«La piazza ha vissuto una vera battaglia»

Caso Thiam

La lettura della situazione, dopo le dimissioni del CEO di Credit Suisse Tidjane Thiam, da parte del giornalista e editore del portale Inside Paradeplatz, un riferimento per il settore

«La piazza ha vissuto una vera battaglia»
© Keystone/Ennio Leanza

«La piazza ha vissuto una vera battaglia»

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Lukas Hässig, giornalista economico zurighese, è l’editore di Inside Paradeplatz, uno dei portali più aggiornati e informati attivi sulla più importante piazza finanziaria della Svizzera. Dal sito passano notizie, indiscrezioni, tendenze, scoop. «Credit Suisse aveva perso la capacità di lavorare», commenta Hässig. «I suoi dipendenti erano completamente assorbiti dalle voci che leggevano sulla stampa. La domanda che circolava ogni giorno presso la sede era ‘‘Thiam potrà rimanere o dovrà andarsene?’’. Capite bene che operare in una situazione simile era quasi impossibile». Una situazione conclusasi (forse) ieri, con le dimissioni del CEO franco-ivoriano. «Thiam aveva perso la fiducia della gente», prosegue Hässig. «Ha sbagliato strategia, soprattutto dal punto di vista della comunicazione. Non poteva non sapere degli spionaggi, eppure ha sempre sostenuto il contrario. Con il passare del tempo e con il gonfiarsi del caso, Thiam ha dunque smarrito la capacità di convincere il personale e il Consiglio di amministrazione. Negli ultimi giorni aveva unicamente il supporto degli azionisti. Dei suoi azionisti, i quali in parole povere, hanno detto ‘‘siamo noi a comandare, siamo noi a decidere’’. Una situazione assurda, una dimensione assurda perché - di fatto - veniva scavalcato in blocco tutto il CdA». Il giornalista zurighese saluta positivamente l’avvicendamento avvenuto ieri mattina, con Gottstein a prendere il posto di Thiam. «Credit Suisse è ben posizionato sul mercato svizzero», sostiene. «E ha la fortuna di avere al suo interno persone capaci, più innovative rispetto alla concorrenza. Il problema, all’interno della banca, era dunque solamente Thiam. Ha arrecato un danno di immagine e di credibilità notevole con tutti gli scandali venuti a galla negli ultimi mesi». (Approfondimento: «L’abbandono di Thiam, i dubbi su Rohner»)

Torti e ragioni
Da un gossip a prima vista innocuo e «di costume» a uno potenzialmente esplosivo il passo è breve. Soprattutto quando in gioco ci sono rapporti di potere all’interno della seconda banca più importante della Svizzera. «Una storia di spionaggio è molto, molto succulenta», rileva Hässig. «Soprattutto, non se ne vedeva la fine. Continuavano a uscire notizie, indiscrezioni, novità. Nuovi capitoli della saga. Si è detto che si trattava solamente di speculazioni giornalistiche, di fatti infondati. No. È stato lo stesso Credit Suisse a produrre materiale sopra il quale spendere fiumi di inchiostro. E lo faceva in continuazione, arricchendo a scadenze regolari il thriller». Con le dimissioni di Thiam, è stato messo il punto finale al libro. Ma ci sarà un sequel? Ancora Lukas Hässig: «Per il momento la vicenda del Credit Suisse sembrerebbe conclusa. Anche perché in Paradeplatz la questione si era ridotta a chi aveva ragione e chi aveva torto. I media oppure Thiam? Chi raccontava la verità? Abbiamo assistito a una vera e propria battaglia, se vogliamo. Thiam e gli influenti investitori mondiali di CS sono stati sconfitti dalla piazza. Ed è un fatto molto sorprendente».

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