Nessuna ripresa in vista per le imprese della Svizzera «latina»

economia e covid

Il 41% delle aziende si aspetta una situazione degli affari mediocre o ancora più negativa nei prossimi sei mesi, con una quota di pessimisti che nell’industria (47%) è più marcata che nei servizi (38%)

Nessuna ripresa in vista per le imprese della Svizzera «latina»
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Nessuna ripresa in vista in Romandia e in Ticino: stando a un sondaggio realizzato dalla Camere latine di commercio e d’industria (CLCI) il 41% delle imprese si aspetta una situazione degli affari mediocre o ancora più negativa nei prossimi sei mesi, con una quota di pessimisti che nell’industria (47%) è più marcata che nei servizi (38%).

In una prospettiva più a lungo termine il 45% delle 2100 aziende interrogate aveva una visione negativa, un dato che sale al 55% per il comparto industriale. In un comunicato odierno le CLCI precisano che il loro studio è stato condotto tra la metà di agosto e l’inizio di ottobre, in un periodo in cui la prospettiva di un confinamento non era ancora immaginabile. «I dati già preoccupanti raccolti in quel momento non lasciano quindi dubbi sulle tendenze che emergeranno», affermano i responsabili.

Il 44% delle 2100 imprese interpellate valuta negativamente l’andamento attuale dell’attività. La crisi pandemica sembra aver colpito in particolare l’industria d’esportazione, dove una ditta su due segnala difficoltà.

Nell’ambito della sua indagine - la prima coordinata per l’insieme dei cantoni latini: FR, GE, JU, NE, TI, VD, VS - la CLCI osserva che la pandemia di coronavirus non colpisce tutti i settori allo stesso modo. Mentre le industrie alimentari e farmaceutiche rimangono forti, i produttori di macchinari, componenti e altre apparecchiature elettroniche vengono colpiti più duramente. Per non parlare del comparto alberghiero e della ristorazione, che sta attraversando una crisi storica.

La recessione sta influenzando la redditività, perché il 30% delle società valuta il proprio autofinanziamento come più o meno mediocre, sebbene vi sia anche un 31% che si trova in una posizione giudicata da buona a eccellente, anche grazie alle riserve accumulate negli anni precedenti.

L’imprevedibilità della COVID-19 rende difficile programmare il futuro. Solo il 48% delle imprese dell’industria e dell’edilizia nonché il 26% delle società di servizi investiranno il prossimo anno, contro rispettivamente il 56% e il 32% per quanto riguarda gli ultimi dodici mesi. Anche gli importi investiti nel 2021 saranno notevolmente inferiori rispetto al 2020.

Infine sul fronte dell’occupazione una società su quattro (24%) ha dovuto ridurre la propria forza lavoro nel 2020. Solo il 17% ha ampliato l’organico, mentre per il 59% i posti di lavoro sono rimasti stabili. Nel 2021 il 15% delle imprese prevede di tagliare impieghi, mentre il 13% punta a crearne di nuovi.

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