambiamento, che può sfociare in una «bolla di ripensamento» che lascia sul terreno vincitori e vinti.

Tuttavia, nel modello che gli specialisti delineano per il futuro, i confini fra vita privata, lavoro e turismo, sembrano destinati a sfumarsi, almeno per chi sia meno conservatore oppure «rinnovato», come la Antonioli ha definito i convertiti alle nuove tendenze che si profilano.

La sezione di studio dedicata all’economia ed al benessere si è soffermata su nuovi modelli che superino il mero concetto di crescita espresso da PIL (Prodotto interno lordo), sostituendolo con quello di benessere, certo più difficile da misurare, in quanto comprensivo di aspetti psicologici, relazionali, legati al senso di sicurezza, di integrazione nella natura, contributo alla collettività, ed altri aspetti sociali, oltre che ecologici.

Le formule dell’avvenire

Un contributo ai nuovi scenari verrebbe anche dalle nuove formule legate al mercato del lavoro, come coworking, sharing, pooling, cioè opportunità sia di luoghi fisici oltre che di strumenti tecnologici per mettere in comune idee, spunti creativi e stimoli professionali, superando il concetto di luogo di lavoro tradizionale, al di là dello stesso home-working che la fase Covid ha visto sviluppare.

La dimensione più avanzata di questi modelli è il «nomadismo digitale», cioè la possibilità di lavorare ovunque e di combinare attività professionale e turismo, lavorare «in viaggio», da una città così come da una remota isoletta tropicale, purchè le strutture ricettive siano adeguatamente attrezzate. Durante i lavori è stato illustrato come, da questo punto di vista, il Ticino possa risultare una destinazione attraente e colmare i vuoti stagionali determinati dal turismo tradizionale.

Un tema dominante dei lavori è stato quello del futuro delle città, del modo stesso di risiedere e della relativa mobilità. Città da ridisegnare a misura d’uomo, spazi pubblici esteticamente piacevoli, servizi disponibili ovunque e raggiungibili a piedi; spazi residenziali privati dominati dalla domotica e dalle connessioni e, secondo quanto certi architetti sostengono forse al limite dell’utopia, un modo di abitare che invece di utilizzare risorse addirittura le produca e trasformi gli esseri umani in «sensori» dell’energia consumata, al pari di quanto avviene per un elettrodomestico od un’automobile. Naturalmente i nuovi scenari prevedono il dominio dei mezzi pubblici e l’ostracismo del traffico privato.

La «nuova città»

Come ha indicato Barbara Antonioli nella sintesi finale, la «nuova città» che gli architetti e gli urbanisti New Age prospettano superano l’entità tradizionale nata storicamente su basi economiche, per favorire gli scambi, le attività produttive ed i servizi amministrativi, divenendo invece un’entità fluida in cui le componenti relazionali e partecipative hanno il sopravvento.

Come il dibattito ha tuttavia evidenziato, questi scenari futuristici si trovano a fare i conti con una realtà contingente non facile da superare. Spesso l’inurbamento si intreccia con l’esodo verso i piccoli centri, e la stessa transizione energetica si presenta problematica e può presto portare a deficit cui scienza e politica devono rimediare. In tema di lavoro, non va dimenticato come le nostre imprese si trovino a fare i conti con aree diverse, ad iniziare da quella del Far East, ove i modelli economico-sociali, e soprattutto la cultura del lavoro, è molto diversa dalla nostra.

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