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Presenza svizzera alle fiere sull’arte a Milano

All’evento di risonanza internazionale Miart il contributo di gallerie e artisti elvetici è stato significativo

Presenza svizzera alle fiere sull’arte a Milano
L’OPERA David Renggli, Desire Painting (Shadowhouse), 2019, acrilico su legno e rete di juta, 193 x 152,5 x 6 cm. (Courtesy Federica Schiavo, © ProLitteris)

Presenza svizzera alle fiere sull’arte a Milano

L’OPERA David Renggli, Desire Painting (Shadowhouse), 2019, acrilico su legno e rete di juta, 193 x 152,5 x 6 cm. (Courtesy Federica Schiavo, © ProLitteris)

LUGANO - Negli ultimi sette anni la fiera per l’arte moderna e contemporanea di Milano Miart, che si è appena conclusa (5-7 aprile), è rinata grazie alla continuità della direzione di Vincenzo de Bellis prima e Alessandro Rabottini poi (già vice-direttore della fiera durante la direzione di De Bellis), ed è riuscita ad imporsi come una delle manifestazioni fieristiche principali del Paese e ad essere attraente anche a livello internazionale. Soprattutto si è riusciti, nell’ambito di una più ampia rinascita della città di Milano, a creare una vera settimana dell’arte, in cui la fiera fa da traino per tutta una serie di mostre istituzionali significative in città.

Tra le 185 gallerie, le svizzere che hanno partecipato sono state circa una decina. Tra queste Studio Dabbeni di Lugano, con diversi artisti della galleria, tra cui una rara opera del 1967 di Ugo La Pietra, un lavoro che segue le prime sperimentazioni pittoriche prima del passaggio alle opere più legate all’architettura e al design e che porta ancora gli elementi segnici dell’Informale (35 mila euro). Un’opera in plexiglas – materiale allora innovativo – che dialoga con la luce e lo spazio di un artista che sin dagli anni 60 è molto noto (ha avuto moltissime personali), ma fino ad una decina di anni fa ha sofferto per la sua personalità a cavallo tra artista, architetto, progettatista, e che invece oggi vive una riscoperta. Sicuramente La Pietra è stato una figura che ha anticipato i tempi in tante tematiche tra cui la tecnologia, l’ambiente, e che per questo oggi viene rivalutato e apprezzato. In stand anche Luciano Bartolini, artista ai tempi molto conosciuto ma poi scomparso prematuramente negli anni 90, con un’opera degli anni 70 della serie «Kleenex», una ricerca sul tessuto che segue il lavoro di Manzoni e Burri (circa 20 mila euro). L’attenzione su di lui sta gradualmente crescendo grazie ad un lavoro di riscoperta anche al di fuori dell’Italia. In stand anche l’artista di Lugano Luca Frei, che vive in Svezia, con un tavolo ispirato a Marianne Brandt, tra i protagonisti del Bauhaus e unica donna a dirigere l’officina dei metalli della famosa scuola di arte e progettazione tedesca di cui quest’anno ricorre il centenario dalla fondazione. Fu lei a disegnare la forma per un tavolo che l’artista ha realizzato (18 mila euro).

Sempre da Lugano, ma nella sezione moderna, c’era la Galleria Cortesi, con sedi anche a Milano e Londra, che ha presentato una selezione di artisti del Novecento tra cui un’opera di Bonalumi del 1965, importante sia per le dimensioni, che per la sperimentazione di nuove forme e colori (asking price 240 mila euro). In stand anche un Generale di Enrico Baj del 1962, un soggetto iconico in una versione particolarmente bella per le ricche decorazioni, con cornice originale (110 mila euro), un grande dipinto recente di Heinz Mack, artista tedesco del Gruppo Zero, e un’opera di Mario Nigro dei primi anni 50 della serie degli «Spazi totali», in cui l’artista sperimenta con forme geometriche che si intersecano, un’opera molto avanguardistica per l’epoca di un artista ancora sottovalutato.

Tra le grandi novità di quest’anno della fiera c’è stata la partecipazione della potente galleria svizzera Hauser & Wirth, che ha presentato uno stand interamente dedicato al dissacrante artista americano Paul McCarthy. È tornata da Zurigo per la seconda volta, invece, Peter Kilchmann che ha destinato un’intera parete allo svizzero Tobias Kaspar, un artista ispirato dal rapporto tra arte e moda. Le sue fotografie sono l’ingrandimento di piccoli ricami di una famosa azienda tessile con sede in Svizzera, che dagli anni 60 fino a tempi recenti ha sviluppato un immaginario figurativo esclusivamente per il mercato giapponese. L’opera mostra l’interesse dell’artista per i processi di trasferimento culturale degli stili e il potere della moda di simulare l’identità.

Artista svizzero anche da Federica Schiavo, galleria romana di adozione milanese, che ha dedicato l’intero stand a David Renggli, nato a Zurigo nel 1974, nuova collaborazione della galleria. In mostra c’erano alcuni dipinti della serie dei «Desire Paintings», composti da un pannello di legno dipinto e una rete in fibra di cocco sovrapposta che rende le opere tridimensionali ricordando la Pop Art. Un incontro tra l’estetica dell’interior design e il mondo delle arts and crafts che mette in discussione l’arte astratta (20-27 mila euro).

Il ritorno della pittura figurativa

Sembrava molto lontano, e invece pare sia giunto il momento del ritorno alla pittura figurativa. È la tendenza che tanti esperti indicano in questo momento nel mercato dell’arte e quello che emerge alle fiere d’arte. Ma è anche quello che segnala il risultato dell’asta di Christie’s del 3 aprile a Milano. Durante la vendita serale, infatti, che ha totalizzato il 100% di venduto per un totale di 13.337.255 euro, una tela di Ubaldo Oppi, «Giovani donne al mare» (1924-26), ha segnato il record per l’artista di 200 mila euro rispetto ad una stima di 80-120 mila euro. Un’altra sua opera, «Contadino a sera», è passata da una stima di 60-80 mila euro ad un risultato di 175 mila.

Il marketing di Kaws

Di nuovo la street art fa parlare di sé nel mercato dell’arte. Questa volta per il record d’asta di Kaws, il cui dipinto «The Kaws Album», una parodia dell’album dei Beatles «Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band» in versione Simpson, ma con gli occhi a croce tipici dello street artist, è stata venduta per 14,8 milioni di dollari rispetto ad una stima di 765.000-1.020.000). Lo stesso artista la mattina dopo il record ha postato l’opera su Instagram chiedendosi se ritenesse giusto che una sua opera venga venduta a tanto. La sua risposta? No. Anche Justin Bieber ha postato la stessa immagine facendo supporre a molti che sia lui l’acquirente. L’artista americano è molto amato in Asia, dove al momento ha una grande personale ad Hong Kong e durante la fiera Art Basel Hong Kong ha installato un gigantesco gonfiabile nel porto di Victoria Harbour, ma non tutti nel mondo dell’arte concordano sul suo valore artistico. Per molti è solamente un (altro) abile uomo di marketing.

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