Settore alberghiero in crisi, l’occupazione è ai minimi storici

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Forti perdite di fatturato nel mese di febbraio: nelle aree urbane il tasso di presenze negli hotel tocca il 15%, contro il 55% nello stesso periodo di due anni fa

Settore alberghiero in crisi, l’occupazione è ai minimi storici
© CdT/Gabriele Putzu

Settore alberghiero in crisi, l’occupazione è ai minimi storici

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Continua a peggiorare la situazione nel settore alberghiero elvetico a causa del semiconfinamento decretato per combattere la pandemia da coronavirus. Nel mese di febbraio, gli stabilimenti segnalano forti perdite a livello di fatturato e tassi di occupazione ai minimi storici.

Nelle aree urbane, i tassi di occupazione in febbraio hanno raggiunto il 15%, contro il 55% dello stesso mese del 2019, prima della pandemia. È quanto emerge da un sondaggio pubblicato oggi da HotellerieSuisse. Le strutture alberghiere nelle regioni di montagna mostrano cifre migliori (occupazione del 50%, rispetto al 57% nel 2019) grazie alle buone condizioni meteorologiche e all’apertura di stazioni sciistiche.

Tuttavia, più di un terzo degli stabilimenti (36%) lamenta un tasso di occupazione inferiore al 50%. «Questo dimostra che la clientela svizzera non è sufficiente a compensare l’assenza di turisti stranieri», sottolinea l’organizzazione alberghiera. Inoltre, il fatturato degli hotel riflette maggiormente la situazione rispetto al dato del tasso di occupazione: gli alberghi accusano infatti anche un forte calo degli introiti dei ristoranti, che possono ormai solo servire i clienti che dormono nella struttura.

Perdite ingenti

Nonostante una buona settimana bianca, tutte le regioni prevedono perdite significative per febbraio. Circa il 66% degli stabilimenti ha subito perdite di fatturato fino a 250’000 franchi, e l’11% delle aziende ha addirittura perso tra 250’000 e 500’000 franchi.

Nelle zone urbane, l’11% degli stabilimenti ha registrato perdite di 750.000 franchi o più in febbraio. Per tutta la stagione invernale, gli alberghi svizzeri si aspettano perdite medie superiori al milione di franchi. Questa cifra potrebbe anche superare 1,5 milioni di franchi nelle città.

In termini di fatturato, due terzi degli stabilimenti hanno registrato un calo superiore al 40% e per quasi il 10% di essi, il calo è compreso tra il 30 e il 40%. Circa la metà delle aziende ha abbassato i prezzi per la stagione invernale (69% nelle città, 30% nelle zone rurali e nelle regioni alpine).

Prospettive pessime

Le prospettive non sono migliori per la stagione estiva, avverte HotellerieSuisse: i tassi di occupazione previsti da giugno ad agosto non dovrebbero superare il 20-30%. Il tasso medio di occupazione per lo stesso periodo tra gli anni 2017 e 2019 è stato del 51%. Nelle città, la situazione delle prenotazioni sarà addirittura «catastrofica» (meno del 20%, contro una media del 73% tra il 2017 e il 2019).

La pandemia di coronavirus sta anche mettendo a dura prova la formazione professionale del settore, rileva lo studio. Circa un quinto delle strutture formerà meno apprendisti quest’anno rispetto al 2019. Inoltre, quasi il 30% delle aziende nelle aree urbane non sono in grado di formare i giovani a causa della crisi.

«Il sondaggio mostra che un rapido versamento degli aiuti di austerità sotto forma di sovvenzioni a fondo perduto è essenziale per la sopravvivenza di molte strutture», commenta Andreas Züllig, presidente di HotellerieSuisse, citato nel documento.

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