Si chiude un primo semestre burrascoso

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Gli investitori sono coscienti che i mesi da aprile a giugno corrisponderanno al trimestre più «cupo» degli ultimi anni - Con la fine del lockdown si prevede un miglioramento delle attività, l’incertezza tuttavia rimane alta

Si chiude un primo semestre burrascoso
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Si chiude oggi il primo semestre del 2020, un periodo contraddistinto dalla crisi del coronavirus. Le società presenteranno quindi a breve i bilanci dei primi sei mesi. Verosimilmente questi saranno più rossi che rosei: numerose aziende hanno già abbassato le loro previsioni di crescita nelle ultime settimane e negli ultimi mesi, in alcuni casi in modo drastico.

Gli investitori sono coscienti che i mesi da aprile a giugno 2020 corrisponderanno al trimestre più «cupo» degli ultimi anni. Con l’allentamento e poi la fine del lockdown, si prevede un generale miglioramento delle attività. L’incertezza, tuttavia, è e rimane alta.

«Non ho mai visto negli ultimi 25 anni così tante aziende sospendere o ridurre le loro attività», ha spiegato all’agenzia finanziaria AWP Patrik Schwendimann, quadro della Banca cantonale di Zurigo (ZKB). Sono le imprese fortemente dipendenti dalla congiuntura ad essere state particolarmente colpite. Il colosso dei materiali di costruzione franco-elvetico LafargeHolcim, ad esempio, soffre a causa del rallentamento dell’edilizia, l’agenzia di collocamento Adecco del fatto che si cercano meno lavoratori.

Lo stesso vale per le aziende che hanno patito molto la mancanza di turismo internazionale e per la chiusura dei negozi. Dufry, specialista basilese del commercio al dettaglio esentasse, e l’aeroporto di Zurigo ne sono un esempio lampante. E secondo Schwendimann, è improbabile che i viaggi internazionali raggiungano i livelli pre-crisi entro il 2021.

Ma anche i produttori di beni di lusso come Richemont hanno risentito del crollo totale del turismo internazionale, in particolare della mancanza degli ospiti cinesi, spiega l’esperto di Julius Bär Philipp Lienhardt.

Tuttavia, come in ogni crisi, ci sono dei vincitori: Lienhardt menziona ad esempio Logitech: il produttore di periferiche per computer ha ampiamente beneficiato del ricorso generalizzato al telelavoro. Ma anche aziende farmaceutiche come Roche e fornitori come Lonza e Bachem sono tra i «vincitori» della crisi, come sottolinea Schwendimann. Pure il colosso alimentare Nestlé, con la sua quota relativamente bassa di vendite nei ristoranti, e il fornitore di aromi e profumi Givaudan hanno superato relativamente bene la crisi.

Gli sguardi degli analisti cono comunque già rivolti al futuro. Secondo Schwendimann, la questione decisiva è la seguente: riusciranno le imprese svizzere nei prossimi trimestri a tornare a «più normalità» per quel che concerne vendite e risultati?

L’abolizione delle misure adottate per lottare contro il coronavirus dovrebbe portare ad una ripresa economica. L’aumento della disoccupazione e il calo degli investimenti lasceranno però il segno sull’economia. Di conseguenza, gli utili aziendali nel terzo e quarto trimestre del 2020 dovrebbero rimanere al di sotto di quelli dello scorso anno, avverte Schwendimann. E c’è poi la spada di Damocle rappresentata da una possibile seconda ondata di coronavirus. Insomma, l’incertezza regna sovrana.

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