Lo spettro della recessione si avvicina

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Per gli analisti lo shock provocato all’economia dal coronavirus provocherà una crescita negativa per quest’anno sia in Svizzera, sia nel resto del mondo

Lo spettro della recessione si avvicina
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Il coronavirus sta piegando l’economia. Quello che sembrava uno shock destinato a rientrare già nel secondo trimestre, ora invece fa temere colpi pesantissimi e duraturi per le economie di vari Paesi, inclusa la Svizzera. Secondo il Centro di ricerca del Politecnico di Zurigo (KOF) l’economia elvetica ad esempio sta già entrando in recessione (tecnicamente quando si registrano almeno due trimestri di fila di crescita negativa del PIL). Già settimana scorsa la banca Raiffeisen aveva corretto le sue previsioni stimando una variazione negativa del PIL di quest’anno, al -0,20%. Il futuro però è ancora parecchio nebuloso: nella migliore delle ipotesi, scrive il KOF, un rimbalzo lo si vedrà già nella seconda metà dell’anno e il 2020 potrà venire archiviato con un +0,3%. Ma se il virus dovesse tenere le attività produttive in scacco più a lungo del previsto, allora il PIL nel 2020 potrebbe contrarsi fino al 2,3%.

Lo shock provocato dal virus all’economia è a doppio taglio: da una parte colpisce i consumi privati, fortemente rallentati dalle misure di prevenzione che i governi stanno mettendo in atto. Dall’altra colpisce la produzione e la catena dell’approvvigionamento, che giocoforza risentono della chiusura delle frontiere e dei minori investimenti di queste settimane.

Servizi interrotti

Infatti, l’associazione di categoria Commercio Svizzera segnala che la chiusura temporanea di impianti produttivi in Cina, il calo delle capacità di trasporto e i ritardi nelle spedizioni stanno causando problemi di approvvigionamento per le merci importate, con rallentamenti nei settori dell’elettronica e delle produzioni che impiegano plastiche e terre rare.

Diverse società inoltre stanno comunicando la sospensione dei servizi. Le agenzie di turismo Kuoni, Hotelplan e Tui Suisse hanno annullato l’offerta di viaggi fino al 19 aprile. In Germania, il gruppo Volkswagen «chiuderà a breve la maggior parte delle sue fabbriche in Europa per due o tre settimane a causa del deterioramento delle vendite e della incertezza delle forniture», stando alle parole del CEO Herbert Diess. Negli USA il sindacato dei metalmeccanici United Auto Workers, ha chiesto ai tre colossi di Detroit FCA, General Motors e Ford di chiudere i loro impianti americani per due settimane. Le compagnie aeree sono in ginocchio: «Gli aeroporti europei stanno perdendo 2 miliardi di euro (2,1 miliardi di franchi) nel primo trimestre», scrive allarmato Jost Lammers, presidente di Aci Europe, associazione che rappresenta oltre 500 scali in 45 Paesi UE.

Non stupisce dunque se lo spettro della crescita negativa si allunga su diversi Paesi. Per gli analisti di Morgan Stanley lo scenario più probabile è quello di una recessione mondiale nel 2020, sottolineando che «questa volta sarà peggio del 2001». Standard&Poor invece mette sotto la lente l’indebitamento delle società americane ed europee: con i flussi di cassa che crollano ci sarà probabilmente «un balzo delle insolvenze» con un tasso di default che negli USA potrebbe superare il 10% e in Europa fermarsi poco sotto nei prossimi dodici mesi, scrive S&P.

Diverse associazioni di categoria intanto lanciano grida di aiuto ai governi, più lenti a reagire rispetto alle banche centrali e alquanto scoordinati. Ieri però la Commissione europea ha dato il via libera al nuovo quadro temporaneo per gli aiuti di Stato nel contesto della pandemia del coronavirus, che consente ai governi di mettere in piedi schemi di aiuti diretti fino a 500.000 euro (530.000 franchi) alle aziende e a dare garanzie per prestiti. Bruxelles chiarisce che «gli aiuti sono indirizzati ai clienti delle banche e non alle banche stesse». Come precisato dalla commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager, l’obiettivo è infatti «che le aziende abbiano la liquidità per continuare a operare o per bloccare temporaneamente le loro attività, se necessario, e che il supporto raggiunga le aziende che ne hanno bisogno». La Francia si dice pronta a nazionalizzare le sue aziende se sarà necessario. La Gran Bretagna mette in campo un pacchetto da 330 miliardi di sterline per sostenere l’economia. Mentre sul fronte delle banche centrali, la Fed ha annunciato nuova liquidità per 500 miliardi di dollari (che si sommano ai 2.700 degli ultimi cinque giorni) e un sostegno delle imprese tramite un intervenire sul mercato dei prestiti a breve da dieci miliardi di dollari.

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