I cinesi non inietteranno altri soldi in Swissport

Svizzera

In aprile, il fatturato del gruppo a livello mondiale è crollato di circa l’80%

I cinesi non inietteranno altri soldi in Swissport
KEYSTONE/Gaetan Bally

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Il conglomerato cinese HNA, che controlla Swissport, non ha finora iniettato nuovo denaro nel gruppo zurighese specializzato nell’assistenza aeroportuale di terra, nonostante la crisi del coronavirus. E il gruppo non si aspetta più che HNA lo faccia, ha detto in un’intervista di oggi al Tages Anzeiger il Ceo di Swissport Eric Born.

«Abbiamo naturalmente chiesto. Non escludiamo alcun modo di ottenere capitale fresco», ha dichiarato il manager. Born ha dimostrato comprensione per il fatto che, in considerazione della crisi del coronavirus, anche la Svizzera non voglia sostenere il gruppo. «La Confederazione deve chiedere garanzie per il suo aiuto. Questo è difficile per una società con la nostra struttura di capitale, dato che molti fondi patrimoniali servono già come garanzia per i debiti esistenti», ha detto Born.

Inoltre, gli affari svizzeri non sono chiaramente separati legalmente dagli affari all’estero, ha aggiunto Born. Questo non garantisce che i soldi defluiscano, ha sottolineato. Swissport - ha aggiunto - continua tuttavia a valutare se l’azienda abbia la possibilità di isolare l’attività svizzera per ricevere forse denaro dalla Confederazione.

L’impatto negativo della crisi del coronavirus su Swissport è notevole. In aprile, il fatturato del gruppo a livello mondiale è crollato di circa l’80%, ha dichiarato Born. L’attività di trasporto merci si è contratta del 30%, ha sottolineato. «45.000 dei precedenti 65.000 dipendenti sono in lavoro ridotto. Circa 10’000 posti di lavoro sono andati persi - ma finora solo pochi dei 5’000 posti di lavoro in Svizzera sono stati colpiti», ha affermato.

Alla fine, però, il Ceo di Swissport si mostra fiducioso che l’azienda nel suo complesso possa uscire dalla crisi del coronavirus - e questo «anche senza i soldi dello Stato», ha sottolineato. La soluzione è più probabile che venga dal mercato dei capitali, ha detto al «Tages-Anzeiger».

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