«No ad un coprifuoco totale»

Pandemia

Secondo Economiesuisse una misura del genere strangolerebbe l’economia: «Dove è possibile mantenere le regole di distanza la gente dovrebbe andare a lavorare»

 «No ad un coprifuoco totale»
©CdT/Gabriele Putzu

«No ad un coprifuoco totale»

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Sì alle misure di protezione contro il coronavirus, ma no a un coprifuoco che strangolerebbe l’economia. È questa in estrema sintesi la posizione di Economiesuisse, l’associazione che rappresenta le imprese elvetiche.

Attualmente circa l’80% del mondo economico sta continuando a funzionare, stima il presidente dell’organismo, Heinz Karrer, in un’intervista pubblicata oggi dalle testate dell’editore Tamedia. Questo è possibile solo grazie all’enorme capacità di adattamento delle aziende, ha aggiunto.

Occorre comunque valutare le misure delle autorità. «Un coprifuoco totale sarebbe sproporzionato», sostiene il 60.enne. «Dove è possibile mantenere le regole di distanza la gente dovrebbe andare a lavorare».

Naturalmente, la priorità è la protezione delle persone e dell’infrastruttura ospedaliera, ma presto sarà in gioco la struttura economica del paese, mette in guardia Karrer. «L’economia ha bisogno di un segnale da parte del Consiglio federale: ci dica che le misure saranno allentate non appena la situazione lo consentirà, in modo che le cose si riprendano prima o poi».

La situazione è molto difficile per i settori già interessati dai provvedimenti restrittivi. «Conosco casi di perdite quasi totali delle entrate», osserva il manager con studi interrotti a San Gallo. La perdita di prodotto interno lordo potrebbe salire a 100 miliardi di franchi e il lavoro a orario ridotto potrebbe interessare il 10% degli occupati, a seconda di quanto durerà la crisi.

L’ex Ceo di Axpo chiede al mondo politico soprattutto miglioramenti nel campo della disoccupazione parziale. «Ci aspettiamo una soluzione per i lavoratori autonomi e i proprietari di aziende, oltre a un significativo aumento delle risorse finanziarie». Troppe persone direttamente colpite dalla crisi sono ormai escluse da questo strumento di per sé buono. Inoltre è necessario che le imprese dispongano di liquidità. «Qui deve intervenire la Confederazione, sia con garanzie per i prestiti bancari che direttamente».

Karrer si dice per contro scettico riguardo ai programmi di stimolo economico. «Dai paesi in cui questo approccio è stato adottato sappiamo che i miliardi, non importa quanti e non importa dove siano stati spesi, sono sempre arrivati troppo tardi e nel posto sbagliato», sostiene.

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