Fed: «Almeno fino al 2023 nessun rialzo dei tassi»

Stati Uniti

La banca centrale americana è decisa a sostenere la congiuntura ancora a lungo - L’istituto prevede di mantenere i tassi vicino allo zero almeno fino a quando verrà raggiunta la piena occupazione - Powell: «Così mostriamo la nostra determinazione e la nostra fiducia»

Fed: «Almeno fino al 2023 nessun rialzo dei tassi»
Il presidente della Fed Jerome Powell ha sottolineato la volontà dell’istituto di sostenere la ripresa USA. ©EPA/Erik Lesser

Fed: «Almeno fino al 2023 nessun rialzo dei tassi»

Il presidente della Fed Jerome Powell ha sottolineato la volontà dell’istituto di sostenere la ripresa USA. ©EPA/Erik Lesser

La Federal Reserve americana cerca di mostrare una grande determinazione e assicura che manterrà la sua politica monetaria espansiva fino a quando «la ripresa si sarà affermata da lungo tempo». Per questo prevede di mantenere i tassi fermi ai livelli attuali almeno fino alla fine del 2023 e continuerà acquisti di titoli per un periodo di tempo più lungo.

È quanto reso noto ieri dall’istituto di emissione USA, che adegua la sua politica in seguito all’adozione della nuova strategia che le impone di raggiungere un obiettivo di inflazione del 2% medio «nel tempo». Questo significa che ora la Fed, per equilibrare la bassa inflazione, deve puntare a un’inflazione «moderatamente» superiore al 2% «per qualche tempo».

Obiettivi ambiziosi

Ieri, nell’ultima riunione prima delle elezioni americane, la Fed ha lasciato invariati i tassi di interesse fra lo 0 e lo 0,25%.

«Lasceremo i tassi vicino allo zero - ha precisato Jerome Powell, presidente dell’istituto - fino a quando non sarà raggiunta la massima occupazione e l’inflazione salirà al 2%». I tassi dovrebbero restare ai livelli attuali per i prossimi tre anni, almeno fino a fine 2023.

Le decisioni annunciate ieri sono state assunte con una maggioranza di otto voti contro due (Kaplan e Kashkari sono stati i “dissidenti”).

Migliorano le previsioni

Secondo l’istituto centrale l’economia americana si contrarrà quest’anno del 3,7% (invece del 6,5% pronosticato in giugno). Per il 2021 il rimbalzo del PIL è stimato fra il 3,6 e il 4,7%, meno del 4,5-6,0% previsto in giugno. Per il 2022 è atteso un +3,0% contro il +3,5% della precedente stima, mentre per il 2023 un +2,5%.

Il tasso di disoccupazione si attesterà quest’anno al 7,6%, meno del 9,3% previsto in giugno, per poi scendere al 5,5% del 2021 e del 4,6% del 2022.

«L’attività economica e l’occupazione sono migliorate negli ultimi mesi ma restano ben al di sotto dei livelli di inizio anno», ha spiegato Powell.

«La ripresa - ha sottolineato - dipenderà significativamente dall’andamento del virus. La crisi sanitaria continuerà a pesare sull’attività economica, sull’occupazione e sull’inflazione nel breve termine
e pone rischi significativi all’outlook economico di medio termine».

«La crisi legata al virus - ha rilevato Powell - non ha colpito tutti allo stesso modo, ma soprattutto i lavoratori nel settore dei servizi, gli ispanici e gli afroamericani. Non ci dimentichiamo dei milioni di americani che si trovano in difficoltà».

Stabilità finanziaria

«La risposta della Fed alla crisi - ha sottolineato - è stata motivata dall’obiettivo di mantenere l’occupazione e la stabilità finanziaria. Per quanto riguarda l’inflazione, il nostro obiettivo rimane quello di raggiungere il 2%. E anche se supereremo questa soglia temporaneamente, possiamo tollerare questa situazione, purché la media di lungo periodo rimanga attorno a questo livello. In questo momento prevediamo che toccheremo il 2% nel 2023. Questo dovrebbe aiutarci a migliorare la situazione occupazionale nel Paese».

«Ci vuole tempo - ha concluso - perché la nostra politica porti frutto. Useremo tutti i mezzi concessi dal nostro mandato per sostenere l’economia americana. Terremo i tassi bassi fino a quando la ripresa sarà in corso da lungo tempo. Credo che questa affermazione lasci capire quanto siamo decisi. Noi vogliamo assicurare il massimo di supporto alla congiuntura. Questo mostra la nostra determinazione e la nostra fiducia».

Previsioni prudenti

A precisare cosa significano in concreto questi cambiamenti è utile guardare i «dots», ossia i punti che indicano le previsioni dei singoli governatori sull’andamento dei tassi. Già a giugno indicavano tassi ai livelli attuali per il 2021 e anche il 2022. Le primissime indicazioni per il 2023, che compaiono ora per la prima volta nelle proiezioni economiche trimestrali, rivelano che solo quattro governatori immaginano tassi più alti (la media, sospinta però da una singola previsione di tassi all’1,25-1,50%, supera appena lo 0,25% che oggi è il limite massimo del corridoio).

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