Per Unicredit drastica cura dimagrante

Banche

L’istituto prevede il taglio di 8 mila impieghi e di 5 mila filiali, soprattutto in Italia - I sindacati sono sul piede di guerra: «Inaccettabile, dal 2007 eliminati già 26 mila posti»

Per Unicredit drastica cura dimagrante
La sede di Milano del grande istituto italiano. © Shutterstock

Per Unicredit drastica cura dimagrante

La sede di Milano del grande istituto italiano. © Shutterstock

Il gruppo italiano Unicredit sta cercando di migliorare la redditività, e ieri ha annunciato un drastico piano di ristrutturazione che prevede il taglio di 8 mila posti di lavoro e di 500 filiali. Lo ha affermato l’amministratore delegato Jean Pierre Moustier. «Stiamo iniziando ora le trattative con i sindacati. Nel piano precedente abbiamo agito in modo socialmente responsabile e continueremo a farlo».

I sindacati sono contrari, e ricordano che questi tagli si aggiungono ai 26.650 già effettuati a partire dal 2007. Le filiali chiuse finora sono state 1.381.

Il piano «Team2023», così chiamato dalla banca, prevede che i tagli del personale si concentrino soprattutto in Italia, Germania e Austria, dove il numero di collaboratori verrà ridotto complessivamente del 12% e verrà chiuso il 17% delle...

Vuoi leggere di più?

Sottoscrivi un abbonamento per continuare a leggere l’articolo.
Scopri gli abbonamenti al Corriere del Ticino.

Abbonati a 9.- CHF

Hai già un abbonamento? Accedi

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: Economia
  • 1
  • 2

    Con la pandemia schizza alle stelle il debito pubblico

    economia

    La politica ha risposto all’emergenza stanziando 11.000 miliardi e il debito pubblico ha superato il picco registrato alla fine della Seconda Guerra Mondiale - Secondo il Fondo Monetario internazionale «molti dei posti di lavoro distrutti probabilmente non torneranno. Sarà necessario facilitare il trasferimento di risorse da settori in ritirata verso settori che crescono»

  • 3

    Aziende ancora ottimiste, Ticino pronto al recupero

    Coronavirus

    Da un sondaggio di UBS su 2500 imprese emerge che a medio termine il 71% degli interpellati prevede un livello di fatturato simile o superiore a quello registrato nel 2019 - A sud delle Alpi la quota sale all’80%

  • 4
  • 5

    Le aziende sono fiduciose: «La ripresa ci sarà»

    Lo studio

    Secondo un sondaggio di UBS, il 71% delle imprese, anche ticinesi, prevede che nel 2022 avrà un fatturato uguale o superiore a quello del 2019 - L’87% si aspetta di avere un numero di dipendenti uguale o superiore

  • 1
  • 1