Pandemia: più famiglie nella trappola dei debiti

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L’associazione Schuldenberatung lancia l’allarme: in aumento il numero di richieste di chi non arriva a fine mese - Bernasconi (SOS Debiti): «Tanti i contatti di piccoli imprenditori», Balbo (Caritas Ticino): «Più appelli per aiuti immediati»

 Pandemia: più famiglie nella trappola dei debiti
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«L’anno scorso durante il lockdown era tutto fermo, ma da settembre in poi il numero di persone che si rivolgono a noi è in aumento costante. Soprattutto, c’è stata una forte crescita delle prese di contatto da parte dei piccoli imprenditori». Il tono di Simona Bernasconi, responsabile di SOS Debiti, è grave. Proprio questa settimana un allarme è stato lanciato dall’associazione cappello Schuldenberatung: in Svizzera i consultori sull’indebitamento privato risultano molto sollecitati. Il 70% dei centri interpellati in un sondaggio hanno osservato un aumento delle domande dopo lo scoppio della pandemia e per uno su quattro la crescita è stata «marcata». Inoltre, stando ai risultati di uno studio condotto dal Poli di Zurigo, l’11% delle famiglie con un reddito inferiore a 4.000 franchi e il 6% delle famiglie con un reddito da 4.000 a 6.000 franchi hanno dovuto indebitarsi per coprire le spese correnti: in media infatti il loro reddito è sceso del 20%, rendendo impossibile risparmiare o coprire le spese correnti.

Quantificare l’ammontare del debito medio non è facile. «Da noi arriva chi è in rosso per 300mila franchi come chi per 20mila - spiega Bernasconi -. Ma arrivano anche persone che a fronte di difficoltà finanziarie cercano una soluzione prima di indebitarsi, che è il caso che preferiamo: è come se la crisi avesse un po’ sgretolato quella vergogna e quella reticenza a chiedere aiuto che tanti provano quando sono in difficoltà». In effetti l’allarme di Schuldenberatung riguarda molto anche il futuro: chi contrae un debito può metterci anche cinque anni prima di decidersi a cercare un supporto.

«Noi invece da un anno a questa parte abbiamo registrato meno contatti da parte di chi è indebitato - ci spiega Dante Balbo, responsabile del servizio sociale presso Caritas Ticino -. Sono diminuite, perchè le persone avevano il problema più immediato di come sostentarsi a fronte di entrate ridotte o annullate, ma è chiaro che il rischio di vedere un aumento nei prossimi anni è alto». Due sono le fasce particolarmente fragili, aggiunge: da una parte chi già aveva un reddito basso (ad esempio chi è impiegato a tempo parziale, o in quei settori più duramente colpiti dalle chiusure). Dall’altra i piccoli imprenditori, soprattutto quelli che nel 2020 avevano iniziato da poco la loro attività: «è la prima volta che ne vediamo così tanti». Secondo Balbo nel 2020 Caritas Ticino ha visto un aumento delle richieste di aiuto del 30%, a 498 dossier. «Il che significa aiuti per circa 1.500 persone», spiega. A differenza di SOS Debiti tra l’altro Caritas Ticino fornisce non solo consulenza ma anche aiuti concreti. «L’intervento economico è abbastanza straordinario - precisa - anche se quest’anno siamo diventati l’antenna della Catena della solidarietà per cui abbiamo avuto il supporto di molte più persone. Solitamente interveniamo con dei buoni alimentari, e solo in casi straordinari interveniamo con pagamenti di fatture».

Il colpo di grazia

I debiti che affliggono maggiormente sono in generale le imposte, la cassa malati, l’affitto, e per i piccoli imprenditori gli affitti e i fornitori. A ruota seguono crediti bancari, leasing e crediti al consumo vari. Stando al l’UST in Svizzera una famiglia su sette ha almeno un arretrato nei pagamenti.
Ma che cosa fa straripare il vaso? «Un calo delle entrate legato al lockdown è stato fatale a chi già era a rischio - spiega Bernasconi -. È brutto da dire, ma per alcuni non poter più fare la spesa in Italia è stato un problema. In generale, a volte si arriva al debito per un cambio di situazione personale, come un divorzio, la perdita del lavoro, una malattia: all’improvviso non si riesce più a coprire le spese pianificate con oculatezza. A volte invece perchè senza il contante si fa più fatica a controllare le spese, le carte di credito sono elargite con facilità e gli stimoli ai consumi sono molto forti. E infine diciamolo, anche stando attenti, in Ticino non è sempre facile risparmiare. Fatto che nella Svizzera interna viene spesso sottovalutato».

D’altra parte, sottolinea Balbo, in Ticino ha il vantaggio rispetto ad altri cantoni di avere maggiori ammortizzatori sociali. «Ci tanti enti che possono aiutare oltre noi, dalla Croce Rossa, a Prosenectute, a Soccorso d’inverno e il Soccorso operaio svizzero. Berna è intervenuta in vari modi a sostegno di lavoratori e imprese, e dal 1. marzo ci sono le prestazioni ponte. E infatti noi abbiamo avuto molte più richieste di aiuti d’urgenza, mentre le richieste di assistenza sociale non sono aumentate».

Nero su bianco

Ma che cosa fare per prevenire tracolli finanziari, nel limite del possibile? «Innanzitutto bisogna redigere un budget e pianificare bene le spese - ci spiegano i due esperti - molte famiglie non hanno neppure un’idea chiara della propria situazione finanziaria». Se cambiano le entrate diventa così più facile intervenire in fretta sulle uscite. E poi ci vuole tanta informazione. «Ci sono persone ad esempio - aggiunge Bernasconi - che essendo indebitate pensano di non poter chiedere sussidi per la cassa malati. Noi diciamo spesso di evitare i ritardi nei pagamenti il più possibile, perchè poi le multe son salate. E poi chiedere: ci sono tanti enti privati e anche pubblici che possono aiutare, sia a livello d’informazione sia finanziario. Purtroppo c’è sempre il tabù dei soldi, ma quando si è in difficoltà, o ancora meglio prima di finirci, è meglio recarsi almeno in comune ad informarsi sulle possibilità che ci sono».

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