Le sfide per il sistema previdenziale in Svizzera

Economia

L’intervista a Ettore Bonsignore, Head Italy& Ticino Julius Baer

Le sfide per il sistema previdenziale in Svizzera
©Cdt/Archivio

Le sfide per il sistema previdenziale in Svizzera

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L’intervista a Ettore Bonsignore, Head Italy& Ticino Julius Baer.

Quali sono le principali sfide per il sistema previdenziale in Svizzera?

«La previdenza è un tema di particolare attualità e rappresenta una priorità della politica svizzera.

Tra le sfide principali troviamo in particolare l'aspettativa di vita in costante aumento ed il calo del tasso di natalità. Nel 2030 ci aspettiamo che in Svizzera avremo più di 2 milioni di persone con un’età superiore ai 65 anni. Se guardiamo alla situazione del Ticino, rileviamo che già oggi il 25% della popolazione ha un’età superiore ai 65 anni. L’invecchiamento della popolazione comporta una mancanza di equilibrio tra il numero di lavoratori attivi, che contribuiscono ai fondi pensione, ed il numero di pensionati. Alcuni dati statistici ci permettono di capire immediatamente l’entità del problema.

Nel 1948 per ogni pensionato avevamo 6.5 persone attive che contribuivano all’AVS. Nel 2040 l’aspettativa è che per ogni pensionato il numero di contribuenti attivi si ridurrà a 2. Questa evoluzione del rapporto tra soggetti attivi e pensionati pone chiaramente seri interrogativi sulla tenuta del sistema previdenziale nel lungo periodo.

Inoltre va ricordato che gli attuali bassi tassi di interesse comportano una riduzione del potenziale di crescita del proprio patrimonio previdenziale».

Quali sono le conseguenze per i lavoratori attivi?

«Il primo ed il secondo pilastro destano preoccupazioni a causa della mancanza di riforme negli ultimi anni. Si sente, ad esempio, spesso parlare del problema della ridistribuzione nel secondo pilastro. Cosa significa? Può accadere che una parte del rendimento annuale generato dalle casse pensioni non vada ad accrescere il patrimonio previdenziale investito nel secondo pilastro dei lavoratori attivi ma venga impiegato per pagare le rendite dei pensionati. Le casse pensioni devono infatti pagare le rendite pensionistiche secondo le aliquote che erano state garantite in passato e che oggi risultano troppo elevate dato l’attuale contesto di bassi tassi di interesse.

Secondo i dati della Sovrintendenza alla previdenza professionale la ridistribuzione nel secondo pilastro dai lavoratori attivi ai pensionati è stata di circa 6,3 miliardi di franchi all'anno negli ultimi cinque anni, che corrisponde a circa lo 0.7% dell’intero patrimonio previdenziale.

Questo minor rendimento annuale può comportare, nel lungo periodo, un impatto sostanziale sul secondo pilastro di ciascun soggetto».

Come si potrebbe ottimizzare la propria situazione previdenziale?

«È fondamentale un’accurata pianificazione a causa della situazione attuale. Il pilastro 3a è sicuramente un valido strumento e gode di chiari vantaggi fiscali, ma l’importo che può essere versato annualmente con un beneficio fiscale è limitato. In particolare, per le persone con una cassa pensione l’importo massimo fissato per il 2021 è pari solo a 6 883 franchi.

Un’opzione molto interessante per i soggetti con redditi elevati sono i piani previdenziali 1e che il datore di lavoro può scegliere di implementare. Tali piani consentono al dipendente, con un reddito annuo superiore ai 129.060 franchi, di poter scegliere una soluzione d’investimento individuale nel secondo pilastro con riferimento ai contributi versati sulla parte di reddito annuo eccedente i 129.060 franchi. Gli assicurati possono scegliere liberamente tra 10 strategie d’investimento e adeguare il profilo di rischio alle proprie esigenze. Il rischio d'investimento rimane sì a carico dell'investitore, ma si evita il problema della ridistribuzione nel secondo pilastro dai lavoratori attivi ai pensionati a cui si accennava in precedenza.

Molte aziende e studi professionali hanno compreso la necessità di offrire ai propri dipendenti una soluzione previdenziale attraente. I piani 1e si sono dimostrati una soluzione valida per attrarre quadri, dirigenti e professionisti altamente qualificati».

Quando si dovrebbe iniziare a valutare la propria situazione previdenziale

«Bisognerebbe iniziare a valutare la propria situazione il prima possibile. Al più tardi a 50 anni una pianificazione ponderata diventa di estrema importanza. In questo modo si ha il tempo necessario per ottimizzare le proprie finanze e colmare eventuali lacune, ad esempio attraverso acquisti volontari nella cassa pensione.

Una pianificazione corretta ha anche l’ulteriore vantaggio di massimizzare il proprio potenziale di risparmio sulle imposte.

Una consulenza su questi temi può essere di grande aiuto. I temi previdenziali sono infatti estremamente complessi e non è sempre facile individuare soluzioni senza l’ausilio di professionisti esperti».

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