Per i listini una ripresa a macchia di leopardo

finanza

A tre mesi dal crollo delle Borse la strada per tornare in vetta resta ancora lunga

Per i listini una ripresa a macchia di leopardo
© AP PHOTO

Per i listini una ripresa a macchia di leopardo

© AP PHOTO

Esattamente tre mesi fa le Borse cominciavano a crollare sotto i colpi del coronavirus, per poi toccare il fondo circa quattro settimane più tardi, il 23 marzo. Da allora la ripresa c’è stata, ma non tutti hanno risalito la china, sia a livello di settori che di indici. Inoltre, nonostante in molti Paesi sia già iniziata la fase delle riaperture, l’elevata incertezza per i prossimi mesi rende i mercati apparentemente più attendisti che fiduciosi.

«Il listino zurighese anche questa volta ha dimostrato resilienza», ci spiega Andrea Caldelari, economista della banca Vontobel. «Rispetto ai massimi è giù del 15%, grazie al fatto che è dominato da titoli conservativi, quindi meno soggetti alle oscillazioni cicliche, e più in generale contiene società con bilanci molto solidi. Per fare un confronto il Dax tedesco è giù del 17%, mentre le Borse di Spagna e Italia hanno ancora il 30% da recuperare».

Anche in Svizzera la ripresa è stata trainata soprattutto da settori come la chimica-farmaceutica e il tecnologico. Hanno sofferto invece molto segmenti come quello del lusso, il bancario, le assicurazioni o i viaggi. «Si tratta di una ripresa a macchia di leopardo», ci spiega Mario Cribari della Bluestar Investement Managers. «I listini americani si sono ripresi bene perché sono dominati dai titoli legati al mondo digitale. Anche l’Asia ha fatto discretamente bene, l’Europa invece molto meno, in un contesto in cui sono arrivati anche tanti aiuti, sia dalle banche centrali, sia dai Governi. È una situazione particolare: da una parte sembra che il mercato non veda assolutamente la gravità della realtà economica odierna, perché pensa che i dati come quelli sulla disoccupazione USA siano solo temporanei. Dall’altra la ripresa come detto c’è stata solo parzialmente, trainata peraltro da pochi titoli e pochi settori».

In effetti se già i dati del primo trimestre cominciano a mostrare l’entità del danno economico provocato dalla pandemia, quelli del secondo trimestre saranno certamente peggiori. A livello macro i principali fattori da tenere d’occhio sono quattro. Innanzitutto i progressi fatti nello sviluppo di un vaccino efficace contro il coronavirus. Poi i dati macroeconomici. «C’è anche da dire - spiega Caldelari - che finora gli investitori sono stati particolarmente pazienti perché guardano già alla ripresa. Ma è una pazienza che tra un paio di mesi potrebbe anche esaurirsi». C’è poi la questione del piano di rilancio economico europeo. «Il mercato è relativamente ottimista su un accordo tra i Paesi, tuttavia lo spread resta stabile. La volatilità è scesa molto dai livelli di marzo ma è ancora alta. Il che significa che la crisi è ancora ben lungi dall’essere superata. Inoltre il maggiore rischio da una parte richiede più prudenza, dall’altra significa rendimenti maggiori in un contesto di tassi bassissimi». E infine le tensioni commerciali tra USA e Cina, che potrebbero intralciare non poco la ripresa economica mondiale.

«Aspettarsi che il mercato salga ancora trainato da pochi settori mi sembra azzardato - tira le fila Cribari -. In alcuni casi i prezzi sono saliti davvero tanto. Quindi ci sono due scenari possibili: il primo è di crescita trainata da una rotazione settoriale, per cui gli investitori gradualmente tornano a puntare sui titoli di altre industrie, come la finanza, i consumi discrezionali e l’energia. Però affinché ciò accada ci vogliono prospettive concrete sulla crescita, mentre oggi di fatto c’è una grande incertezza sulla forma che avrà la ripresa. Oppure una presa di profitto nei prossimi mesi, anche perché i settori che hanno trainato finora danno i primi segni di stanchezza. Questo senza calcolare rischi come quello di una seconda ondata pandemica o di complicazioni geopolitiche».

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: Economia
  • 1
  • 1