«Ermotti lascerà la dirigenza di UBS nel 2021»

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Secondo il portale finanziario Finews, il manager ticinese intende fermarsi una volta raggiunti i 10 anni da CEO ma fonti del CdT smentiscono - In 8 anni ha guadagnato 93,5 milioni

 «Ermotti lascerà la dirigenza di UBS nel 2021»
©Foto Pedrazzini

«Ermotti lascerà la dirigenza di UBS nel 2021»

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(Aggiornata alle 18.07) - Il presidente della direzione di UBS Sergio Ermotti punta a rimanere 10 anni alla testa della banca, per poi lasciare nella primavera del 2021: lo sostiene il portale finanziario zurighese Finews, basandosi su informazioni interne all’istituto. Il gruppo non prende posizione sul tema.

Secondo Finews sarebbe partito il conto alla rovescia: per la prima volta sarebbe diventato di dominio pubblico un piano relativamente preciso riguardo all’uscita di scena del manager ticinese. Ermotti avrebbe confidato ai suoi stretti collaboratori l’intenzione di rimanere in carica sino all’assemblea generale del 2021, coronando quindi un decennio quale CEO, stando a quanto diverse persone hanno riferito al portale. Il 59.enne resterebbe quindi in sella ancora circa 18 mesi e porterebbe a termine il piano triennale annunciato nel 2018.

Ermotti non ha mai voluto svelare pubblicamente le sue intenzioni. All’inizio del 2017 il presidente del consiglio di amministrazione Axel Weber aveva detto che poteva immaginarsi di lavorare in tandem con il dirigente ticinese sino al 2022. Contatto oggi dall’agenzia Awp, un portavoce di UBS ha fatto sapere di non voler commentare «voci o speculazioni» sulla pianificazione della successione ai vertici.

La smentita dalle nostre fonti

Fonti del CdT vicine alla dirigenza hanno invece smentito la tesi di «Finews». Anzichè ragionare in termini di decenni, un obiettivo importante per il ticinese sarebbe stato quello di diventare il CEO_più longevo in seno alla banca superando i sei anni. Un traguardo che è già stato tagliato da un pezzo. D’altra parte, Ermotti nel maggio del prossimo anno spegnerà le 60 candeline, e questo, come generalmente i compleanni tondi fanno, comporterà un momento di riflessione e magari di svolta, anche a livello professionale.

Intanto si è aperto il toto nomi per la successione. Tra quelli più gettotati Iqbal Khan, il top manager passato in forza a UBS proveniente da Credit Suisse e finito al centro delle cronache per essere stato pedinato su ordine dell’ex datore di lavoro, Sabine Keller-Busse e di Tom Naratil, due alti dirigenti della banca.

Lo stipendio di Ermotti sotto i riflettori

Le speculazioni sui tempi della partenza di Sergio Ermotti dal vertice di UBS diffuse oggi dal portale Finews riportano al centro dell’attenzione l’argomento numero uno per cui il manager è conosciuto presso il grande pubblico: lo stipendio, che ne fa uno dei dirigenti più pagati di sempre in Svizzera e in Europa.

In questi giorni il 59enne ha avviato il suo nono anno alla guida della direzione di UBS: è infatti entrato in carica quale CEO definitivo il 15 novembre 2011, dopo essere stato nominato nel 24 settembre dello stesso anno numero ad interim, per succedere a Oswald Grubel, costretto ad abbandonare il timone dopo la scoperta di un grave caso di malversazione nella sede londinese della banca che aveva comportato perdite miliardarie.

Nel periodo di otto anni fra il 2011 e il 2018 Ermotti ha guadagnato 93,5 milioni di franchi. A parte nel primo e nel secondo anno, il suo compenso è stato sempre a doppia cifra milionaria: si è quindi mosso in un campionato di altissimo rango, un campetto di gioco il cui cancelletto si apre solo per pochissime persone. Ermotti ha incassato la cifra più alta nel 2017 (14,2 milioni), in linea praticamente con quella dell’anno scorso (14,1).

Grazie allo stipendio e ai bonus che arriveranno nel corrente 2019 Ermotti, che ha cominciato la carriera a Lugano come apprendista presso Cornèr Banca, supererà quindi i 100 milioni di retribuzione presso UBS.

Già oggi le cifre sono da capogiro: per arrivare a guadagnare i 93,5 milioni con cui la banca ha onorato il lavoro di Ermotti nei primi otto anni uno svizzero normale (stipendio mensile mediano 6502 franchi nel 2016, ultimo dato disponibile) deve lavorare 1198 anni, mentre un ticinese (stipendio mediano 5563 franchi) sarebbe chiamato a sgobbare esattamente 1401 anni.

Questi paragoni non mancano di suscitare accese discussioni. C’è chi fa presente che gli stipendi dei top manager devono essere messi in relazione con i risultati conseguiti da una società: concretamente nei nove anni in questione UBS ha realizzato complessivamente utili per quasi 24 miliardi di franchi.

Altri ricordano che se il maggior gruppo bancario elvetico esiste ancora è perché è stato sostenuto dallo stato: il 16 ottobre 2008, per evitare il crollo dell’istituto giudicato di importanza sistemica, nel pieno della crisi finanziaria, la Banca nazionale svizzera e il Consiglio federale intervennero con una manovra da 68 miliardi (60 miliardi di dollari la BNS, 6 miliardi di franchi la Confederazione). Un intervento - così venne detto allora - volto a «rivitalizzare il bilancio di UBS».

Il dibattito concerne anche la correlazione fra le remunerazioni dei piani alti e l’andamento dell’azione. Nel periodo di «reggenza Ermotti» l’azione è partita da un minimo di 9,69 franchi, per poi salire sino a un massimo di 22,57 franchi nel 2015 e tornare poi a scendere. Oggi il titolo è scambiato a circa 12 franchi, cioè più o meno quanto valeva a inizio 2019.

©CdT.ch - Riproduzione riservata

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