Lotta di potere e minacce alla testa di Credit Suisse

Economia

Dopo lo scandalo dei pedinamenti crescono le indiscrezioni che vedono in pericolo la poltrona del CEO Thiam Ma tre azionisti si schierano in suo soccorso con una lettera ai membri del CdA in cui minacciano il presidente Rohner

Lotta di potere e minacce alla testa di Credit Suisse
c184 CDT/Chiara Zocchetti

Lotta di potere e minacce alla testa di Credit Suisse

c184 CDT/Chiara Zocchetti

Tre tra i maggiori azionisti di Credit Suisse attaccano il presidente del CdA Urs Rohner e minacciano di revocargli la fiducia, se non si schiererà in favore del CEO Tidjane Thiam.

Il primo è David Herro, dirigente della società d’investimento americana Harris Associates che detiene l’8,42% delle azioni Credit Suisse. In una lettera indirizzata al CdA Herro afferma di seguire con preoccupazione le ultime notizie relative all’istituto. Herro invita il CdA a dimostrare pubblicamente fiducia nei confronti di Thiam: sarebbe un grave errore, si legge nella missiva del 3 febbraio, sostituire un CEO che ha trasformato in modo positivo la banca. Herro aggiunge di non tollerare il comportamento di Rohner: da tempo circolano indiscrezioni secondo cui il presidente del CdA starebbe cercando di allontanare Thiam.

In modo analogo si è mosso un altro grande azionista, la società inglese Silchester International Investors. Ieri l’azienda - che detiene il 3,3% delle azioni della banca - ha affermato in una lettera di non vedere ragione alcuna per cui Thiam non dovrebbe godere della piena fiducia di Rohner, né vi sono motivi per cui Rohner non possa andare come previsto in pensione nel 2021. Se Rohner non sostiene il suo CEO, deve però abbandonare prima l’incarico. Simile pure la missiva al CdA dell’hedge fund americano Eminence, che, stando al "Financial Times", ha avvertito che non esiterà a "prendere provvedimenti legali o di governance" se Thiam dovesse essere licenziato.

Una riunione attesa

Come noto da mesi Credit Suisse ha attirato su di sé i riflettori internazionali a causa della vicenda di Iqbal Khan, il top manager pedinato su ordine dell’istituto, che fino allo scorso giugno era responsabile della gestione patrimoniale di Credit Suisse. Thiam e Rohner avevano subito affermato che si trattava di un caso isolato, negando tra l’altro alcuna responsabilità nell’episodio.

In dicembre però era poi emerso un altro caso di pedinamento, quello dell’ex capo del personale Peter Goerke, che l’istituto si era visto costretto a confermare. Lo scorso fine settimana ha tenuto banco invece l’episodio di infiltrazione all’interno dei sistemi informatici di Greenpeace da parte di spie al soldo della banca.

Come se non bastasse, ieri è spuntato pure un terzo caso di pedinamento. Stando a quanto riporta la Reuters, gli avvocati dello studio legale zurighese Homburger avrebbero incontrato lo scorso 30 gennaio a New York una ex dirigente di Credit Suisse negli USA. La donna accusa l’istituto di averla messa sotto sorveglianza nel luglio 2017, durante un conflitto con il datore di lavoro.

Proprio oggi si terrà una riunione del CdA della banca, in cui, stando a indiscrezioni Rohner vuole affrontare la questione dalla sostituzione di Thiam, nel caso in cui l’autorità di vigilanza Finma arrivi alla conclusione che il manager franco-ivoriano ha mancato ai suoi obblighi. Al CEO viene pure rimproverato da più parti di aver installato un clima di sfiducia all’interno con una politica generale del "divide et impera" e della non-trasparenza. Tanto, che da giorni si è aperto il toto-nome per i successori del CEO. Ma anche la poltrona di Rohner sembra essere altrettanto traballante, almeno stando alle missive dei tre azionisti.

La battaglia ha diversi risvolti. Intanto la banca avrà un problema di immagine sia nel caso in cui Thiam dalle indagini risulti estraneo ai pedinamenti (sarebbe un CEO senza autorità), sia che risulti colpevole di un comportamento non etico. Inoltre, se il CdA dovesse fare scudo attorno al CEO su pressione dagli azionisti, Rohner perderebbe di peso e forse anche il posto. Se invece decidesse di stringersi attorno al suo presidente, c’è da capire quali ritorsioni metteranno in atto gli azionisti per la partenza di Thiam. Forse la riunione di oggi porterà un po’ di chiarezza.

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