Farma Industria Ticino: «La collaborazione paga»

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Giorgio Calderari : «La rete creata tra le aziende, le associazioni economiche e le istituzioni ha garantito la continuità della filiera - Innovazione fondamentale per l’industria ticinese»

Farma Industria Ticino: «La collaborazione paga»
©cdt/zocchetti

Farma Industria Ticino: «La collaborazione paga»

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Nonostante le sfide sollevate da 18 mesi di pandemia l’industria farmaceutica ticinese si conferma solida e guarda avanti con serenità. Le cifre mostrano una filiera che genera 2,45 miliardi di franchi in fatturato (di cui l’80% viene esportato), e che occupa 2.900 collaboratori, in linea con l’andamento registrato fino all’arrivo della COVID-19. L’associazione cappello Farma Industria Ticino (FIT) inoltre è cresciuta passando da 30 a 39 soci, grazie alla decisione presa l’anno scorso di allargarsi anche alle start-up (due le nuove entrate) e alle società portatrici di interesse attive nei servizi o nella consulenza.

Per quanto riguarda l’andamento degli affari, «Il settore non si è mai dovuto fermare e questo è stato reso possibile molto grazie all’impegno dei collaboratori», ha sottolineato ieri Giorgio Calderari, presidente di Farma Industria Ticino. Ciò nonostante sono diverse le problematiche legate alle incertezze create dal virus. «Lo scorso anno e parzialmente anche per il 2021 le visite dei pazienti oncologici sono calate di circa il 30% - ha spiegato Calderari -. Questo significa ritardi nelle visite, nelle operazioni e quindi nelle ordinazioni di cure e trattamenti. In ambito di ricerca e sviluppo la pandemia ha comportato forti rallentamenti degli studi clinici, e questo porterà ad avere forti ritardi nei prossimi due o tre anni per quanto concerne l’entrata sul mercato di nuovi medicamenti per i pazienti. E poi anche il settore farmaceutico da oltre un anno fa i conti con i rischi di strozzature nelle catene di approvvigionamento».

Ciò nonostante, ha continuato Calderari, il settore farmaceutico nel suo complesso ha dimostrato una capacità di reazione alla sfida sanitaria notevole. «Ad oggi nel mondo sono stati già somministrate oltre 5 miliardi e mezzo di dosi di vaccino per il coronavirus, probabilmente ne sono già state prodotte oltre 6 miliardi. Chi avrebbe creduto a gennaio dell’anno scorso, che la ricerca e l’industria farmaceutica sarebbero riusciti a ottenere simili risultati in così poco tempo? E poi ci sono le cure: proprio in Ticino la Humabs è riuscita a sviluppare un farmaco a base di anticorpi che grazie alla sua straordinaria efficacia ha ottenuto il via libera emergenziale dalle autorità. Risultati della scienza di cui sarebbe bene approfittare, anche perchè ci sono tutti gli altri pazienti malati che hanno pure diritto all’ospedalizzazione».

La forza della collaborazione

Fondamentale è stata la forte collaborazione tra gli attori coinvolti. Anche in Ticino, ha rimarcato Calderari, la rete tra le società del settore, le associazioni di categoria e le istituzioni ha garantito il funzionamento delle attività della filiera. «Da un lato il territorio ha supportato le aziende, dall’altro le aziende farmaceutiche si sono adoperate per assicurare le forniture dei medicamenti necessari agli ospedali. Lavorare assieme ha portato a un grande valore. Ma non solo: negli ultimi mesi c’è stato un bel fermento in termini di nuovi prodotti, ricerche e investimenti nel settore». Anche in Ticino, come dimostrano la nascita di numerose start-up e le attività di fusioni e acquisizioni tra le aziende, nonchè lo sbarco in Borsa della Gain Therapeutics. «La farmaceutica ticinese sta attirando l’attenzione di molti investitori stranieri - ha sottolineato ancora Calderari -. È fondamentale continuare a investire nell’innovazione, aderendo a progetti come quello delo Switzerland Innovation Park e dealla Greater Zurich Area. Infatti se dovessimo rimanere indietro, in futuro si rischierebbe di vedere chiudere le attività di produzione (come ad esempio Norvartis a Locarno)».

E infine, un altro trend di collaborazione tra le aziende e il territorio è quello che riguarda la responsabilità sociale della aziende. Quest’anno FIT si è fatta promotrice della mobilità sostenibile in collaborazione con il Dipartimento del territorio, secondo il principio che la responsabilità sociale delle aziende non è affatto moda, ma un valore fondamentale per il presente e il futuro.

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