Il coronavirus mette qualche linea di febbre alle ipoteche

Mercato immobiliare

In tre settimane tassi ipotecari a dieci anni sono saliti del 20% - Tuttavia secondo gli esperti, passata la crisi del Covid-19 dovrebbero normalizzarsi

Il coronavirus mette qualche linea di febbre alle ipoteche
Archivio CdT

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La crisi del coronavirus mette un po’ di febbre alle ipoteche e fa salire i tassi in Svizzera, che a fine febbraio erano ai minimi storici.

Secondo un’analisi pubblicata dalla società di servizi Moneyland, ancora a inizio mese, il 5 marzo per la precisione, i prestiti ipotecari costavano mediamente lo 0,93% a cinque anni e l’1,02% a dieci anni. Erano già ai mimimi storici e tra l’altro, notano gli esperti di Moneyland, si trovavano sotto pressione «a causa dei previsti tagli nel costo del denaro da parte delle banche centrali, per far fronte alla crisi generata dal coronavirus».

Da tre settimane tuttavia i prestiti delle case stanno diventando un po’ più cari: oggi un’ipoteca a cinque anni costa in media l’1%, mentre una a dieci anni l’1’2%. Si tratta di livelli ancora molto bassi, tuttavia il rincaro ad esempio sui prestiti a dieci anni è di quasi il 20%.

Secondo il capo economista di UBS Svizzera Daniel Kalt, il motivo di questo apprezzamento risiede nell’aumento dei tassi d’interesse sul mercato dei capitali. Infatti, il panico sulle Borse delle scorse settimane ha fatto si che anche il mercato delle obbligazioni abbia subito pesanti ondate di vendite. Questo ha fatto crollare i prezzi delle obbligazioni e al contempo aumentare i rendimenti, anche se negli ultimi giorni la situazione sembra essersi un po’ calmata.

Dato che le banche si rifinanziano sul mercato dei capitali, l’aumento dei rendimenti obbligazionari ha avuto delle ripercussioni anche sui tassi ipotecari.

«Al momento c’è tanta volatilità sui mercati - commenta da parte sua Alberto Crugnola, responsabile in Banca Migros della clientela privata Regione Ticino -. Ma passata la crisi ci aspettiamo un rientro dei tassi ipotecari su valori più ‘normali’, cioè ai livelli di prima che scoppiasse la pandemia».

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