OCEANIA

La Nuova Zelanda adotta l’«indice della felicità»

La prima ministra Jacinta Ardern ha annunciato che i nuovi progetti nel bilancio daranno le spalle al PIL, per seguire obiettivi di carattere più sociale e a favore dell’ambiente

La Nuova Zelanda adotta l’«indice della felicità»
Jacinda Ardern, prima ministra neozelandese. (Foto Shutterstock)

La Nuova Zelanda adotta l’«indice della felicità»

Jacinda Ardern, prima ministra neozelandese. (Foto Shutterstock)

WELLINGTON - Non appena i dati lo permettono, ai politici e agli economisti piace tirare in ballo la famosa crescita economica, misurata attraverso il Prodotto interno lordo (PIL). Per molti di loro, avere un elevato PIL – cioè il valore totale dei beni e i servizi finali prodotti generalmente all’interno di un Paese nel giro di un anno – significa infatti che lo Stato si trova in buona salute e che quindi anche la popolazione sta bene.

Tuttavia, la realtà è leggermente più complicata. I dati macroeconomici non sempre permettono di avere una visione completa sul benessere effettivo. Ciò avviene per esempio quando un PIL alto è accompagnato da elementi come disuguaglianze sociali marcate, corruzione e problemi ambientali.

Per questo motivo, già da tempo alcuni esperti avvertono che bisognerebbe dare priorità alla qualità di vita piuttosto che agli indicatori economici. Nel 2008 per esempio, il Regno del Bhutan aveva adottato un «indice di felicità», che da allora guida le decisioni politiche, e nel 2016 il premio Nobel Michael Spence aveva affermato che «nelle prese di decisione ci vorrebbe un’ottica multidimensionale che includa le cose davvero importanti per le persone», come la salute, il tempo libero o la sicurezza.

La Nuova Zelanda si lancia contro corrente
E ora sembra che la Nuova Zelanda abbia deciso di seguire questa scia, visto che qualche settimana fa il Governo ha annunciato un nuovo bilancio basato anch’esso sull’«indice di felicità». Un indice che la prima ministra Jacinda Ardern spera possa inoltre rivoluzionare l’approccio dei politici, al momento basato su un’analisi dei costi-benefici estremamente a corto termine.

«Nessuno vuole vivere in un Paese dove, nonostante la potenza economica, le famiglie non hanno una casa, l’ambiente viene degradato ogni giorno di più, le persone con problemi mentali non ricevono il supporto necessario e i livelli di povertà infantile e violenze domestiche sono allarmanti», ha argomentato Ardern.

5 nuove priorità da seguire
Per la Nuova Zelanda, questa nuova misura significherà che tutte le nuove spese – quindi ancora solo una piccola parte del bilancio – dovranno rientrare in una delle cinque priorità del Governo: migliorare il benessere mentale, ridurre la povertà infantile, diminuire le disuguaglianze che affettano le popolazioni indigene, prosperare nell’era del digitale e passare a un’economia sostenibile e a basse emissioni. Queste buone intenzioni saranno oltretutto accompagnate da circa 878 milioni di euro destinati a programmi volti a combattere le dipendenze, ridurre i casi di violenza domestica e molto altro.

Evidentemente l’annuncio è stato accolto da molti con grande entusiasmo, ma le critiche non sono di certo mancate. Per esempio, Amy Adams, del Partito Nazionale in opposizione, ha definito la manovra come una strategia di marketing assolutamente non adatta ad affrontare le sfide del futuro. Altri invece hanno espresso qualche dubbio sull’assenza di mete predefinite e di meccanismi concreti per valutare i risultati. «L’intenzione è fantastica e la retorica anche migliore. Ora tratteniamo il fiato in attesa di vedere quale sarà la vera sostanza», ha riassunto all’agenzia neozelandese Efe l’ex presidente della Banca Centrale neozelandese, Arthur Grimes.

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