Industria dell’auto

La Ford per Moody’s è ormai spazzatura

Colpo durissimo per il colosso automobilistico statunitense che vede il proprio rating tagliato al grado di «junk»

 La Ford per Moody’s è ormai spazzatura
Il fondatore della casa automobilistica Henry Ford in un ritratto del 1919. (Foto Wikipedia)

La Ford per Moody’s è ormai spazzatura

Il fondatore della casa automobilistica Henry Ford in un ritratto del 1919. (Foto Wikipedia)

La scure di Moody’s si è abbattuta su Ford. Ed è un colpo durissimo per il colosso automobilistico statunitense, che vede il proprio rating tagliato al grado di «junk», spazzatura. Si certifica dunque una crisi che, nonostante un ambizioso piano di ristrutturazione e di rilancio da 11 miliardi di dollari (grossomodo la medesima somma in franchi) in cinque anni, attanaglia sempre di più l’iconica casa fondata in Michigan da Henry Ford nel 1903.

Il cattivo voto assegnato da Moody’s, Ba1 da Baa3, riflette proprio i tanti dubbi sulla strategia portata avanti dal nuovo Ceo Jim Hackett, giudicata finora inefficace per affrontare le sfide poste da un mercato automobilistico che va indebolendosi a livello globale. Troppo scarsi i margini di utile e quelli sul fronte dei flussi di cassa finora ottenuti, inferiori alle previsioni rivelatesi eccessivamente rosee.

Ford paga soprattutto il prezzo di una debole performance in Cina, il gigante su cui la casa di Dearborn aveva puntato con forza. Invece le vendite sul mercato asiatico sono crollate negli ultimi due anni, col risultato di enormi perdite che hanno appesantito oltremodo i conti del gruppo.

Anche se gli analisti di Moody’s parlano di un bilancio «ancora solido» e di una discreta liquidità: aspetti questi che allontano al momento il paragone con i primi anni del 2000, quando Ford rischiò la bancarotta e tutte Big Three di Detroit (Ford, Gm e Chrysler) furono messe a durissima prova dalla crisi economica e dalla recessione. Al 30 giugno di quest’anno Ford aveva 22,1 miliardi in cash, e questo per ora garantirebbe una certa tranquillità.

Ma il taglio del rating può certamente complicare le cose, a partire dal fatto che renderà più caro contrarre prestiti. La casa automobilistica getta comunque acqua sul fuoco: «Ford resta molto fiduciosa nel suo piano di sviluppo e nel suo progresso nel futuro». Per questo si sta pensando a nuovi modelli, soprattutto per vincere la sfida finora persa, quella di sfondare sul mercato cinese che lo scorso anno ha fatto registrare perdite per 1,5 miliardi di dollari.

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