Il franco rompe gli argini

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L’euro scende a 1,0448, ai minimi da oltre sei anni e sotto l’importante soglia di 1,05, mai varcata neppure durante il primo lockdown - Mandruzzato: «Non è la valuta elvetica ad essere forte, ma piuttosto il contrario» - Ambrogi: «Ora la Banca nazionale potrebbe intervenire»

Il franco rompe gli argini

Il franco rompe gli argini

Il franco rompe gli argini
Il franco guadagna terreno. ©CDT/Archivio

Il franco rompe gli argini

Il franco guadagna terreno. ©CDT/Archivio

Il franco corre, e ieri ha dato uno strappo deciso nei confronti dell’euro, il quale è sceso a quota 1,0448, quasi un centesimo in meno rispetto al giorno prima e ben al di sotto della soglia di 1,05 che aveva resistito anche ai momenti peggiori della crisi del coronavirus lo scorso anno.

Stando agli operatori sembra quindi essere stato superato «il confine magico», il livello che secondo molti trader costituisce una sorta di linea di difesa della Banca nazionale svizzera (BNS).

La BNS per ora tace

Contattata dall’agenzia Awp, la BNS non ha voluto esprimersi sul tema. L’istituto centrale ritiene elevata la valutazione del franco e da oltre sei anni e mezzo, e per questo persegue una politica di interessi negativi per cercare di contenere gli effetti negativi dovuti alla moneta forte. Tuttavia, come notano diversi analisti, ormai il livello delle riserve nel bilancio della BNS si sta avvicinando ai mille miliardi di franchi, e questo pone alcuni problemi politici, come la discussione sulla creazione di un fondo sovrando con una parte di questi fondi. Possibilità che la stessa BNS ha sempre respinto con forza.

A tutto questo, si aggiungono anche le recenti dichiarazioni di Christine Lagarde, presidente della Banca centrale europea, che recentemente ha detto che i tassi di riferimento della BCE non saliranno per tutto il 2022 (posizione confermata ieri, vedi a pagina 21) . E questo anche se proprio ieri sono arrivati nuovi dati dalla Germania, che confermano l’elevata inflazione. A ottobre, i prezzi alla produzione sono aumentati del 18,4%, il massimo degli ultimi 70 anni.

Invece negli Stati Uniti la Federal Reserve ha iniziato a ridurre gli acquisti di titoli sul mercato (tapering), e ha anche posto come possibilità il fatto che i tassi negli Stati Uniti potrebbero iniziare a salire nell’estate del prossimo anno. Questo ha chiaramente fatto salire il dollaro e scendere l’euro, che di conseguenza ha perso terreno anche nei confronti del franco svizzero. Poi è giunta anche l’aggravarsi della pandemia, facendo tornare in auge il ruolo di moneta rifugio del franco. Ma come considerare questo «strappo» avvenuto negli scorsi giorni del franco? Lo abbiamo chiesto a due esperti della piazza luganese.

Fattori strutturali

«Una parte di movimento dell’euro-franco - spiega GianLuigi Mandruzzato, senior economist della EFG - dipende da fattori strutturali. Tra questi l’annuncio, a inizio luglio, della nuova strategia di politica monetaria della BCE, interpretata dai mercati come la volontà di mantenere la politica accomodante più a lungo del previsto. Poi, da metà ottobre, si è diffuso il timore per l’aumento dei casi di coronavirus, non da ultimo con l’annuncio di Angela Merkel, che non ha escluso un nuovo lockdown in Germania. Con questo aumento del nervosismo il franco ha guadagnato in quanto considerato bene rifugio».

«Dal canto suo la BNS – prosegue – ha mantenuto la linea, senza nessun allarme, e non è intervenuta anche quando l’euro è sceso a 1,07 a metà ottobre. Probabilmente ha iniziato a intervenire proprio oggi quando il cambio ha toccato quota 1,0450, dove il movimento di stamattina si è fermato. Questo improvviso stop e la piccola inversione seguente potrebbe segnalare una sua discesa in campo».

«Dal canto suo l’inflazione – rileva - invece ha giocato un ruolo minore, perché si tratta di un fattore che conta nel medio lungo termine. Ovviamente la moneta di un Paese con una inflazione alta tende a indebolirsi. Ma nel breve termine ci si aspetta una politica monetaria meno accomodante, e questo tende a sostenere la valuta del Paese in questione, visto che aumentano i rendimenti».

«A questo livello – precisa – è difficile anche per i trader spingere l’euro-franco ancora più in basso, anche se è stata rotta un’importante soglia di resistenza. Ricordo che anche nel peggior momento della pandemia il livello di 1,05 non era mai stato infranto. Anche nella fase successiva all’abbandono della soglia di 1,20, a parte i primi giorni, poi il cambio è gravitato attorno a 1,04, e questa potrebbe essere la prossima importante resistenza. Già finora comunque il movimento è stato ampio e rapido, perché da settembre eravamo tornati a 1,0927 (corso del 17 settembre, giorno della conferenza stampa della BNS), e ora ha perso quasi 5 centesimi in due mesi. Si tratta di un movimento importante, soprattutto in assenza di gravi allarmi».

«Comunque ricordiamo che anche la Svizzera non è scevra dai problemi con la pandemia, visto che il numero di casi è tornato al livello del dicembre scorso, e non si possono escludere decisioni restrittive da parte del governo. Comunque per fare previsioni sul cambio, non mi aspetterei che questo movimento continui per molto. Se il motore della forza del franco è il timore del coronavirus, la corsa non dovrebbe durare a lungo».

«La parità euro-franco ha rotto al ribasso la soglia di 1,05 in maniera piuttosto forte – rileva dal canto suo Stefano Ambrogi, capo dell’Investment Advisory della Banca Julius Bär di Lugano - ma probabilmente la cosa più corretta da dire è che si tratta di una debolezza dell’euro più che una forza del franco. Il movimento è iniziato tre o quattro settimane fa, e oggi una accelerazione, andando sotto i livelli di 1,13 contro dollaro e 1,05 contro franco».

«Alla base del movimento di oggi – rileva - ci sono sicuramente le decisioni prese dall’Austria in tema di COVID (un lockdown da settimana prossima e l’obbligo del vaccino da febbraio 2022), e anche il fatto che la Germania non esclude una chiusura. Anche la Svizzera non è esente da questi problemi, ma dal punto di vista valutario in questo momento il franco ricopre il tradizionale ruolo di bene rifugio».

La Fed è in vantaggio

«Alla base di questo movimento – conclude - gioca anche il fatto che la Fed americana ha iniziato a ridurre gli acquisti di azioni e hanno da dato qualche segnale di rialzo dei tassi, visto che hanno detto che questo potrebbe accadere durante l’estate dell’anno prossimo. Invece la BCE ha detto che non farà niente, contribuendo ad indebolire l’euro, con riflessi anche sulla parità con il franco. Infatti il franco contro dollaro è rimasto stabile. Per quanto riguarda il futuro, è difficile fare previsioni: per noi per l’euro-franco avevamo un target di 1,06, ma potremmo rivederlo a breve. Dal canto suo la Banca nazionale svizzera potrebbe intervenire, perché un rafforzamento del franco così rapido fa male all’economia, ma è difficile dire ora cosa farà».

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