L’industria orologiera svizzera si sbilancia verso la Cina

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Volano le esportazioni di orologi verso la Cina: uno squilibrio che rischia di rivelarsi pericoloso per il settore

L’industria orologiera svizzera si sbilancia verso la Cina
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L’industria orologiera svizzera si sbilancia verso la Cina

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La clientela cinese è in crescita e le cifre pubblicate giovedì dalla Federazione orologiera svizzera lo testimoniano: nei primi cinque mesi dell’anno le esportazioni di orologi svizzeri verso la Cina sono aumentate mediamente del 56% rispetto allo stesso periodo del 2019, segnando un picco del 75% in aprile. Una tendenza sicuramente positiva nell’immediato, ma che tuttavia non è priva di rischi per il settore.

I paradisi del duty free

L’isola di Hainan, nuova meta del lusso nel Mar della Cina, si erge a destinazione balneare d’élite e diventa la prima zona duty free all’interno dei confini cinesi. Un vero e proprio paradiso per i clienti benestanti che qui possono fare il pieno di beni di lusso, compresi gli orologi svizzeri, senza uscire dalla Cina. Alla clientela dell’Isola di Hainan inoltre è data la possibilità di proseguire gli acquisti esentasse anche dopo il ritorno a casa, per un periodo di sei mesi, sui portali web delle varie marche. Tra i progetti di Pechino, la creazione di altre zone franche di questo tipo, proprio con l’obiettivo di mantenere i consumi all’interno delle proprie frontiere.

Questa prassi fa sì che la quasi totalità degli acquisti di orologi svizzeri da parte della clientela cinese, oggi, avvenga in Cina, e non più in occasione di viaggi all’estero, nelle principali città europee o in Svizzera. E la manovra di Pechino spinge sempre più i grandi gruppi a puntare su questo tipo di mercato, con il rischio di generare una sorta di «dipendenza dalla Cina» dell’industria orologiera.

«La volontà di essere ovunque»

Il vertiginoso aumento delle esportazioni verso la Cina si spiega, secondo il presidente della Federazione orologiera svizzera Jean-Daniel Pasche, intervistato dalla Tribune de Genève, con la rapida uscita della Cina dalla pandemia ma non solo: «Si tratta di un mercato in rapido sviluppo, indipendentemente dalla crisi pandemica, perché la cerchia di potenziali clienti in Cina è in continuo aumento» dice Pasche osservando pure che le guerre commerciali tra grandi potenze rendono particolarmente rischioso puntare su un solo mercato: «Da qui la volontà di essere presenti ovunque». L’obiettivo non è comunque di evitare il mercato cinese, anzi. «Il numero di miliardari cinesi raddoppierà nel corso dei prossimi 10 anni e questo rappresenta una prospettiva di crescita importante», osserva Manuel Emch, patron del marchio Louis Erard.

Tra i fattori di rischio non è nemmeno da sottovalutare il ritorno verso la cultura orientale della clientela cinese: in particolare i giovani cinesi mostrano una certa fierezza patriottica, che si traduce con un ritorno alle origini e ai prodotti locali. Questo potrebbe accadere anche nell’ambito dell’industria orologiera. «Non è da escludere un improvviso allontanamento dall’orologio convenzionale, o un calo dell’importanza dello statuto di chi lo indossa, a favore di orologi connessi, che già sono molto diffusi», dichiara a questo proposito Oliver Müller di LuxeConsult.

Un altro elemento che potrebbe incidere è l’imposizione dall’alto. Determinante potrebbe infatti essere la volontà di istituire delle tasse sui beni di lusso da parte del governo cinese.

Tutti fattori in un delicato equilibrio, insomma, che tengono i protagonisti dell’industria orologiera con il fiato sospeso e impongono una certa prudenza.

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