«Non sprecare le lezioni della crisi pandemica»

Ticino

Dibattito sul tema «Politica ed economia dopo il COVID-19» organizzato dalla Fondazione Fondo Loris, con la partecipazione del Consigliere federale Ignazio Cassis e del presidente della Swiss Re ed ex CEO di UBS Sergio Ermotti

«Non sprecare le lezioni della crisi pandemica»
Ignazio Cassis (a sinistra), Rachele Bianchi Porro e Sergio Ermotti.  ©Tipress/Samuel Golay

«Non sprecare le lezioni della crisi pandemica»

Ignazio Cassis (a sinistra), Rachele Bianchi Porro e Sergio Ermotti.  ©Tipress/Samuel Golay

«Mai sprecare una crisi». Questa frase di Winston Churchill ha fatto da fil rouge della serata sul tema «Politica ed economia dopo il COVID-19», organizzata dalla Fondazione Fondo Loris, che ha come scopo l’aiuto e il sostegno alle persone disabili. La serata ha potuto contare sulla presenza di personalità di spessore: il consigliere federale Ignazio Cassis e il presidente di Swiss Re ed ex CEO di UBS Sergio Ermotti, che hanno dialogato sui principali temi del momento, con la moderazione della giornalista Rachele Bianchi Porro.

Ignazio Cassis ha esortato a non cadere in una attitudine «oscurantista». «Usciremo anche da questa crisi - ha affermato -, che può anche rappresentare un trampolino di lancio». Per affrontare la pandemia, comunque, la Svizzera non può usare metodi troppo forti, come per esempio ha fatto il Portogallo, dove il piano di vaccinazione è stato affidato a un militare e ora il 90% della popolazione è vaccinato. «La politica in Svizzera non è un attore, ma un campo di calcio dove giocano in molti, e bisogna tenere conto della democrazia diretta», ha spiegato Cassis.

Il ritorno dei nazionalismi
Sergio Ermotti ha parlato delle difficoltà di approvvigionamento che l’economia sta vivendo, messe in risalto dalla crisi COVID e dalla ripresa che stiamo vivendo, e ha notato che siamo in presenza di un «cocktail di eventi» che ha portato ad esacerbare i problemi che c’erano già prima del virus, come la deglobalizzazione e il ritorno dei nazionalismi, che ora stanno influenzando anche le catene logistiche e il mercato delle materie prime. «Credo che ormai - ha affermato - questo potrebbe non essere solo un fenomeno passeggero, e ogni Paese dovrebbe pensare ad assicurarsi delle alternative di forniture».

Dal canto suo Ignazio Cassis ha parlato anche degli aiuti statali per uscire dalla crisi, che in Svizzera hanno raggiunto probabilmente il record mondiale, se considerati a livello procapite.

Boom del debito pubblico
«Non era mai successo - ha notato - che in 18 mesi siano stati elargiti così tanti soldi. Ma questo non è stato fatto attingendo a riserve, che non esistevano, ma aumentando il debito pubblico, che è è aumentato del 30%, passando da 100 a 130 miliardi di franchi».

È chiaro dal profilo internazionale la Svizzera si trova in una posizione privilegiata, perché poteva farlo. «Ma dobbiamo stare attenti - ha sottolineato - dato che questi debiti resteranno sulle spalle dei nostri figli. E visto che secondo gli esperti ci sono quattro grandi pandemie ogni secolo, abbiamo 25 anni per far rientrare il debito contratto con il coronavirus».

Fragilità esistenti
Secondo Cassis, le difficoltà strutturali non sono causate dalla pandemia, che le ha fatte solo emergere, ma dalla rivoluzione tecnologica iniziata negli anni Novanta, che può essere considerata la Quarta rivoluzione industriale.

Secondo Ermotti la Svizzera nello scenario mondiale attuale potrebbe trovarsi in difficoltà. «Il contesto dell’attività di gestione patrimoniale - ha rilevato - è cambiato radicalmente. E la Svizzera ora ha grandi concorrenti: per esempio Singapore e Hong Kong assieme superano la piazza finanziaria svizzera, e in futuro potrebbero crescere ulteriormente. Anche gli Stati Uniti e la piazza di Londra sono dei concorrenti agguerriti».

«La Svizzera ha tutti gli atout per avere ancora successo - ha detto - ma la crescita del populismo e l’abuso della democrazia diretta rappresentano dei pericoli, perché potrebbero rendere il Paese instabile». Ermotti ha ricordato il caso dell’introduzione della tassa di bollo, che in sei mesi provocò il trasferimento dalla Svizzera a Londra dell’attività di negoziazione degli eurobond. Con qualche iniziativa popolare ci potrebbe «scappare il morto», ha notato.

Focus sul clima
Nel finale il discorso si è concentrato sul tema del clima. Secondo Ermotti la politica non ha il coraggio di dire alla gente la verità. «Per esempio l’abbandono del nucleare è stato un errore. Quando ci sarà il primo black out sarà troppo tardi», ha sottolineato. Dal cantosuo Cassis ha risposto che è d’accordo, ma che per agire in politica ci vuole consenso.

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: Economia
  • 1
  • 1