Fondi previdenza 3a, «Le differenze di costo possono essere enormi»

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A metterlo in luce un’analisi del servizio di confronti internet Moneyland

Fondi previdenza 3a, «Le differenze di costo possono essere enormi»

Fondi previdenza 3a, «Le differenze di costo possono essere enormi»

Sempre più gettonati negli ultimi tempi, i fondi di previdenza 3a presentano disparità enormi in materia di costi, che si traducono in differenze di migliaia di franchi per i risparmiatori: lo mette in luce un’analisi del servizio di confronti internet Moneyland.

A causa del persistente quadro generale caratterizzato da tassi d’interesse negativi, gli investimenti in fondi pensione nell’ambito del pilastro 3a (fiscalmente privilegiato) stanno diventando ogni anno più popolari, si legge in un comunicato odierno. Questa tendenza è ulteriormente incoraggiata dalle banche, che stanno aumentando la loro spesa di marketing sul tema. Si nota anche che negli ultimi anni sono stati lanciati numerosi nuovi fondi pensione con un’alta quota di azioni in contrasto con il classico conto 3a di risparmio.

Decisivi per la scelta della soluzione giusta sono però i costi complessivi. «È importante confrontare tutte le commissioni», spiega Benjamin Manz, direttore di Moneyland, citato nella nota. La società ha così paragonato 85 offerte, calcolando i costi effettivi: non solo quelli legati al fondo stesso, i cosiddetti Ter (Total Expense Ratio), ma anche quelli eventuali di emissione, deposito, ecc.

Il raffronto, effettuato per un importo di 100’000 franchi sull’arco di 10 anni, ha messo in luce un divario profondissimo fra le offerte: la più economica costava 0,23%, cioè 2300 franchi sull’arco di un decennio, mentre la più cara arrivava all’1,74%, corrispondente a un importo di 17’4000 franchi.

In media la quota dei costi era dell’1,08%. Per i fondi a gestione attiva la percentuale saliva all’1,17%, mentre per quelli passivi scendeva allo 0,76%. Questi ultimi sono nettamente meno cari e quindi da preferire, secondo Felix Oeschger, analista presso Moneyland. I fondi passivi raggiungono infatti in genere una performance migliore: quelli amministrati non riescono infatti a compensare gli oneri più elevati attraverso un migliore andamento.

Moneyland ha anche calcolato i rendimenti dei fondi negli ultimi dodici mesi, tre anni, cinque anni e dieci anni. Molto è dipeso dalla quota azionaria che avevano i singoli strumenti. A titolo d’esempio, la performance media sull’arco di un decennio è stata del +52%, con la migliore a +88% e la peggiore a -6%. Nello stesso periodo di tempo l’indice SMI della borsa svizzera ha segnato +192%.

Secondo Moneyland è tuttavia importante sottolineare che la performance passata non è da considerare un criterio significativo per scegliere il giusto fondo previdenziale. «I fattori decisivi nella scelta sono la propria tolleranza al rischio e i costi totali», dice Oeschger.

Molti consumatori sono confusi dalla grande offerta di fondi e quindi si fidano semplicemente del loro consulente. Tuttavia secondo Moneyland la scelta del fondo pensione giusto per il pilastro 3a o nel contesto della previdenza professionale non è difficile.

In primo luogo i risparmiatori dovrebbero considerare quanto grande deve essere la parte azionaria del fondo, cioè per quale strategia d’investimento optano. Più alta è la quota di azioni, maggiori sono le opportunità di guadagno, ma anche di perdite a breve termine. A lungo termine le cose appaiono però diverse: il rischio di subire una perdita con un fondo azionario ampiamente diversificato diminuisce con l’aumentare della durata dell’investimento. Quindi, come regola, un fondo con un’alta quota di azioni è raccomandato se si può lasciare il fondo «riposare» per almeno dieci anni. Secondariamente l’interessato deve scegliere il fondo più favorevole per la strategia scelta: e di regola questo non è il fondo offerto dalla propria banca.

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