La COVID cambia l’indice della borsa svizzera

Economia

Da lunedì prossimo Swatch uscirà dallo Swiss Market Index e sarà sostituita da Logitech

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Fuori Swatch, dentro Logitech: fra le tante cose il Covid cambia anche la composizione dell’SMI, l’indice di riferimento della borsa svizzera, con un avvicendamento - in vigore dal prossimo lunedì - che rispecchia in pieno l’impatto che la pandemia ha lasciato sull’economia reale.

Il coronavirus ha dato un enorme impulso alla digitalizzazione e ad approfittarne è stato fra l’altro Logitech, gruppo con sede a Losanna noto in tutto il mondo per i mouse, le tastiere e le webcam. Il telelavoro ha provocato un boom delle vendite dei suoi prodotti e i ricavi l’anno scorso sono così lievitati del 76%.

Sul fronte opposto Swatch ha sofferto per le restrizioni di viaggio, in Asia e altrove, nonché per le chiusure dei negozi: nel 2020 il più grande produttore di orologi del pianeta ha visto il fatturato crollare del 32% ed è finito nelle cifre rosse per la prima volta da quasi 40 anni.

Dopo 23 anni il titolo Swatch si trova così costretto ad abbandonare lo Swiss Market Index (SMI), cioè l’olimpo dei 20 valori principali della piazza elvetica. «Non potrebbe importarcene di meno», aveva commentato l’azienda - quando si stava profilando l’avvicendamento con Logitech, poi reso noto in luglio - nei confronti di un periodico economico. E in seguito lo stesso presidente della direzione di Swatch Nick Hayek, noto per il suo rapporto non sempre idilliaco con il mondo della finanza, aveva tagliato corto: «per noi non cambia nulla», aveva detto. A suo avviso visto che Swatch è il più grande datore di lavoro industriale della Svizzera a perderci è l’SMI, non l’azienda.

I cambiamenti dell’SMI non sono di per sé una novità. Solo 9 delle 20 aziende attualmente rappresentate nell’indice erano già presenti quando è stato fondato 33 anni fa. Ogni anno SIX, la società che gestisce la borsa, determina a inizio estate la classifica delle 20 aziende più grandi in base alla capitalizzazione di mercato e al volume annuale di scambi, annunciando poi i cambiamenti che entrano in vigore in settembre. In tal modo l’SMI riflette il panorama economico elvetico e i suoi sviluppi.

Per evitare cambiamenti troppo frequenti SIX stabilisce un intervallo di tolleranza: Swatch si è ritrovata 24. nella graduatoria, ormai fuori da questa fascia, e ha quindi dovuto cedere il posto a Logitech, che figura al 16. rango.

L’esclusione dallo SMI non è sempre permanente. Swiss Life era per esempio stata estromessa nel 2010 a favore di Transocean, proprio nell’anno in cui il gruppo con sede nel canton Zugo aveva visto una sua piattaforma petrolifera esplodere nel Golfo del Messico. Sei anni più tardi Transocean si ritirò completamente dalla borsa e Swiss Life riprese il suo posto, che mantiene tuttora.

L’SMI è nato oltre tre decenni or sono, il 30 giugno 1988. Allora partì con 1500 punti e nel frattempo si è moltiplicato per otto. Il punto più basso risale al 14 gennaio 1991, con 1287,60 punti, mentre il massimo è stato raggiungo il 18 agosto di quest’anno con 12’573,43 punti. Il 2021 si sta rivelando positivo: dall’inizio dell’anno la performance supera il 12%.

Per fare i confronti internazionali va peraltro sottolineato che l’SMI - contrariamente ad altri indici, come il DAX tedesco - si basa solo sul corso delle azioni e non ingloba i dividendi e altri cambiamenti di capitale. Può anche essere utile ricordare che dal 2007 l’SMI comprende stabilmente 20 titoli: in precedenza il numero era variato fra un minimo di 18 nel 1993 e un massimo di 29 nel 2000.

Per una società appartenere all’SMI si traduce non solo in prestigio e maggiore visibilità nei confronti degli investitori: in genere comporta anche un aumento del valore delle azioni. L’indice è infatti ampiamente utilizzato come punto di riferimento, con diversi fondi che ne imitano la composizione. Inoltre numerosi investitori istituzionali possono investire solo in titoli che sono rappresentati in determinati indici.

Diversi anni or sono lo specialista della crittografia Kudelski aveva combattuto contro la retrocessione dall’SMI. «Non sarebbe un buon segnale per l’industria informatica elvetica», aveva detto uno dei principali proprietari dell’azienda, André Kudelski. La sua società infatti era l’unica presente nell’indice attiva nelle tecnologie dell’informazione (IT). Nel 2005 la famiglia Kudelski aveva anche distribuito azioni per aumentare la quota fluttuante su cui si basa la capitalizzazione di mercato calcolata da SIX. Ma non era stato sufficiente: l’anno seguente Kudelski era uscita dall’SMI e da allora nessun gruppo IT ha fatto parte di quelle che nel gergo borsistico vengono chiamate blue chip, dal nome delle fiche con il valore più alto usate nel gioco d’azzardo, che sono appunto di colore blu.

A dominare l’SMI rimangono comunque sempre i tre pesi massimi Nestlé, Novartis e Roche, che insieme rappresentano oltre il 40% dell’indice. Tradizionalmente una componente importante, le banche hanno perso molto terreno dalla crisi finanziaria. Due anni fa, per esempio, l’istituto Julius Bär ha lasciato spazio ad Alcon, la società attiva nell’oftalmologia scorporata da Novartis. Il segmento farmaceutico è così il più importante rappresentato nell’indice.

Per completezza d’informazione, ecco i 19 titoli che - oltre a Logitech - da lunedì comporranno l’indice, in ordine di capitalizzazione: Nestlé, Novartis, Roche, Zurich, UBS, ABB, Richemont, Lonza, Sika, Alcon, Givaudan, Holcim, Swisscom, Credit Suisse, Partners Group, Swiss Re, Geberit, SGS e Swiss Life.

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