ITALIA

Confermate le multe da 180 milioni a Roche e Novartis

Il Consiglio di Stato - organo della giurisdizione amministrativa italiana - ha respinto definitivamente i ricorsi delle aziende farmaceutiche

Confermate le multe da 180 milioni a Roche e Novartis
Foto archivio CdT

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ROMA - Il Consiglio di Stato - organo della giurisdizione amministrativa italiana - ha pronunciato la parola fine sulla questione Avastin-Lucentis, respingendo definitivamente i ricorsi delle aziende farmaceutiche Roche e Novartis.

Viene quindi confermata dunque la maxi-multa inflitta alle due società elvetiche, che sono inoltre state condannate in solido tra loro, al pagamento delle spese processuali del secondo grado di giudizio, che si liquidano in 12’000 euro a favore dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, e in 2800 euro a favore di ciascuna delle altre controparti costituite. Le sanzioni contro cui le due aziende si erano appellate ammontavano a 92 milioni di euro a testa.

Il Consiglio di Stato dà dunque ragione all’Autorità Garante della concorrenza e del mercato che aveva contestato un’intesa anticompetitiva fra le società del gruppo Roche e Novartis, «le quali avrebbero tra loro concertato strategie volte a ostacolare la legittima possibilità di acquisto ed impiego del farmaco Avastin per la cura delle patologie oculari, al fine di favorire le maggiori vendite del farmaco Lucentis, di gran lunga più costoso del primo». I due farmaci sono stati entrambi sviluppati dalla società biotech Genentech, soggetta al controllo esclusivo del gruppo Roche sin dal 1990.

È nel 2014 che l’Antitrust si pronuncia per la prima volta accertando che «Roche e Novartis, anche attraverso le controllate Novartis Italia e Roche Italia, avevano posto in essere un’intesa orizzontale restrittiva della concorrenza volta a ottenere una ‘differenziazione’ artificiosa dei due farmaci, manipolando la percezione dei rischi dell’uso in ambito oftalmico di Avastin».

L’intesa, ricostruisce il Consiglio di Stato nelle 70 pagine del provvedimento, avrebbe «mirato a ridurre la domanda, e quindi le quantità vendute, di un prodotto meno costoso (Avastin, pari a 81,64 euro per iniezione) a favore del più costoso prodotto concorrente (Lucentis, inizialmente pari a 1100 euro a iniezione, poi sceso a 902 euro dal novembre 2012), attraverso il condizionamento dei soggetti responsabili delle scelte terapeutiche».

L’intesa, secondo le stime dell’Antitrust, avrebbe comportato per il solo 2012 maggiori costi per il servizio sanitario nazionale (Ssn) per quasi 45 milioni di euro. Inoltre, sempre per l’Antitrust, la completa attuazione delle condotte illecite accertate avrebbe condotto ad una piena sostituzione di Avastin con Lucentis con «conseguente aggravio di spesa per il Ssn di circa 540 milioni di euro nel 2013 e 615 milioni di euro nel 2014». Da qui la multa milionaria inflitta alle due società, che avevano fatto partire i ricorsi.

Roche continua peraltro a professarsi innocente. «Roche, pur rispettando la decisione del Consiglio di Stato, esprime tutto il proprio disaccordo per le conclusioni a cui sono arrivati i magistrati. La sentenza lascia privi di risposta tutti gli argomenti difensivi sollevati da Roche in questi lunghi anni», si legge in una nota. «Non c’è stata alcuna collusione con Novartis - ribadisce Roche - riguardo ai due farmaci bevacizumab e ranibizumab. Tutti i contatti tra Roche e Novartis sono stati assolutamente leciti, basati su informazioni veritiere di farmacovigilanza. Roche è un’azienda farmaceutica, opera in un settore altamente normato, ne ha sempre rispettato le regole in totale integrità e trasparenza e continuerà a farlo. Il suo unico obiettivo è sempre stato quello di garantire la salute e la sicurezza dei pazienti».

Novartis «rammaricata»

L’azienda farmaceutica Novartis «prende atto con rammarico della sentenza del Consiglio di Stato. Lo afferma la stessa impresa in un comunicato. «Sin dall’inizio Novartis ha respinto con forza queste accuse ed è convinta che il caso antitrust - si rileva nella nota - sia stato guidato da motivi puramente economici, volti a forzare, nel quadro normativo italiano, un cambiamento atto a consentire il rimborso generalizzato di un farmaco in un’indicazione priva di autorizzazione (off label), nonostante la presenza sul mercato di medicinali autorizzati (on label)». «Sebbene la sentenza della Corte sia stata sfavorevole, Novartis conferma la correttezza del proprio operato e rimane convinta che l’utilizzo di un farmaco fuori indicazione in presenza di farmaci appropriati costituisca una minaccia per l’esistente sistema legale, medico e regolatorio, istituito - conclude Novartis - per monitorare l’uso efficace e sicuro dei medicinali nei pazienti».

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