Le casse pensioni archiviano un altro anno col sorriso

previdenza

Nel 2021 il rendimento medio calcolato da UBS si è attestato all’8,1%, grazie al rally delle Borse - Ammirati: «Difficile replicare nel 2022 ma gli istituti hanno bilanci solidi e sono attrezzati per le situazioni di stress»

Le casse pensioni archiviano un altro anno col sorriso
Negli anni positivi si mette fieno in cascina per le fasi di volatilità e incertezza .  ©cdt/chiara zocchetti

Le casse pensioni archiviano un altro anno col sorriso

Negli anni positivi si mette fieno in cascina per le fasi di volatilità e incertezza .  ©cdt/chiara zocchetti

Grazie al rally della Borse, il 2021, il secondo anno di pandemia, è stato assai positivo per le casse pensioni svizzere. Stando a un’analisi periodica di UBS il rendimento medio si è attestato al +8,1%, significativamente superiore rispetto al +3,8% del 2020. Negli ultimi dieci anni, solo la performance del +11,3% nel 2019 era stata ancora migliore. Anche il Credit Suisse Pension Fund Index mostra un risultato simile. Secondo la seconda banca svizzera, in tutto il 2021 i rendimenti sono stati dell’8,24%, con il 2,09% raggiunto nel quarto trimestre. UBS specifica che l’anno si è chiuso con dicembre in crescita del +1,39%, la migliore performance dopo quelle di marzo (+2,26%) e giugno (+1,80%). Il valore più elevato (+3,07%) è stato raggiunto da una grande cassa (oltre un miliardo di patrimoni amministrati), quella peggiore (+0,13%) da un piccolo istituto di previdenza con meno di 300 milioni di attivi.

«Per le casse pensioni si tratta di un ottimo risultato, dopo un 2020 che era già stato positivo», spiega Fabrizio Ammirati, responsabile della clientela istituzionale della Banca del Ceresio di Lugano. «Il grado di copertura, ovvero il rapporto tra attività ed impegni, a fine 2020 era in media del 115%. Per il 2021 è probabile che salga ulteriormente, a seconda di come i consigli di fondazione decideranno di ripartire il rendimento tra la rimunerazione degli attivi, che potrebbe situarsi tra il 3-4%, e le riserve per fluttuazione valori, che rappresentano cioè le riserve messe da parte per gli anni difficili».

Azioni e private equity

Guardando alle diverse classi di attività, le casse pensioni in media investono in azioni il 30% del loro patrimonio, in liquidità e obbligazioni il 40%, il 21% in immobili, l’8% in alternativi (come il private equity ed hedge funds) e l’1% in infrastrutture. Questa ripartizione spiega anche il rendimento dello scorso anno, ottimo ma relativamente moderato rispetto al rally delle Borse. Stando all’analisi di UBS la performance del private equity e delle infrastrutture nel 2021 era chiaramente in testa. Nonostante un dicembre poco brillante (+0,22%), per l’intero anno questa classe di attivi ha registrato un rendimento del 39%. Ma anche le azioni svizzere sono state impressionanti. In dicembre (+5,85%), si è potuto recuperare ampiamente la battuta d’arresto di novembre, mentre su tutto l’anno l’azionario è salito del 23,36%. Molto positive anche le azioni globali con il +19% sui dodici mesi. L’immobiliare invece ha reso il 7,7%, mentre gli hedge fund hanno contribuito meno alla performance con il 5%. Infine le obbligazioni sono state le uniche a registrare un risultato negativo. In particolare i bond in franchi svizzeri (-1,75%) hanno fatto peggio dei bond in valuta estera (-0,95%).

Bis improbabile

«Nel 2022, a livello di rendimenti sarà difficile replicare la corsa dei mercati azionari - continua Ammirati -. Ci aspettiamo parecchie fluttuazioni, a fronte di probabili rialzi dei tassi da parte della Fed, stimati tra due e quattro a seconda degli sviluppi congiunturali. Alcuni settori, come bancario e assicurativo potrebbero beneficiare di questi rialzi, ma altri, come ad esempio il tecnologico che è già a livelli molto elevati, probabilmente correggeranno. Dalle obbligazioni non c’è da aspettarsi particolari soddisfazioni».

Ma affrontare un anno con ancora tante incognite dal punto di vista economico, pandemico e geopolitico cosa significa per gli assicurati? «Niente di particolarmente preoccupante - specifica Ammirati - anche perché le casse pensioni sono abituate a navigare in situazioni articolate. Inoltre con tre anni di rendimenti positivi alle spalle sono ben attrezzate per affrontare periodi di volatilità. In più ci sono delle categorie di investimento, come gli immobili, che continuano a fare bene». Negli ultimi anni, aggiunge, «si è notato che gli istituti di previdenza stanno marginalmente incrementando la rischiosità degli investimenti. In buona parte puntano appunto sull’immobiliare, perché è un settore considerato con ancora un buon potenziale. Infatti nonostante ci siano alcune regioni come il Ticino che presentano delle situazioni di stress, è anche vero che nella Svizzera interna la domanda supera ancora ampiamente l’offerta. E poi si nota un forte impulso verso il settore delle infrastrutture. Dal 2020 per legge le casse possono investire fino al 10% degli attivi. È un altro tipo di investimento che piace perché è ‘concreto’ come gli immobili e inoltre presenta dei flussi di cassa che ricordano quelli del reddito fisso».

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