Fallimenti in crescita ma non c’è allarme

analisi

Secondo la società Euler Hermes nel 2022 le insolvenze sono destinate ad aumentare in concomitanza con la fine degli aiuti statali legati alla pandemia - In Svizzera si esclude un’ondata

Fallimenti in crescita ma non c’è allarme
©archivio CdT

Fallimenti in crescita ma non c’è allarme

©archivio CdT

Dopo due anni di calo delle insolvenze aziendali in tutto il mondo, dovuto in grande parte agli aiuti statali messi in campo per limitare gli effetti della crisi, i fallimenti rischiano di aumentare in modo netto nel 2022, proprio in concomitanza con il graduale ritiro delle stampelle pubbliche. In Svizzera, secondo ad un’analisi dell’assicuratore del credito Euler Hermes, l’aumento dovrebbe essere meno marcato e il prossimo anno non si recupereranno ancora i livelli pre-crisi. «I massicci interventi statali hanno evitato che si verificasse nel 2020 la metà delle insolvenze in Europa occidentale e un terzo negli Stati Uniti. La loro estensione limiterà ancora le insolvenze nel 2021, ma ciò che accadrà dopo dipende da come i governi agiranno nei prossimi mesi», ha sottolineato Maxime Lemerle, responsabile della ricerca di settore di Euler Hermes. Mentre il calo globale dei fallimenti è stato del 12% nel 2020 e si stima che sarà del 6% nel 2021, l’anno prossimo, secondo lo studio ci sarà un aumento del 15%.

La Svizzera invece è in controtendenza: quest’anno il numero di insolvenze dovrebbe salire del 4% a 5.100 casi e l’anno prossimo del 10% a 5.600 casi. La curva si avvicinerebbe quindi alla normalità, senza però raggiungere il livello pre-pandemico di 6.000 casi all’anno. A settembre 2021 il tasso di fallimenti in Ticino era dello 0,9% (base dati CRIF), a livello svizzero dello 0,7%. Dopo un aumento più pronunciato che a livello nazionale a partire dalla seconda metà del 2020, la tendenza da aprile 2021 è in Ticino leggermente al ribasso. «Noi vediamo una normalizzazione, ma nessuna ondata di fallimenti - ci spiega Alessandro Bee, economista di UBS -. Negli ultimi tre anni ci sono state aziende che sono sopravvissute senza essere veramente concorrenziali. Nel lungo termine è probabile che scompaiano dal mercato. Poi anche se molti settori si sono ripresi in fretta dalla crisi, la pandemia ha portato a importanti cambiamenti strutturali quindi è normale che i fallimenti tornino ad aumentare. In generale però la struttura dei bilanci delle aziende svizzere è solida, con finanziamenti conservativi».

Secondo Sara Carnazzi Weber, responsabile dell’analisi economica di Credit Suisse, si osserva anche un’evoluzione positiva nell’arco degli ultimi 12 mesi per quanto riguarda l’erogazione di crediti alle imprese. «Anche noi vediamo una normalizzazione dei fallimenti ma nessuna ondata. Ciò che invece è notevole è la creazione di nuove imprese - spiega - un fattore che lascia ben sperare per la crescita del tessuto imprenditoriale. Se da una parte le misure di sostegno statali giungono a termine, la domanda di beni e servizi è in ripresa. La quota di creazione di nuove imprese, sempre a settembre 2021, era in Ticino del 5,6%, a livello nazionale del 7,5%. Da inizio anno si è denotato un aumento della creazione di nuove imprese anche in Ticino. Da giugno si osserva tuttavia sia in Ticino che nel resto del Paese un certo rallentamento».

E infine, nota Rudolf Minsch, capoeconomista di economiesuisse, se la fine delle misure speciali come il lavoro ridotto metteranno più imprese in difficoltà, un’altra problematica da non sottovalutare è la mancanza di personale specializzato. «Un problema che si registra in tutti i settori, dagli ingegneri, al personale sanitario alla gastronomia. In un momento di buona congiuntura, potrebbe mettere a rischio la crescita».

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: Economia
  • 1
  • 1