L’imposta minima? Non è una buona notizia

Svizzera

Il sostegno dei ministri delle finanze del G7 a una tassa minima globale del 15% per le grande imprese non farebbe il gioco della Svizzera, secondo due economisti elvetici

L’imposta minima? Non è una buona notizia
© EPA/ANDY RAIN

L’imposta minima? Non è una buona notizia

© EPA/ANDY RAIN

Il sostegno dei ministri delle finanze del G7 a una tassa minima globale del 15% per le grandi imprese non è una buona notizia per la Svizzera, secondo due economisti intervistati dai media. Alcuni cantoni saranno sotto pressione.

«I paradisi fiscali, spesso Stati molto piccoli, soffriranno», ha detto Jan-Egbert Sturm, professore di economia al Politecnico federale di Zurigo, in un’intervista pubblicata oggi dalla SonntagsZeitung. Questi paesi dovranno trovare una soluzione per rimanere attrattivi. Anche la Svizzera dovrà adeguarsi a questa decisione, ha aggiunto.

L’economista prevede una maggiore armonizzazione fiscale in Svizzera se entrerà in vigore la tassa minima globale. «La concorrenza fiscale tra i cantoni sarà ridotta. Alcuni settori economici potrebbero migrare, specialmente il settore delle materie prime, che può condurre i suoi affari ovunque. Tuttavia, Sturm non vede gravi conseguenze per la Svizzera. Per un imprenditore, spiega, la pressione fiscale è solo uno dei tanti criteri che determinano la scelta di un investimento e di una località.

Christoph Schaltegger, professore di economia all’Università di Lucerna e di San Gallo, vede anche «un certo rischio» per i cantoni meglio posizionati fiscalmente, in particolare quelli della Svizzera centrale. Dovranno forse alzare le imposte, ha detto intervistato sabato sera al telegiornale della SRF

Il professore non crede che le grandi società commerciali pagheranno più tasse sui loro profitti con un’aliquota fiscale minima globale. «Alla fine, avremo probabilmente un sistema fiscale diverso, aliquote fiscali più alte, ma una base imponibile meno compatta», La pressione politica, ha detto, indurrà molte aziende a cercare di approfittare di nuove regole di ammortamento o di statuti fiscali speciali.

Le potenze del G7 hanno raggiunto sabato a Londra un accordo storico su una tassa armonizzata di almeno il 15% per le grandi imprese. Si sono anche impegnati a tassare le multinazionali dove fanno i loro profitti, non solo dove hanno la sede, spesso in paesi con basse aliquote fiscali.

Il Dipartimento federale delle finanze (DFF) ha detto di aver preso nota di questa attesa dichiarazione d’intenti del G7. Per la Svizzera, la cosa più importante è avere una serie di condizioni quadro competitive. «La Svizzera prenderà in ogni caso le misure necessarie per rimanere una piazza economica molto attraente», scrive in una presa di posizione. In aprile, il Consiglio federale aveva detto di non vedere grandi inconvenienti per la Svizzera e ha sottolineato che un’aliquota fiscale minima globale dovrebbe tenere conto delle alte tasse ambientali pagate dalle aziende.

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: Economia
  • 1
  • 2

    Finanze, la Svizzera torna alla normalità

    pandemia

    Fondamentale per affrontare l’emergenza sanitaria è stata la buona salute delle finanze del paese prima dello scoppio della crisi - La parola alla direttrice dell’Amministrazione federale delle finanze D’Amelio-Favez

  • 3

    Se un buon espresso rischia di costare caro

    a tavola

    Le quotazioni del caffè galoppano spinte sia dalla ripresa della domanda sia dalla minore offerta - Pesano le catastrofi climatiche e le strozzature della logistica - Secondo gli analisti tra pochi mesi lo scontrino al bar potrebbe diventare più salato

  • 4
  • 5

    Flussi finanziari dell’UE sotto stretta vigilanza

    Giustizia

    La neonata Procura europea (EPPO) con sede in Lussemburgo è diretta da Laura Codruta Kövesi e ha lo scopo di indagare su corruzione, frodi e riciclaggio di denaro nei Paesi membri - Tramite i suoi 22 procuratori nazionali monitora anche i fondi del Recovery

  • 1
  • 1