Il virus rende fiacchi anche i tassi ipotecari

Abitazioni

Secondo Moneypark i mutui decennali hanno toccato un nuovo minimo allo 0,39% - Per gli esperti si tratta di mini fluttuazioni, per almeno due anni non si vedranno rialzi consistenti

Il virus rende fiacchi anche i tassi ipotecari
© archivio CdT

Il virus rende fiacchi anche i tassi ipotecari

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Di nuovo una buona notizia per chi vuole comprare casa. I mutui decennali a tasso fisso infatti continuano a scivolare da un minimo all’altro. Stando a uno studio di MoneyPark, i tassi di riferimento medi di oltre 100 banche, assicurazioni e casse pensioni in gennaio sono scesi fino a otto punti base in gennaio. I prestiti decennali rinegoziati (al 31 gennaio 2020) erano così disponibili a partire dallo 0,39%. I mutui fissi a 2 anni avrebbero potuto essere stipulati dallo 0,38%, quelli a 5 anni dallo 0,48% e quelli a 15 anni erano disponibili a partire dallo 0,85%.

L’inizio d’anno è stato alquanto movimentato tra gli sviluppi della guerra dei dazi e del coronavirus in Cina e questo ha avuto delle ripercussioni anche per il mercato immobiliare. «Più la questione è minacciosa, maggiore è l’impatto sulla situazione economica globale. Ci aspettiamo quindi tassi swap ancora più bassi man mano che il livello di minaccia aumenta», indica MoneyPark. D’altra parte la società non prevede grandi cambiamenti nei tassi di interesse nei prossimi mesi, vista la politica accomodante della BNS.

«Sono osservazioni che corrispondono alle nostre - conferma da parte sua Alberto Crugnola, responsabile Clienti privati di Banca Migros Ticino -. L’epidemia asiatica ha frenato la ripresa economica e quindi un possibile rialzo dei tassi. Ma ci sono anche altri fattori. Ad esempio qualche settimana fa Washington ha inserito la Svizzera in una lista di Paesi sospettati di manipolare la propria valuta. Inoltre il franco ha ripreso forza e la BCE resta accomodante». Quindi, prosegue Crugnola, non c’è da prevedere un cambio sostanziale di tendenza sul fronte dei tassi ipotecari per almeno i prossimi due anni. «Quello che notiamo ora sono piuttosto delle microoscillazioni. Il nostro tasso base ad esempio è sceso a 1,15% rispetto all’1,25%. I clienti privati approfittano delle fluttuazioni a breve termine per adattamenti dei mutui sul lungo periodo e garantirsi così un costo dell’abitazione ancora più basso. Ci sono anche clienti che preferiscono il Libor: è ancora più favorevole e consente in ogni momento di passare all’ipoteca fissa. Noi consigliamo anche di accumulare capitali, in modo da essere in grado di rimborsare l’ipoteca e ridurre il peso del debito quando i tassi saliranno».

Domanda stabile

I tassi ipotecari bassi, come noto, non stanno però provocando una corsa al mattone da parte dei privati. «Noi notiamo una stabilità della domanda di ipoteche, che dipende sia dalla disponibilità di mezzi propri, sia di oggetti e terreni appetibili da comprare», spiega Crugnola. E in effetti, anche se i tassi negativi hanno portato a un eccesso di offerta, la situazione in Svizzera è alquanto variegata. Secondo la società CSL Immobilien, che appartiene alla Banca Migros, in media il tasso di abitazioni vuote in Svizzera era dell’1,66% (contro l’1,62% nel 2018). Ma mentre nelle regioni più periferiche la quota supera tranquillamente il 4%, nei centri urbani come Zurigo, Ginevra, Losanna o Zugo trovare casa può rivelarsi difficile. In Ticino, lo ricordiamo, gli appartamenti sfitti sono circa 5.500.

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