In Europa tre obbligazioni statali su quattro generano una perdita per gli investitori

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I rendimenti obbligazionari scivolano sempre più spesso in territorio negativo. Con le banche centrali pronte a sfoderare politiche monetarie espansive, la fine del trend non è vicina.

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La spirale al ribasso dei tassi sembra essere senza fine. La linea dello zero da tempo non rappresenta più una barriera e i rendimenti sul mercato obbligazionario aggiornano i minimi storici quasi quotidianamente. In Svizzera ad esempio, i rendimenti dei titoli di Stato decennali ieri erano a quota -0,55%, mentre settimana scorsa si erano tuffati addirittura oltre il record negativo del 2016, sfiorando la quota -0,67%. Chiunque voglia guadagnare qualcosa con le obbligazioni federali deve ora investire nei titoli che verranno rimborsati nel 2049 (e anche così, accontentarsi di un magro 0,04%). I governativi elvetici non sono certo gli unici a muoversi in territorio negativo: in Europa tre titoli di Stato su quattro offrono un rendimento negativo e molti titoli governativi di Germania, Olanda, Francia, Finlandia, Austria quotano a rendimenti addirittura al di sotto del tasso di deposito della Banca Centrale Europea, pari a -0,40%.

Intanto, mentre i piccoli risparmiatori privati da tempo percepiscono interessi vicini o pari a zero sui conti bancari, anche i tassi ipotecari continuano ad aggiornare i minimi storici. A luglio, secondo il servizio di confronto online di Moneyland, in Svizzera il tasso di interesse medio per i mutui ipotecari fissi a scadenza quinquennale si è attestato allo 0,96%. Anche i tassi d’interesse per le ipoteche fisse a dieci anni sono in forte contrazione, all’1,08%. Il che significa che il costo di finanziamento per comprare casa non è mai stato così basso.

Una bomba a orologeria

Oggi circa 13mila miliardi di obbligazioni nel mondo presentano un tasso negativo, abbastanza da giustificare le preoccupazioni crescenti degli investitori. Se i rendimenti dovessero iniziare a risalire la china, i prezzi scenderebbero bruscamente causando migliaia di miliardi di perdite sul mercato obbligazionario. Il momento tuttavia probabilmente non è così vicino, dato che le banche centrali continuano a concentrare i loro sforzi per stimolare una crescita sostenibile dell’economia e l’inflazione.

La crescita dei bond con rendimenti negativi è infatti legata alle misure di politica monetaria estremamente espansive delle banche centrali, iniziate nel 2009 per traghettare le economie fuori dalla crisi finanziaria. In dieci anni, sono stati iniettati nelle economie globali quasi 20mila miliardi di dollari di liquidità. Siccome i risultati sperati faticano a mostrarsi, è probabile che le misure straordinarie durino ancora qualche anno.

Infatti, mentre la Fed dal 2016 aveva iniziato a rialzare i tassi, a inizio anno ha fatto dietrofront a fronte del peggioramento delle prospettive economiche. Oggi il presidente della Fed Powell ha segnalato l’apertura dell’istituto a tagliare i tassi, dando nuovo slancio ai listini che già corrono da inizio anno. In Europa, i mercati hanno salutato la nomina di Christine Lagarde a capo della BCE come foriera di una politica monetaria accomodante. Alcuni analisti ritengono addirittura che il tasso di riferimento UE sui depositi potrebbe scendere fino a -0,5% nel mese di luglio. La BNS da parte sua non lascia il terreno dei tassi negativi per paura di un ulteriore apprezzamento del franco, in un momento in cui le stime di crescita del l’Eurozona continuano ad essere limate al ribasso. Al contrario, gli analisti non escludono un’ulteriore diminuzione fino al -1% entro la fine dell’anno.

Per ora i piccoli risparmiatori non sono penalizzati dai tassi negativi sui conti privati, ma le banche trasferiscono sempre più spesso il costo dei depositi agli investitori più grandi. Secondo i rappresentanti del settore tuttavia, se la BNS dovesse spingere ulteriormente i tassi d’interesse nell’ambito negativo, gli istituti bancari probabilmente riconsidererebbero la situazione.

Quando i governativi hanno un tasso negativo significa che gli Stati possono rifinanziarsi a costi nulli per decenni, se non addirittura guadagnare per il fatto che si indebitano. In Svizzera remunerare un’azienda che contrae un prestito ipotecario non è più fantascienza. Ma l’onere dei tassi negativi per le aziende e per i risparmiatori può essere molto alto, a partire dalle banche e dalle compagnie di assicurazione, che hanno margini operativi sempre più compressi. E tra le critiche fatte alla BNS non manca neppure la situazione di pericolo per le casse pensioni: siccome è sempre più difficile ottenere un rendimento ragionevole (perlomeno positivo) della liquidità in cassa con investimenti sicuri, l’incentivo ad investire i fondi per la previdenza vecchiaia in attività rischiose è sempre più forte.

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