«La ristorazione svizzera era in crisi già prima della pandemia»

economia

Molti bar e locali gastronomici stanno soffrendo problemi di liquidità e chiedono subito aiuti a Berna - Ma le preoccupazioni dell’industria non sarebbero una novità: secondo un rapporto di GastroSuisse citato dalla «SonntagsZeitung», oltre il 62% delle imprese non era redditizio anche negli anni precedenti l’arrivo della COVID-19 - Con un’altra indagine, GastroSuisse avverte: «Prima della crisi, l’80% delle aziende del settore aveva una buona o addirittura ottima liquidità, il Consiglio federale sia coraggioso ed aiuti»

«La ristorazione svizzera era in crisi già prima della pandemia»
© CdT/Gabriele Putzu

«La ristorazione svizzera era in crisi già prima della pandemia»

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(Aggiornato alle 13.42) Sono molti i ristoranti in Svizzera che soffrono di problemi di liquidità a causa della pandemia (due terzi, scrive il «Sonntagsblick»). Se il Governo federale non fornisce rapidamente un sostegno finanziario alle imprese, quasi la metà delle aziende gastronomiche rischia la chiusura. Tuttavia, le preoccupazioni dell'industria non sono nuove, scrive la «SonntagsZeitung». Già prima dello scoppio della pandemia, la maggior parte dei ristoratori svizzeri se la passava male. Lo dimostrano le cifre riportate dal «Riflesso economico» di GastroSuisse 2020, rapporto che da 25 anni analizza fatturato, utili e altre cifre chiave del settore.

Il 62% delle aziende non è redditizio

Il documento, scrive il domenicale, mostra un’immagine spaventosa: solo il 38% delle aziende generava già prima della crisi sanitaria rendimenti sufficienti. Il 62% degli albergatori non è stato in grado di pagare gli interessi sul capitale proprio investito con un premio adeguato al rischio imprenditoriale. Oppure non erano in grado di pagarsi uno stipendio che coprisse le spese di sostentamento - anche se si ipotizzava uno stipendio di soli 40.000 franchi per ogni proprietario o membro della famiglia che lavorava a tempo pieno. O nessuno dei due. In altre parole, il 62 per cento delle imprese non era redditizio anche prima dell’arrivo della COVID-19.

«La mancanza di rendimento del capitale proprio, ossia l’assenza di profitto dopo aver tenuto conto di un salario imprenditoriale ragionevole, è dolorosa ma ancora tollerabile in tempi di tassi d’interesse storicamente bassi», si leggerebbe sul documento, citato dalla «SonntagsZeitung». «Un salario proprio che non è in grado di coprire il costo della vita, d’altra parte, porta a una riduzione del patrimonio privato». Ciò significa che una buona parte dei locatori svizzeri non è in grado di costituire un fondo pensione sufficiente per loro stessi.

Da anni GastroSuisse è consapevole che il settore ha bisogno di un cambiamento strutturale per ritornare sano: meno ristoranti, ma più sostenibili da un punto di vista economico.

«Il 98% dei membri di GastroSuisse ha bisogno di aiuti immediati»

In una nota odierna GastroSuisse ha affermato che quasi la metà degli alberghi e dei ristoranti fallirà entro la fine di marzo se non riceverà subito un risarcimento finanziario. Il 98% dei membri, infatti, ha bisogno di sostegno. Ogni ondata di coronavirus è accompagnata da un’ondata di licenziamenti, osserva GastroSuisse, che ha condotto un’indagine su oltre 4000 aziende del settore. Nei mesi di novembre e dicembre si è verificata una seconda ondata di licenziamenti nel settore alberghiero e della ristorazione, ricorda GastroSuisse. Quasi il 60% degli esercizi pubblici che hanno effettuato licenziamenti nel corso dell’anno hanno dovuto farlo di nuovo alla fine del 2020. In ottobre, GastroSuisse aveva indicato che erano a rischio 100.000 posti di lavoro.

Prima della crisi, secondo l’indagine, oltre l’80% delle aziende del settore aveva una buona o addirittura ottima liquidità. Ma nel giro di un mese, l’80% di esse si è trovata in una situazione molto negativa. GastroSuisse chiede quindi al Consiglio federale di essere coraggioso e di risarcire il settore alberghiero e della ristorazione immediatamente e senza complicazioni.

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