«La pandemia lascerà il segno su economia e lavoro»

Coronavirus

Secondo gli esperti dell’istituto BAK di Basilea e di UBS ci sarà una recessione a livello mondiale - In Svizzera si prevede un calo del Pil del 2,5% e un tasso di disoccupazione in crescita di 0,8 punti percentuali

 «La pandemia lascerà il segno su economia e lavoro»
©CdT/Chiara Zocchetti

«La pandemia lascerà il segno su economia e lavoro»

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La pandemia di coronavirus lascerà il segno nell’economia elvetica per l’anno in corso: lo prevedono gli economisti dell’istituto BAK di Basilea e di UBS, secondo i quali tuttavia la congiuntura dovrebbe registrare un balzo l’anno prossimo.

L’istituto basilese si attende una recessione a livello planetario a causa soprattutto del tracollo a livello di consumi privati. In Svizzera ciò dovrebbe tradursi in una diminuzione delle esportazioni di servizi, precisa una nota odierna del BAK, a causa in particolare della domanda in flessione nel settore del turismo.

A conti fatti, il PIl dovrebbe contrarsi secondo gli economisti basilesi del 2,5% quest’anno, a fronte di stime che prevedevano una crescita dell’1,3%. Se la pandemia dovesse essere superata in tempi brevi, nel 2021 si potrebbe però assistere a una balzo del 4,3%.

A farne le spese della situazione attuale saranno i lavoratori: il tasso di disoccupazione dovrebbe crescere di 0,8 punti percentuali per attestarsi al 3,1% nel 2020, per poi ridiscendere al 2,7% l’anno seguente. A causa del prezzo del petrolio in discesa, l’inflazione dovrebbe risultare negativa quest’anno (-0,3%), per poi risalire allo 0,5% nel 2021.

Gli specialisti di UBS calcolano per quest’anno una diminuzione del PIL dell’1,3% (se i provvedimenti urgenti per arginare l’epidemia dovessero essere revocati rapidamente, ossia alla fine di aprile) e in seguito una crescita del 2% nel 2021.

Se invece la crisi dovesse protrarsi, la crescita potrebbe registrare un calo del 3%, si legge in una comunicato separato della maggiore banca elvetica. A tale riguardo, il tasso di senza lavoro aumenterebbe condizionando negativamente la propensione al consumo della famiglie. Un’ondata di fallimenti avrebbe conseguenze anche sulle banche, meno propense a concedere prestiti ipotecari, con conseguenza spiacevoli per il settore della costruzione. Nel peggiore dei casi, insomma, una ripresa non si manifesterebbe prima del 2022.

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