Il boom dell’e-commerce, un affare per giganti

effetti del virus

Quest’anno gli esperti si aspettano un aumento degli acquisti tramite i canali digitali fino al 30% - Ne approfittano soprattutto i leader del settore, mentre i piccoli dettaglianti lottano per la visibilità sul grande web

Il boom dell’e-commerce, un affare per giganti
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Tra tanti disastri economici, il coronavirus è riuscito ad avvantaggiare alcune realtà specifiche. Una di queste è indubbiamente il commercio online, che negli scorsi mesi è letteralmente esploso approfittando della chiusura forzata dei negozi. «Invece di dannarsi per capire come raggiungere i clienti, i fornitori per due mesi si sono visti piovere ordini come mai», ha commentato un membro dell’Associazione svizzera della vendita a distanza. Secondo un rapporto pubblicato ieri dalla Scuola universitaria professionale della Svizzera nordoccidentale, si stima che quest’anno i consumatori svizzeri spenderanno 13 miliardi di franchi per gli acquisti tramite i canali digitali, inclusi biglietti aerei e ferroviari, fino a 3 in più (cioè il 30%) rispetto al 2019. Ed è probabile che questa tendenza prosegua anche nei prossimi anni. Innanzitutto perchè l’impossibilità di accedere ai negozi fisici ha stimolato molte persone in tutte le fasce di età ad acquistare online per la prima volta. Già ora, secondo i dati dell’Ufficio federale di statistica (UST), tre quarti degli svizzeri fra i 16 e i 74 anni compra merce con il proprio computer, smartphone oppure con altri dispositivi.

Nella maggior parte delle volte, sottolinea il co-autore dello studio Ralf Wölfle, l’esperienza è stata giudicata positiva anche se l’aumento improvviso degli ordini ha causato forti ritardi nelle consegne o l’esaurimento dei prodotti.

Forte crescita locale

Netcomm Suisse, l’associazione svizzera dell’e-commerce, nota dinamiche simili in Ticino. «In meno di un mese le abitudini di spesa sono fortemente cambiate - ci spiega il direttore Carlo Terreni - con circa la metà dei ticinesi che ha dichiarato di aver aumentato gli acquisti online per valore, volume e frequenza».

«Per quanto riguarda la logistica - aggiunge - la pandemia inizialmente ha creato dei colli di bottiglia nelle consegne, o per le interruzioni nelle catene di produzione o per i rallentamenti negli smistamenti della merce. In Svizzera il sistema ha reagito in fretta, ma tali dinamiche hanno aumentato le preferenze per gli acquisti locali, considerati più affidabili».

Secondo lo studio una tendenza simile era già emersa lo scorso anno, quando per la prima volta i fornitori svizzeri sono cresciuti più di quelli stranieri. C’è «una certa disillusione sulla qualità della merce - nota Wölfle -. I consumatori svizzeri potrebbero essere rimasti insoddisfatti da esperienze precedenti e questo li ha portati ad fare meno ordini sulle piattaforme asiatiche».

I vantaggi dei pesci grandi

Dall’indagine è pure emerso che sono soprattutto i grandi fornitori a trarre vantaggio dalla crescita dell’e-commerce. I piccoli negozi invece da anni perdono quote di mercato, tant’è che le aziende capaci di registrare un aumento del fatturato online di almeno l’1% continuano a scendere: 50% nel 2019, dopo il 57% nel 2018 e il 66% nel 2017. «Grazie alla pubblicità guadagnano piattaforme come Digitec Galaxus, o giganti come Google e Facebook, mentre i pesci piccoli finiscono per sparire nei risultati delle ricerche», spiega Wölfle. Oltretutto visto che alla forte concorrenza già presente sul web si è aggiunta quella delle piattaforme, che spesso offrono anche prodotti propri. «In effetti - aggiunge Terreni - i canali online richiedono investimenti importanti. Dalle telefonate ricevute dall’associazione in questo periodo è emerso che anche in Ticino la consapevolezza dei dettaglianti sull’importanza dell’online è nettamente aumentata. Ma al tempo stesso c’è difficoltà ad investire, perchè mancano le risorse e spesso pure le competenze».

D’altronde come sottolinea il rapporto investire nell’online significa soprattutto arrivare ad un’integrazione sempre maggiore tra i canali di vendita digitali e fisici: i rivenditori online si appoggiano ai pop-up store o ai punti di ritiro, mentre i negozi tradizionali cercano di sfruttare i canali online per raggiungere i clienti. «Pochissimi negozi online riescono ad attrarre traffico solo con i propri sforzi tanto da essere redditizi», si legge. Ecco perchè, dato che in Svizzera non c’è un mercato dominante, la crescita maggiore degli acquisti avverrà comunque su piattaforme straniere come Amazon, Zalando o Aliexpress, mentre Galaxus e microspot.ch si dividono il secondo posto con i media. In ogni caso le società sono ottimiste riguardo al futuro degli affari: entro il 2025 due terzi di esse si attendono una progressione del 50% del loro fatturato sul web.

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