Ethos chiede di nuovo dimissioni presidente del CdA di Credit Suisse

Il caso

Dopo aver già avanzato la proposta in ottobre, la Fondazione legata alle casse pensioni torna a fare pressione

Ethos chiede di nuovo dimissioni presidente del CdA di Credit Suisse
© CDT/Archivio

Ethos chiede di nuovo dimissioni presidente del CdA di Credit Suisse

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Il presidente del consiglio di amministrazione (Cda) Urs Rohner deve rassegnare le dimissioni: è quanto chiede Vincent Kaufmann, direttore di Ethos, fondazione che consiglia le casse pensioni.

Non è auspicabile che il presidente rimanga in carica per un altro anno, come previsto dai piani aziendali, ha indicato Kaufmann in dichiarazioni rilasciate alla Reuters. «Possiamo permetterci un altro anno di tensione fra presidente, Ceo, media, con problemi di fiducia per personale e clienti? Tutto ci porta a credere che abbiamo bisogno di un cambiamento più rapido».

Una nuova guida del Cda, che provenga dall’estero, si troverebbe in una posizione migliore per tenere testa alla dirigenza, secondo Kaufmann. A suo avviso lo stesso Tidjane Thiam dovrebbe lasciare la banca se dovesse emergere che - contrariamente a quanto da lui affermato - era a conoscenza della sorveglianza di due manager, l’ex responsabile della gestione patrimoniale Iqbal Khan e l’ex capo del personale Peter Goerke. Lo scandalo dei pedinamenti dovrà inoltre avere conseguenze sui bonus, sostiene il direttore di Ethos, fondazione di investimento ginevrina attenta ai principi dell’etica e della corretta gestione delle aziende.

L’attenzione mediatica su Credit Suisse in questo periodo è altissima. Stando a notizie non confermate Rohner e altri consiglieri d’amministrazione sarebbero giunti alla conclusione che sono necessari cambiamenti ai vertici. Questo alla luce delle rivelazioni che si susseguono sull’operato della banca e tenendo conto dell’inchiesta Finma, che pure sta indagando sull’istituto.

Le notizie di una possibile manovra per estromettere Thiam hanno però messo in allarme almeno tre grandi azionisti: la società d’investimento americana Harris Associates (8% delle azioni), l’inglese Silchester International (3%) e - notizia di oggi - il fondo americano Eminence Capital (1%).

Quest’ultimo, stando a quanto riferisce la Reuters, ha scritto una lettera al Cda, minacciando di avviare un’azione di responsabilità contro Rohner e gli altri amministratori, se avranno un comportamento che dovesse mettere in pericolo il valore delle loro azioni. Non sono per contro note esternazioni da parte di altri grandi azionisti quali il fondo sovrano qatariota Qatar Investment Authority, il fondo sovrano norvegese e il conglomerato saudita Olayan Group, tutti accreditati del 5% delle azioni a testa.

Chi si è mosso lo ha fatto in vista di una riunione del consiglio di amministrazione di Credit Suisse, che è in agenda in questi giorni. La data precisa non è nota con sicurezza.

I due grandi protagonisti della vicenda sono: il 60enne Rohner, membro del Cda dal 2009 e presidente dal 2011, nonché il 57enne Thiam, dal luglio 2015 presidente della direzione di Credit Suisse, arrivato alla carica proveniente dall’assicuratore inglese Prudential, quale successore di Brady Dougan. Entrambi manager super-pagati: nel 2018 (ultimi dati disponibili) il franco-ivoriano ha incassato 12,7 milioni di franchi, lo svizzero 4,7 milioni.

Inside Paradeplatz sottolinea come contrariamente a conflitti recenti del passato (il pensiero corre in particolare a Sika), in questo caso Cda e direzione non lottano contro una minaccia esterna: il fronte corre all’interno dei vertici della banca. «Guerra civile alla Paradeplatz», sintetizza il portale finanziario. Lo stesso organo informativo riferisce che Thiam avrebbe peraltro già vinto una battaglia contro un presidente: nel 2010 quale Ceo di Prudential.

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