Stretta di Amazon contro le false recensioni positive

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Il gigante ha bandito in modo permanente dalla piattaforma oltre 600 marchi cinesi per comportamento scorretto e ripetuto - Una stretta necessaria per una delle più grandi azienda di vendite online che in quest’ultimo anno e mezzo di pandemia ha visto crescere a dismisura un business che si basa anche sulla reputazione

Stretta di Amazon contro le false recensioni positive
© AP/Steven Senne

Stretta di Amazon contro le false recensioni positive

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Qualche mese fa aziende di gadget come Aukey, Mpow, RavPower, Vava, TaoTronics e Choetech hanno iniziato a scomparire da Amazon. Erano solo la punta dell’iceberg. Ora il gigante dell’eCommerce ha bandito in modo permanente dalla piattaforma oltre 600 marchi cinesi per comportamento scorretto e ripetuto. Erano riusciti ad aggirare una regola che la società aveva imposto nel 2016 e che vieta di creare un sistema di incentivi in cambio di recensioni positive.

Una stretta necessaria per una delle più grandi azienda di vendite online che in quest’ultimo anno e mezzo di pandemia ha visto crescere a dismisura un business che si basa anche sulla reputazione.

Amazon ha confermato il bando delle aziende cinesi al South China Morning Post ma non ha reso noto la lista, si sa però che i prodotti erano commercializzati sulla piattaforma da oltre 3000 venditori.

«Gli utenti contano sull’accuratezza delle recensioni dei prodotti per fare acquisti informati - spiega il colosso di Seattle - e noi abbiamo regole precise che valgono sia per chi recensisce, sia per i venditori, che proibiscono di abusare delle opzioni che offriamo alla nostra community. Sospendiamo, bandiamo e prendiamo azioni legali contro chi non rispetta queste politiche, ovunque si trovi nel mondo. Continueremo a contrastare abusi e violazioni».

Secondo il South China Morning, una delle aziende coinvolte, Youkeshu Technology con sede a Shenzen, si è vista chiudere 340 negozi online e oltre 20 milioni di dollari dei suoi beni congelati.

La pulizia di Amazon era già partita tra maggio e giugno con la rimozione di diversi prodotti ma la stretta è diventata più incisiva dopo la pubblicazione di un articolo sul Wall Street Journal. Una giornalista aveva trovato, all’interno della confezione di un caricabatteria prodotto da una azienda poi rimossa, una carta regalo da 35 dollari che poteva essere utilizzata in cambio di una recensione positiva.

La pratica delle «recensioni incentivate» è stata bandita nel 2016 ma - spiega il sito di tecnologia The Verge - alcune di queste offerte sono mascherate da programma Vip di test o da una garanzia estesa. Una truffa che nel tempo si è organizzata. Pochi mesi fa il gruppo di esperti di cybersicurezza SafetyDetectives ha scoperto un database contenente messaggi diretti tra venditori e utenti disposti a scrivere recensioni false in cambio di prodotti gratuiti. Era su un server non protetto in Cina. Il database è stato bloccato il 6 marzo.

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