«La Svizzera ha gestito bene la crisi del virus»

Analisi

Buoni i voti dai dal Fondo monetario internazionale alla Confederazione che, sulla base della solidità dei suoi conti, ha potuto varare misure di sostegno pari a oltre il 10% del PIL - Come effetto quest’anno crescita del 3,5% - Fra i fattori di forza l’industria d’esportazione e un sistema finanziario ben capitalizzato

«La Svizzera ha gestito bene la crisi del virus»
Buona tenuta dell’economia elvetica malgrado la pandemia, grazie soprattutto alle misure adottate dallo Stato.  © CDT/Gabriele Putzu

«La Svizzera ha gestito bene la crisi del virus»

Buona tenuta dell’economia elvetica malgrado la pandemia, grazie soprattutto alle misure adottate dallo Stato.  © CDT/Gabriele Putzu

La Svizzera riceve buoni voti dal Fondo monetario internazionale per la sua gestione efficace e oculata della crisi legata alla pandemia. È quanto emerge da un rapporto redatto da una delegazione del Fondo che dal 17 marzo al primo aprile ha effettuato il suo esame annuale della Svizzera, sulla base di incontri (svolti in modo virtuale a causa del virus) con rappresentanti dell’amministrazione federale, della Banca nazionale, dell’autorità di sorveglianza dei mercati finanziari (Finma) e del settore privato. I risultati sono stati presentati ieri dal Segratariato di Stato alle questioni finanziarie internazionali. Ricordiamo che lo scorso anno la valutazione era stata rimandata a causa dello scoppio della pandemia.

In estrema sintesi, secondo l’FMI, le misure messe in campo in Svizzera sono state efficaci, e per il 2021 prevede una crescita del 3,5%, dopo una contrazione del 2,9% nel 2020 (un calo inferiore rispetto alle altre economie europee). Per quanto riguarda il futuro, il Fondo considera la riforma delle pensioni e il cambiamento climatico come le principali sfide a lungo termine.

Il vantaggio di bilanci solidi

Secondo l’FMI, il «successo» elvetico poggia su fattori quasi unici e molto positivi. Infatti, ad aiutare in modo sostanziale la Confederazione sono stati la solidità dei bilanci pubblici e privati, l’elevata competitività dell’industria di esportazione, un settore finanziario ben capitalizzato, un sistema sanitario ben attrezzato e misure di contenimento mirate, che hanno avuto un effetto ammortizzante della crisi.

Ad essere state decisive poi sono le misure messe in campo a sostegno dell’economia, che nel complesso sono ammontate a oltre il 10% del PIL.

Cosa fare in futuro? Alla luce delle incertezze ancora presenti, il Fondo raccomanda di sfruttare lo spazio di bilancio disponibile per continuare a sostenere la domanda, almeno fino a quando non sarà assicurata la ripresa. Inoltre, viste le prospettive di bassa inflazione, consiglia anche di perseguire una politica monetaria espansiva. Nell’ambito di quest’ultimo fattore, si potrebbero prendere in considerazione interventi sul mercato valutario anche in caso di significativo afflusso di capitali in Svizzera e di forti pressioni al rialzo sul franco.

Il Fondo raccomanda anche di continuare a mantenere le misure che stanno aiutando il mercato del lavoro. Tuttavia, sottolinea anche che potrebbe essere difficile intraprendere le necessarie trasformazioni strutturali se le misure di sostegno fossero lasciate in vigore troppo a lungo.

A più lungo termine, il Fondo raccomanda di promuovere la crescita sostenibile e digitale attraverso misure efficaci e mirate. Gli investimenti richiesti, in particolare nei settori dei sistemi energetici, dei trasporti e delle ristrutturazioni edilizie, dovrebbero tener conto delle sinergie con i programmi già in corso. Per questo bisogna studiare bene il modo di utilizzare i relativi fondi.

Riforme più ampie

Infine, gli esperti hanno proposto che la Svizzera adotti riforme più ampie per garantire il finanziamento a lungo termine della previdenza, in particolare di fronte all’aumento della speranza di vita. Pertanto raccomanda di aumentare in modo significativo l’età pensionabile e di collegarla all’aspettativa di vita.

Particolare menzione hanno meritato nel rapporto le misure della Banca nazionale e della Finma, che con le loro politiche hanno contribuito a sostenere la liquidità in franchi e in dollari e il credito bancario. Infatti i prestiti non ipotecari sono aumentati lo scorso anno al tasso più rapido da oltre un decennio e i crediti in sofferenza sono rimasti su livelli molto bassi. La risposta coordinata ha frenato la perdita di potere d’acquisto e un aumento della disoccupazione e dei fallimenti, contrastando così le pressioni deflazionistiche. Pressioni che avrebbero potute essere rafforzate dal rafforzamento del franco, che si è apprezzato del 6% e del 4%, in termini di tasso di cambio effettivo nominale e reale. L’avanzo delle partite correnti esterne è stato nettamente inferiore rispetto all’anno prima, ossia del 3,8% del PIL rispetto al 6,7% nel 2019, a causa delle minori esportazioni nette di beni (oro, orologi), servizi e redditi da investimenti, dovute alla pandemia.

I rischi sono elevati

Le incertezze rimangono elevate, rileva il Fondo. La velocità con cui vengono somministrate le vaccinazioni e il modo in cui si sviluppa la terza ondata giocano un ruolo importante. In ogni caso, la crisi avrà probabilmente effetti che saranno ancora visibili molto tempo dopo la pandemia. Ciò è particolarmente vero per i settori in cui la domanda può riprendersi più lentamente (ad esempio la ristorazione o l’industria degli eventi).

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