Le aziende sono fiduciose: «La ripresa ci sarà»

Lo studio

Secondo un sondaggio di UBS, il 71% delle imprese, anche ticinesi, prevede che nel 2022 avrà un fatturato uguale o superiore a quello del 2019 - L’87% si aspetta di avere un numero di dipendenti uguale o superiore

 Le aziende sono fiduciose: «La ripresa ci sarà»
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Le aziende svizzere - comprese quelle ticinesi - scommettono sulla ripresa e nonostante il coronavirus sono sostanzialmente fiduciose per il medio termine: il 71% delle imprese interrogate nell’ambito di un sondaggio svolto da UBS prevede che nel 2022 avrà un fatturato uguale o superiore a quello del 2019.

L’87% si aspetta di avere un numero di dipendenti uguale o di vedere aumentato l’organico, emerge dall’indagine condotta presso 2500 realtà imprenditoriali. Questa fiducia vale per tutti i settori e le regioni, si rallegrano gli specialisti della grande banca: anche nel travagliato ramo della ristorazione tre quarti degli intervistati, e in Ticino addirittura l’87%, prevedono che il personale fra due anni sarà allo stesso livello o più numeroso.

Il blocco di varie attività causato dalla pandemia ha costretto le società elvetiche a utilizzare sempre più forme flessibili di lavoro e soluzioni digitali. Le ditte intervistate hanno espresso la ferma intenzione di continuare a lavorare con questi strumenti anche dopo la recessione: negli ultimi mesi il 60% ha utilizzato il telelavoro e quattro aziende su cinque vogliono attenersi ad esso. Secondo UBS sussiste quindi una speranza giustificata che la crisi dia all’economia svizzera una spinta tecnologica a lungo termine.

Gli intervistati traggono ulteriori insegnamenti dalla crisi. Per essere meglio preparati a shock simili in futuro molti prevedono di investire nella digitalizzazione, aumentare le riserve finanziarie o adattare i prodotti e servizi. Le grandi aziende si affidano anche a una più approfondita analisi dei rischi.

A causa dell’epidemia e del confinamento quasi la metà delle aziende ha incontrato difficoltà di approvvigionamento. Ciò nonostante misure quali la cosiddetta internalizzazione (insourcing) o la ricollocazione domestica non sono considerate una priorità. Al contrario, le imprese si affidano maggiormente a provvedimenti rapidi e facili da implementare.

«È incoraggiante che una larga maggioranza delle imprese si attenda una ripresa nel medio periodo e sia pronta ad investire nella tecnologia», commenta Axel Lehmann, numero uno di UBS Svizzera, citato in un comunicato. «Questo spirito di fiducia nel pensiero imprenditoriale e nell’azione sono i presupposti fondamentali affinché la Svizzera emerga più forte dalla crisi».

Tuttavia non si deve trascurare il fatto che le attese, e quindi anche la disponibilità ad investire delle aziende, potrebbero essere oscurate nel caso di uno sviluppo negativo della pandemia. Il potenziale di ripresa macroeconomica sarebbe in questo caso tutt’altro che garantito. Gli esperti di UBS ritengono che a seconda dei settori sino a un quarto delle imprese non riusciranno a tornare allo stesso numero di dipendenti pre-crisi.

A livello macroeconomico, per il 2020 UBS si aspetta una contrazione del prodotto interno lordo del 5,5%, mentre nel 2021 è atteso un rimbalzo del 4,4%. Al fine di sostenere la ripresa la Banca nazionale viene invitata a mantenere i tassi negativi per un lasso di tempo prevedibile.

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